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L'Angelus del Papa del 25 ottobre 1987 -- Moscati "recitava ogni giorno il Rosario"
Moscati e la Vergine del Rosario --
Come Moscati recitava l'Ave Maria --
Voto di castità?
L'Angelus del Papa del 25 ottobre 1987
Il 25 ottobre 1987 Giovanni Paolo II, dopo aver canonizzato Giuseppe Moscati, rivolgeva prima della recita dell’Angelus Domini, tra le altre, queste parole all’immensa folla che gremiva Piazza S. Pietro:
"Il nostro pensiero si volge oggi al Santuario della Beata Vergine del Rosario in Pompei, santuario molto caro al Dottor Moscati, che stamane ho avuto la gioia di proclamare Santo...
Il Santuario di Pompei con la sua vasta risonanza a livello internazionale, con le moltitudini di pellegrini che vi confluiscono, col grande complesso di opere che lo attorniano, sta a testimoniare le potenti energie che il culto a Maria è in grado di suscitare, energie che si traducono, in definitiva, in un amore appassionato per l’uomo, tutto l’uomo, nella sua dimensione spirituale come in quella sociale e temporale" (Insegnamenti X, 3, Libreria Ed. Vaticana 1987, p. 927).
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di Pompei |
La signorina Emma Picchillo, orfanella, che fu curata da Giuseppe Moscati e per qualche tempo fu ospite nella sua casa a Napoli, nel Processo di beatificazione dell’insigne Scienziato, parlando della sua pietà eucaristica, depose:
"Il Servo di Dio aveva un culto speciale per Gesù Sacramentato. Si comunicava, per quanto io sappia, tutti i giorni, e molte volte con grande sacrificio. Difatti, siccome egli visitava infermi anche fuori Napoli, di ritorno da siffatte visite, in un’ora avanzata, entrava in Chiesa e si comunicava. E questo l’ho constatato per quattro volte nel Santuario di Pompei, di ritorno da Amalfi, Salerno, Campobasso, dove s’era recato per visitare infermi. In proposito mi ha detto: "Quanta dolcezza provo nel comunicarmi nel Santuario di Pompei ai piedi della Madonna; mi sembra di diventare più piccolo e Gli [a Gesù] dico le cose come sono"" (1).
Il Santo Padre, dopo aver riportato questa testimonianza, proseguì:
"Alle origini dell’opera di Bartolo Longo c’è l’amore per l’uomo, l’uomo sofferente della Valle di Pompei di fine Ottocento, degradato da una vita di stenti e di ignoranza. Bartolo Longo capì che ciò di cui quella povera gente aveva sommamente bisogno era la Catechesi e la presenza materna e misericordiosa di Maria, resa più sensibile attraverso un umile quadro della Madonna del Rosario, collocato nella chiesetta di Valle di Pompei il 13 novembre del 1875.
Questo stesso quadro diventerà ben presto come il fulcro del movimento di culto e di carità a livello internazionale. Secondo l’illuminata intuizione di Bartolo Longo, la devozione mariana e il pio esercizio del Rosario dovevano essere, non soltanto per i poveri contadini della Valle di Pompei, ma per tutta la società, mezzi straordinariamente efficaci di promozione dell’uomo e di pacificazione universale.
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Giovanni Paolo II
nel giorno della canonizzazione
di San Giuseppe MoscatiVogliamo oggi raccogliere l’invito, che ci viene dal beato Bartolo Longo e dal novello santo, il Dottor Giuseppe Moscati, a un rinnovato impegno di devozione a Maria. La Madonna di Pompei, venerata sotto il titolo di "Vergine del Rosario", ci indica un mezzo privilegiato per progre dire nella devozione verso di lei e per approfòndire il nostro rapporto di fede e di amore verso il Figlio suo Gesù: la corona del Rosario.
La contemplazione dei misteri in cui si snoda la storia della nostra, salvezza, l’invocazione a Dio con le parole stesse che Gesù ci ha insegnato, il fluire ritmico delle Ave Maria quasi ghirlanda di rose intrecciata intorno alla più pura, alla più bella, alla più santa di tutte le donne, la finale dossologia a glorificazione della Trinità divina, fanno del Rosario una preghiera straordinariamente ricca di contenuto, pur nella semplicità di una struttura che ne consente la recita nelle circostanze più diverse.
Riprendiamo in mano, carissimi Fratelli e Sorelle, la Corona del Rosario, per esprimere la nostra venerazione a Maria, per apprendere da lei ad essere discepoli diligenti del Maestro divino, per implorare la sua celeste assistenza tanto nelle quotidiane nostre necessità quanto nei grandi problemi che angustiano la Chiesa e l’intera umanità" (2).
