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La glorificazione del “medico santo” 16 Novembre 1930 [articolo del Corriere di Napoli – 17 Novembre 1930] |
Pubblichiamo questa cronaca del Corriere di Napoli del 17 novembre 1930 circa la traslazione delle spoglie di Moscati al Gesù Nuovo per un duplice motivo. Anzitutto perché è la storia di una vera apoteosi, che testimonia in modo impressionante la universale convinzione, entro e fuori della città di Napoli, che il Professore defunto fosse un vero santo, e ciò quando il processo canonico di beatificazione non era ancora cominciato.
Un momento dell'imponente avvenimento della Traslazione dei resti mortali di S. Giuseppe Moscati,
nei pressi del Gesù Nuovo.Inoltre, nella cronaca vengono nominati molti personaggi del mondo religioso, civile e culturale, i cui parenti o eredi potranno così rievocare la memoria dei loro predecessori o congiunti. Tra questi ci piace segnalare il console Carlo Rastrelli, cioè il padre del gesuita Massimo Rastrelli, che allora aveva da poco compiuto il primo anno di vita e al quale la Provvidenza avrebbe poi assegnato il compito di parroco del Gesù Nuovo dal 1988 al 1998: anni nei quali, oltre alla nascita della Fondazione antiusura intitolata appunto a Moscati, il culto del Medico, dichiarato Santo da Giovanni Paolo II, avrebbe vissuto giorni di intensa fede e di splendido decoro.
Oggi, per grazia di Dio, quella fede cresce di giorno in giorno, a Napoli e in tutto il mondo. Il decoro, purtroppo, è notevolmente calato, a causa dei lavori di riparazione al Gesù Nuovo, che nascondono in gran parte proprio la cappella di Moscati e che gli enti competenti stanno dilazionando in maniera difficilmente sopportabile [Nota di Sebastiano Esposito s.j.].
Inizio nell’ipogeo della Confraternita dei Pellegrini a Poggioreale
La cerimonia ebbe inizio alle 10 nell’ipogeo dell’Arciconfraternita dei Pellegrini al Cimitero di Poggioreale ove, giusta le regole ecclesiastiche, si dovette procedere, da parte di testimoni e dai rappresentanti della Curia Arcivescovile, alla ricognizione della salma del prof. Moscati. Monsignor Malinconico celebrò una messa a cui assistettero la sorella del valoroso Sanitario, signorina Anna, i fratelli avv. Domenico ed ingegnere Eugenio, altri parenti e pochi intimi. Terminata la funebre funzione fu eseguita l’esumazione.
L’esumazione
Erano presenti, oltre la famiglia Moscati, monsignor Tignola, rappresentante di S.E. il cardinale Ascalesi, S.E. Marini, arcivescovo di Amalfi, S.E. Meo, vescovo di Betone, monsignor Scotti, notaio della Curia, monsignor Pietriccione, fiscale della Curia, un gruppo di gesuiti e frati francescani, il prof. Orsi, direttore dell’Ufficio d’Igiene, il prof. Marasco, direttore dei Cimiteri, il funzionario sig. Vecchione, il prof. Lepore, Commissario per la Pubblica Istruzione, il marchese Torre, sopraintendente dei Pellegrini, con i governatori marchese Lucarelli, avv. comm. Galdo, cav. uff. Pivetta, avv. cav. Giliberti, il magistrato Sorrentino, il prof. Landolfi, il prof. Quagliariello, il prof. Felsani, suore e figlie della Carità, i rev. Mottola e Barile cappellani dei Pellegrini.
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La ricognizione
Rimossa la terra che ricopriva la cassa, questa venne collocata su di una lastra marmorea ed aperta. Il prof. Orsi e gli altri sanitari costatarono che lo scheletro era intatto ed in stato di mummificazione. Si procedette quindi alla ricognizione, fatta dal presidente Sorrentino e dal prof. Quagliariello, amici dell’estinto e che assistettero tre anni or sono all’inumazione del prof. Moscati.
Dopo la ricognizione, di cui presero atto trascrivendo apposito verbale, i monsignori preposti agli uffici per le cause di santificazione, venne data lettura della bolla latina in cui si autorizza il "Sacro deposito" dei resti mortali del doctor Josephus Moscati nella Chiesa del Gesù Nuovo.