A conclusione della preghiera mariana Giovanni Paolo II, con parole improvvisate, ricordava il messaggio che Giuseppe Moscati consegnava, in particolare, alle istituzioni e agli operatori sanitari dell’Italia e del mondo.
"Abbracciamo in questa preghiera tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, infermiere e tutti gli altri che assistono i nostri carissimi fratelli e sorelle ammalati. Ci portiamo in spirito in tutti i luoghi privilegiati della carità, del servizio dell’uomo sofferente, del servizio alla vita, dall’inizio del suo concepimento nel grembo materno. E così ci troviamo di nuovo davanti al nostro carissimo Santo, Giuseppe Moscati, per pregare con lui come lui pregava il suo rosario, il suo Angelus Domini nel Santuario di Pompei, nella città di Napoli e dappertutto in Italia e fuori Italia" (3) (ivi, p. 929).
Moscati "recitava ogni giorno il Rosario"
Eugenio Moscati, fratello del "Medico santo", nel Processo diocesano depose: "Recitava il Servo di Dio tutti i giorni il Rosario, negli ultimi anni da solo, mentre nei primi anni della fanciuliezza e gioventù il Rosario in casa nostra era recitato da mio padre quotidianamente insieme con tutti i figli e, dopo la morte di mio padre [21 dicembre 1897], ciò veniva fatto da mia madre (Positio Summarium, par. 32).
Giuseppe Moscati attinse una particolare devozione alla Vergine del Rosario dallo stesso Bartolo Longo, che conobbe sin dalla propria fanciullezza. Infatti, quando il padre da Ancona fu trasferito nel 1884 alla Corte d’Appello di Napoli, si stabilì con la famiglia a via S. Teresa al Museo, 83.
I coniugi Moscati, che già da tempo conoscevano la beata Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore, solevano portare spesso i figli a pregare nel vicino santuario del "Sacro Cuore alla Salute" e trattenersi con la Volpicelli. In queste frequenti visite Giuseppe incontrò spesso Bartolo Longo, l’apostolo della Vergine del Rosario di Pompei, che aveva abitato presso l’Istituto delle Ancelle per qualche tempo dal 1872, e dove tornava spesso anche dopo che era passato con la contessa Marianna Farnarano De Fusco al Palazzo Passero di Largo Salvator Rosa.
Moscati rimase quindi da fanciullo attratto da Bartolo Longo, di ben 39 anni più anziano di lui e, avvicinandolo di frequente, s’infervorava ancor di più nella devozione alla Madonna di Pompei e nell’amore ai poveri e ai malati, inoculati in lui soprattutto dalla mamma e dalla sua sorella Nina, che "ebbe per complice nel fare il bene al prossimo" (Deposizione di Eugenio Moscati, in Positio super virtutibus, cit. Summarium, n.43).
Dopo la laurea, conseguita il 4 agosto 1903, divenne medico personale di Bartolo Longo fino alla morte di questi; visitò spesso il Santuario della Vergine del Rosario portando con sé talvolta qualche Assistente per farlo accostare ai sacramenti; aiutò con frequenti e generosi oboli le opere pompeiane e curò sempre gli orfani e gl’infermi dipendenti dalla Delegazione pontificia e gli altri da questa segnalati.
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in una foto del 1923 |
Lo sguardo e il cuore di Moscati ai piedi della Vergine del Rosario
Il fondatore del Santuario, Bartolo Longo, ringraziava Moscati o personalmente o per mezzo del proprio segretario Giovanni Battista Allaria, inviandogli anche in dono qualche rosario o delle pubblicazioni. In uno dei riscontri sempre puntuali abbiamo la più bella espressione della devozione del grande Clinico per la Regina del Rosario.
Così il 20 luglio 1926 Moscati scriveva a Bartolo Longo: "Lei mi ha lusingato e onorato altamente con la sua lettera... E la ringrazio… dei magnifici doni, ricordi della sublime opera di Pompei, inviatimi. Dalla mia infanzia mi sono inteso trasportato verso la terra ove la Regina del Rosario ha attratto tanti cuori e operato tanti prodigi. E voglia Ella, madre benigna, proteggere il mio spirito e il mio cuore in mezzo ai mille pericoli in cui navigo, in questo orribile mondo!