Il decreto di "Deposito Canonico"
Venne quindi dal rappresentante di S. E. data lettura del seguente decreto che ordina il "Deposito Canonico" del prof. Moscati:
"Servus Dei Joseph Moscati doctor Professor in medicina et chirurgia doctrina zelo charitate erga Deum et proximum, atque humilitate admirabilis cum forma sanctitatis obiit die 12-IV-1927. Eius corpus ex publico Coemeterio ad hanc Ecclesiam Domini nostri Jesu Christi dicatam, vulgo Gesù Nuovo, auctoritate interventa Eminentissimi Alexii Ascalesi ac ipsius Reverentissimae Curiae traslatum et apposite Sepulchro canonico depositum fuit die XVI-XI-MXMXXX."
Lo scheletro (1), ricoperto da un candido velo, venne collocato in una cassa di zinco e questa deposta in altra di noce massiccia sormontata da una gran croce di legno intagliata. Monsignor Scotti prese in consegna le chiavi della bara, che fu sollevata da colleghi del prof. Moscati e trasportata nella Chiesa sovrastante all’ipogeo dei Pellegrini. Si formò un breve corteo a cui parteciparono, oltre i parenti, gli amici del defunto, i governatori dei Pellegrini, numerosi padri della Compagnia di Gesù, francescani e suore e i cappellani del Cimitero.
Il corteo, attraversando il quadrato, raggiunse la porta di Poggioreale, ove la bara portata da medici, già discepoli dell’insigne clinico, fu collocata nel ricco carro della Congrega dei Pellegrini. Il convoglio si mise in moto seguito da una teoria di automobili e di vetture in cui erano parenti ed amici del prof. Moscati, gesuiti, frati, suore, e si diresse ai Pellegrini.
Nel cortile dei Pellegrini
Il cortile dell’Ospedale era, sin da mezzogiorno, affatto gremito, tanto che fu necessario liberare, con un improvvisato stacconato, l’ingresso principale, fino alla scalinata che dà accesso al pronto soccorso. Erano radunate nel vasto atrio le rappresentanze di tutti gli ordini religiosi, le deputazioni cattoliche, una folla di sanitari degli ospedali Pellegrini, Incurabili, Gesù e Maria e Pace, le suore d’Ivrea, gli orfani di guerra, i ricoverati di S.Gennaro Extra Moenia ecc.
Alle 15.30 per Via Pignasecca, del tutto gremita, transitarono le prime vetture che facevano da staffetta al funebre convoglio. Dentro vi erano confratelli dei Pellegrini. Quando, dopo qualche minuto, s’inoltrò il severo carro, tutti si scoprirono e molti religiosamente si prostrarono.Entrò così nell’ospedale la lacrimata spoglia del prof. Moscati, in quell’ospedale stesso dove fu per molti anni valoroso consulente e sparse tanta luce di sapere. Uno stuolo di frati, di sacerdoti, subito circondò il carro.
Si schiusero le porte del Tempio Monumentale. Avanzarono, preceduti dal gonfalone dell’Arciconfraternita, circa cinquecento confratelli, indossanti il saio rosso. Dopo qualche minuto di muto raccoglimento si formò il secondo imponentissimo corteo, che si mise lentamente in moto fra la calca imponentissima di cittadini d’ogni età e ordine sociale.
L’apoteosi
Precedevano i vigili urbani nell’uniforme di parata, seguivano i confratelli dei Pellegrini, i frati francescani. Veniva quindi il carro tirato da quattro morelli. Dalle pareti di cristallo si scorgeva la bara, su cui era stato depositato un fascio di giganteschi crisantemi bianchi.
Dietro i parenti dell’estinto, le suore di tutti gli ordini, i poveri di S. Gennaro Extra Moenia, i sacerdoti della Compagnia di Gesù, l’auto con a bordo i rappresentanti della Curia Arcivescovile, le autorità, la bandiera della R. Università con i valletti in uniforme di gala, le bandiere di Benevento, di Serino e di S. Lucia di Serino, con una larga rappresentanza di autorevoli cittadini. Il corteo, che era chiuso da una folla impressionante di popolo, per Via Pignasecca, Porta Medina, Montesanto Tarsia, Via Roma, svoltò per Via Cisterna dell’Olio.
Lungo il percorso le nuove imponenti esequie del prof. Moscati assursero alla gloria di un trionfo. Dovunque era un mare ondeggiante di popolo reverente, commosso. Piazza Oberdan era piena quando giunse la testa del corteo. I carabinieri e gli agenti di pubblica sicurezza a stento riuscirono ad aprire un varco al corteo, spesso costretto a sostare. E la folla tentava insinuarsi fra le file dei frati, dei confratelli e giungere fino al carro.
Nel tempio dei Gesuiti
Maestoso l’aspetto del monumentale tempio del Gesù Nuovo. La navata centrale era cinta da uno stacconato e tenuta sgombra da RR. Carabinieri, agenti di pubblica sicurezza e militi. Gremitissime invece le navate laterali, le cappelle, le tribune degli organi. La folla si pigiava fin sui gradini degli altari. Innanzi a quello maggiore era stato eretto un catafalco fiancheggiato da 12 candelabri di bronzo dorato, sostenenti giganteschi ceri.. Tutto il tempio era sfarzosamente illuminato da miriadi di lampadine.
Fasciata di bianca luce la superba statua dell’Immacolata che spicca nell’abside, illuminate le navate, le cappelle e il loculo dove verrà depositata la bara di Giuseppe Moscati. Giungevano man mano le autorità, ricevute dai reverendi sacerdoti del Gesù e dal grande ufficiale Grieco.
Arriva S. E. Ascalesi
Alle 15.10, pochi minuti prima che giungesse il feretro, entrò nel tempio S. E. il cardinale Ascalesi, ricoperto della porpora. Il nostro insigne Presule, preceduto dal gentiluomo d’onore dottore Giarnieri, da un gruppo di monsignori, dai cerimonieri Guarra e Mottola, raggiunse l’Altare Maggiore, prendendo posto a destra dove era stata collocata una grande poltrona di legno dorato, tappezzata di velluto cremisi. Intorno al Capo della nostra Diocesi presero posto in altre poltrone S. E. delle Nocche, arcivescovo di Tricarico, S. E. Meo, vescovo di Betone, monsignor Monterisi vescovo di Salerno, monsignor Scotti, monsignor Pietriccione, rev. Casiello rettore del Gesù, Padre Manzo, rettore dei Gesuiti, i padri Aromatisi, Lopez, Peluso, Gravina, Morano, rettore del Pontano, Tullio, monsignor Malinconico e numerosi altri prelati di Benevento, Salerno, Avellino, Serino, i parroci Verrusio della Rotonda e Visconti di Materdei.
A sinistra dell’imponente gruppo di prelati vedemmo: l’on. generale Baistrocchi, comandante della Direzione Militare di Napoli, con un gruppo di ufficiali, S. E. Azzariti della Corte di Cassazione, S. E. Mazzola, S. E. Giannattasio presidente della Corte d’Appello, il presidente del Tribunale comm. Sciasciulli, il presidente Rispoli, il vice-Prefetto Conte, il consigliere comm. Capozzi, il senatore prof. Pascale, l’on. Lanzara, il presidente Salzano, il console Rastrelli, l’avv. Stahly rappresentante il Podestà duca di Bovino, il Pretore capo comm. Naddei, il prof. Lepore, Commissario per la Pubblica Istruzione, il notaio comm. Santucci De Magistris, il comm. Pitterà, il questore comm. De Martino, il duca di Santa Severina, l’avv. cav. Stentardo, il podestà di Avellino dottor Tozzoli, l’on. Castellini, il generale Madia, l’avv. Di Gennaro, il principe di Santaseverina, il barone A. Ferraris, il comm. Tavassi, il rettore dei Pellegrini cav. Mengoni, il comm. Canto, il duca Mastelloni, il gr. uff. Grieco, Cameriere di Cappa e Spada di Sua Santità, Padre Serafino Superiore di S. Pietro ad Aram, il cav. Sansone, il signor Guido Giuliani, Renato Morvillo, il prof. Pavone, il cavaliere Marino, il principe di Belmonte, l’avv. comm. Guido, il prof. Serrano, il cav. Mariano Sansone, il prof. Landolfi, il prof. Felsani, il rev. prof. Napoletano per l’abate di Montevergine, il dottore Mario Argento, il comm. Rega Niola, per l’Opera Pia Purgatorio ad Arco con i governatori ed i sanitari, il marchese Tosti di Valminuta, il sig. Giuliani.