Sempre che posso faccio una scappata a Pompei, cosa oramai moltissime volte proibitami dalla assissiante mia professione. Ma sempre che col treno passo fuggendo, in vista del Santuario, per recarmi lontano, il mio sguardo e il mio cuore è li, ove tra gli alberi si intravede il campanile in costruzione, ai piedi del ciborio, su cui s’innalza l’immagine della Vergine! Mi perdoni se, scrivendo a Lei, vado col pensiero a tanti ricordi... Mi creda sempre ai suoi ordini..." (Archivio Moscati, chiesa del Gesù Nuovo, Napoli).
Il 29 marzo 1926 Moscati, dopo aver dato consigli terapeutici all’Amico, Moscati aggiungeva: "Avete fatto bene a ricevere l’olio santo, non perché il Signore vi voglia con sé, ma perché vi siete uniformato al consiglio della lettera cattolica di S.Giacomo (4, 14-15) il quale, allorché vedeva una malattia insistere, ordinava l’unzione come rimedio oltre che dell’anima, del corpo" (Ivi).
Il 7 maggio Moscati scrive a Bartolo Longo: "Voi siete stato l’Araldo della Vergine SS.ma e dovete, rimanendo ancora a lungo all’ombra del Santuario, essere testimone di tante e tante grazie e dei trionfi del Rosario. Io vi ho presente e, pur nel mare dei vincoli in cui giaccio, vi penso e... da quel peccatore che sono, prego Iddio per voi... Vivete dunque bene e a lungo, e dite come S.Martino longevo fra i suoi monaci oranti: non recuso laborem. S.Martino rimase a tribolare, sì, sulla terra, ancora, ma a consolare con la sua presenza i suoi fratelli, i suoi figli in Cristo, e a stimolarli nel lavoro della Vigna del Signore" (Ivi).
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Bartolo Longo subito rispose: "Le vostre parole sono un grande conforto alle mie sofferenze e, pieno di riconoscenza, ho invocato nell’ora della Supplica e invoco ogni giorno su di voi la benedizione e la protezione della Vergine di Pompei. Accetto l’augurio e, come S.Martino, ripeto: non recuso laborem. Ma ho bisogno delle forze! L’esaurimento mi impedisce di parlare, di sentir parlare e di pensare" (Ivi).
In questo periodo Moscati, andando a Pompei per venerare la Madonna e visitare Bartolo Longo, nel salutare il venerando Vegliardo un po’ scoraggiato esclamò: "Commendatore, con tutto il bene che ha fatto, la metteremo presto sugli altari". E l’altro pronto: "Ma voi ci andrete prima di me!". L’episodio mi fu riferito da Emma Picchillo, che fu presente.
La sera del 3 ottobre, alle ore 22, Moscati visitò per l’ultima volta il suo Amico infermo e, dopo aver constatato il sopraggiungere di una polmonite doppia, uscendo con gli occhi pieni di lacrime esclamò: "Non c’è più nulla da fare! Don Bartolo ci lascerà fra qualche giorno". Il 5 ottobre 1926 l’Araldo della Vergine emetteva il suo spirito al Padre. Ma dopo sei mesi, il 12 aprile 1927, il suo ancor giovane amico, Giuseppe Moscati, lo raggiungeva in cielo.
La risposta immediata di Bartolo Longo a Moscati si è pienamente avverata. Giuseppe Moscati fu beatificato il 16 novembre 1975 da Paolo VI, e canonizzato il 25 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II; Bartolo Longo fu beatificato il 26 ottobre 1980. Attendiamo ora la sua canonizzazione.
Come Moscati recitava l’Ave Maria
La signorina Emma Picchillo manifestò al biografo Fernando Bea (Storia di un medico, Marietti, Torino, 1961, p.134) che Moscati soleva scrivere suoi pensieri su pezzi di carta, che gettava poi nel cestino, per mantenere così sempre sgombra la sua scrivania. La sorella Nina talvolta trovava per caso questi frammenti e li conservò con grande amore. Ed ecco uno di questi preziosi frammenti, che qui si riporta integralmente:
"Come recito l’Ave Maria.
Per evitare distrazioni, e per recitare con maggiore fervore l’Ave Maria, sono solito riportarmi col pensiero ad una immagine, o meglio al significato di una immagine della Beatissima Vergine, mentre pronuncio i vari versetti della preghiera contenuti nel Vangelio di S.Luca. E prego in questo modo:
Ave, Maria, gratia plena... Il mio pensiero corre alla Madonna delle Grazie, così come è rappresentata nella chiesa di S. Chiara.
Dominus tecum... Mi si presenta alla mente la Santa Vergine sotto il titolo del Rosario di Pompei.
Benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui, Jesus… Ho uno slancio di tenerezza per la Madonna sotto il titolo del Buon Consiglio, che mi sorride così come è effigiata nella Chiesa delle Sacramentine. Innanzi a questa Immagine di Lei ed in questa Chiesa io feci abiura degli affetti impuri terreni.
Benedicta tu in mulieribus… E se sto davanti al Tabernacolo mi rivolgo al SS.Sacramento: Benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei... Volo con l’affetto alla Madonna sotto il privilegio della Porziuncola di S.Francesco di Assisi. Ella implorò a Gesù Cristo il perdono dei peccatori; e Gesù le rispose di non poterle nulla negare, perché sua Madre!
Ora pro nobis peccatoribus… Ho lo sguardo alla Madonna quando apparve a Lourdes, dicendo che bisognava pregare per i peccatori...
Nunc et in hora mortis nostrae… Penso alla Madonna venerata sotto il nome del Carmine, protettrice della mia famiglia; confido nella Vergine che sotto il titolo del Carmine arricchisce di doni spirituali i moribondi e libera le anime dei morti nel Signore! Io domando: è superstizioso riferirsi a tante immagini, o meglio a tanti titoli della Vergine durante un’unica preghiera? Durante l’Ave Maria?"
Alla domanda di Moscati non si può dare una risposta negativa, perché, essendo noi legati alla sensibilità, è indispensabile aiutare lo spirito mediante immagini ad elevarsi al Signore o alla Vergine, a cui è rivolta la nostra preghiera.
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Madonna del Buon Consiglio cui si riferisce S.Giuseppe Moscati |
Voto di castità dinanzi alla Madonna del Buon Consiglio?
Eugenio Moscati depose nel Processo ordinario: "Mio fratello Peppino non è passato al matrimonio perché egli, laureatosi, fece il voto di castità nella Chiesa delle Sacramentine, dinanzi all’immagine della Madonna del buon Consiglio. Per quanto a momento ricordo, in un suo scritto si legge: "Innanzi a questa immagine io feci abiura degli impuri affetti terreni". Considerando io tante circostanze della vita di mio fratello in ordine alla virtù della santa purità, ritengo e sono pienamente convinto che queste parole del Servo di Dio hanno tutto il valore di un voto da lui emesso in tale occasione" (Summarium, par.14).
Il tempo in cui sarebbe stato emesso dal Santo tale voto, stando alle deposizioni dei testi, oscilla dagli anni dell’adolescenza a quelli della maturità. Infatti secondo Emma Picchillo sarebbe stato emesso "fin dalla piccola età" (Ivi, par.445); secondo il prof. Guido Piccinino, "da giovinetto" (Ivi, par.116); secondo il presidente di Corte d’Appello, Alberto Sorrentino, "all’età di 24 anni" (Processo ordinario, f. 383v.); secondo il Dott.Giovanni Ponsigliano, "all’età di 25 o 26 anni" (Ivi, f. 480 v.); secondo il Dott.Enrico Sica, "poco dopo il trentesimo anno o all’età di 34 anni" (Summarium, par.632); secondo il Prof.Gaetano Quagliariello "nel 1914" (Ivi, par 1330), data accettata dal primo biografo Ercolano Marini (Il Prof.Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Giannini, Napoli, 1929, p.181).
Gli avvocati della Sacra Congregazione dei Riti, Giulio ed Enrico Dante, scrissero, il 1° gennaio 1971, che con l’abiura degli affetti impuri davanti alla Madonna del Buon Consiglio Moscati "puntualizzò il proprio impegno cristiano con maggiore decisione e volontà" e rinunciò col voto "anche ad una vita matrimoniale per mantenersi puro [celibe], lottando energicamente e decisamente contro le tentazioni sì da offrire la purezza di mente, di volontà, di sensi al Signore" (Responsio ad animadversiones Promotoris Generalis Fidei, n.64).
I due insigni devoti della Vergine del Rosario, il clinico Moscati e l’avvocato Longo al loro tempo, oltre:ad essere amici fra loro, costituirono un polo di attrazione per scienziati credenti o non, professionisti, categorie di ogni estrazione sociale, ma soprattutto per poveri, infermi ed emarginati.
Oggi il loro messaggo conserva tutta la freschezza ed efficacia, perché proviene da Cristo, unica fonte perenne, e risponde in pieno alle più intime aspirazioni e alle attuali esigenze socio-culturali.
Note:
1. Sacra Congregatio Pro Causis Sanctorum, Neapolitana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Josephi Moscati viri laici Positio super Virtutibus, Summarium, par.476 (De culte in SS.mum sacramentum), Tip.Guerra e Belli, 1972, p. 145.
2. Ivi, pp.927-928.
3. Ivi, p.929.
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