Entra la bara
Alle 15.20 inoltra nella Chiesa la testa del corteo. I prelati si levarono in piedi. Regnò il più religioso silenzio. I Padri della Compagnia di Gesù, mentre l’organo attaccava funebri note ed i cantori il "Libera", andarono incontro alla bara, che fu deposta sul catafalco.
Monsignor Scotti prese posto innanzi e a destra di S. E. il Cardinale Ascalesi e lesse il decreto di ricognizione a cui apposero la firma le autorità e gli alti prelati. Ad un ordine di S. E. la bara del prof. Moscati venne sollevata e portata sull’altare dai signori colonnello Buffardi, conte Statella, avv. Zuccaro, marchese Torre, conte del Balzo e duca di Santa Severina, cav. Sansone.
La nuova ricognizione
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arriva in Piazza del Gesù Nuovo. |
Un sacerdote della Compagnia di Gesù, ricevute le chiavi della bara, aprì la prima cassa di noce, poi quella di zinco. Venne quindi sollevato il velo. Il nostro Arcivescovo ed i vescovi osservarono lo scheletro (2). Dopo che nella bara fu deposta la "bolla", venne richiusa e suggellata e cinta di un triplice nastro. Mentre ciò avveniva le imponenti ondate di popolo che gremivano le navate laterali del tempio inondarono anche quella centrale.
Moltissimi, raggiunto il catafalco, si impossessarono dei fiori che l’adornavano, per custodirli gelosamente come sacre reliquie. Altri si prostrarono in ginocchio sui gradini di accesso all’altare Maggiore. Gesuiti e confratelli dei Pellegrini sollevarono la bara, che venne portata fino al loculo, che era inquadrato dai padri della Compagnia di Gesù, dalle suore d’Ivrea, Figlie e sorelle della Carità e dalle dame cattoliche. La grande lastra di marmo che chiude il sepolcro venne abbassata e la cassa fu collocata fra l’indicibile commozione della folla nella cripta.
In "Sacro Deposito"
Lentamente la pesante lapide viene ricollocato, il Sacro Deposito fu chiuso. La folla sfilò innanzi all’Urna, su cui è incisa a caratteri aurei la seguente epigrafe:
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Josephus Moscati |
Erano le 16.40 quando la cerimonia ebbe termine, S. E. Ascalesi con i Capi degli Oratorii Religiosi abbandonò il tempio. Ma la folla rimase lungamente a pregare in ginocchio nella cappella dove è stato eretto il Sacro Deposito di Colui che fu un apostolo della carità, che esercitò il fascino potente della bontà illuminata dell’intelletto. Se, attraverso gli anni, come il popolo ardentemente spera, anzi fermamente crede, saranno provati elementi indiscutibili e soprannaturali dei casi indiscutibilmente miracolosi, potrà avere inizio il Processo Canonico, e gli avvocati della Santa Romana Chiesa, dopo la raccolta delle testimonianze, delle prove, dei documenti nella Congregazione dei SS. Riti si pronunzierà circa la venerabilità del fedele di cui si postula la causa. Se il verdetto sarà favorevole il defunto sarà proclamato Servo di Dio, ossia Venerabile. In seguito se Egli compirà altri miracoli avrà luogo un secondo severissimo processo che, vagliato il cumulo degli elementi di Santità, potrà fare assurgere agli onori degli altari il Venerabile.
Note
1. Il termine usato dal cronista trae in inganno sul reale stato del corpo, che a tre anni dalla morte appariva quasi intatto. A questo proposito si veda la testimonianza di P. Clemente Vecchioni s.j. disponibile nel nostro sito.
2. Vedi nota 1.
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