![]() |
L’omaggio della città di Barletta Sabino Lattanzio |
A chiusura del Sinodo dei Vescovi sul Laicato, svoltosi a Roma nell'ottobre 1987, il Santo Padre Giovanni Paolo II propose all'imitazione dei cristiani dei nostro tempo un nuovo santo: il medico e laico napoletano Giuseppe Moscati, la cui figura è ancora una volta testimonianza del messaggio evangelico che chiama tutti gli uomini alla santità, ad essere cioè "luce del mondo e sale della terra", ciascuno nel proprio ambiente e all'interno della propria vocazione.
San Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880. Conseguita brillantemente la laurea in medicina all'età di 23 anni, diede inizio alla sua carriera di medico e di apostolo unendo la scienza profonda ad una fede operosa.
|
Il Dott.Seccia è il primo a sinistra della seconda fila. |
La città di Napoli, sede in cui si trasferì con la sua famiglia fin dal 1888, fu la principale spettatrice della sua grande carità. Dimentico di sé, trascorreva le sue giornate tra l'attività in ospedale, l'insegnamento all'Università e le continue visite in ambulatorio e fuori; giornate così intense di lavoro da consumarlo prematuramente; concluse infatti la sua esistenza terrena, all'età di 47 anni, il 12 aprile 1927.
La sua opera fu rivolta principalmente ai più poveri e bisognosi, verso i quali si prodigava in mille modi senza accettare ricompensa alcuna, e al sollievo fisico si univa il beneficio dello spirito: con la sua presenza, infatti, infondeva fiducia e serenità: "Ricordatevi - scriveva ad un giovane dottore, suo alunno - che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime, con il consiglio e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista".
A tale proposito, il Santo Padre il 25 ottobre 1987, nel corso della solenne canonizzazione, così si espresse: "II dolore di chi è malato giungeva a lui come il grido di un fratello a cui un altro fratello, il medico, doveva accorrere con l'ardore dell'amore. Il movente della sua attività come medico non fu dunque il solo dovere professionale, ma la consapevolezza di essere state posto da Dio nel mondo per operare secondo i suoi piani, per apportare quindi, con amore, il sollievo che la scienza medica offre nel lenire il dolore e ridare la salute."
Questo insegnava ai suoi alunni e agli stessi medici che continuamente lo consultavano. Tra questi troviamo il medico di Barletta Antonio Seccia (morto il 17 dicembre 1943), suo alunno alla Regia Università degli Studi di Napoli.
Durante la permanenza napoletana Antonio Seccia apprezzò il suo docente Giuseppe Moscati, restando attratto maggiormente dalla sua spiccata pietà; spesso si incontravano a prima mattina presso la Chiesa del Gesù Nuovo, retta dai Gesuiti, ed era edificante per il giovane studente e per i suoi coetanei vedere il celebre Dott.Moscati servir Messa e intrattenersi a pregare con profondo raccoglimento.
Nel 1920, conseguita la laurea in Medicina, il Dott. Seccia, ritornando nella sua città natale, continuò a mantenere i contatti e a godere "la stima e l'affetto del sommo Clinico napoletano, Giuseppe Moscati" (Il Buon Senso, Barletta, 9 gennaio 1944).
|
[particolare della foto precedente] |
Ad ogni richiesta non mancava mai una risposta pronta e illuminante del suo impareggiabile professore. Eccolo allora nel 1921 a chiedere consigli medici circa la malattia del fratello Stefano e, pur se preso da mille impegni, il Dott. Moscati non fece attendere la sua risposta per via epistolare, anzi nell'autunno dello stesso anno 1921 si recò a Barletta presso l'abitazione di famiglia, sita in via S. Lazzaro n. 55, per visitare di persona il fratello del Seccia affetto da malaria.
Di ritorno a Napoli il Dott. Moscati non mancò di seguire il decorso della malattia di Stefano. Dalle poche lettere pervenuteci, inviate al dott. Antonio Seccia, si nota la competenza professionale, ma soprattutto la grande carica di umanità che portavano il Santo Medico ad interessarsi con attenzione della salute e del bene dei pazienti.
Qual era il movente di questa carità che non conosceva soste? L'Eucaristia che riceveva ogni giorno, l'assidua meditazione giornaliera e la filiale devozione mariana.
A proposito della devozione a Maria Santissima, di passaggio per le solite visite agli infermi, si recava immancabilmente presso il Santuario di Pompei per ravvivare il suo amore verso Gesù per mezzo della Madre comune: "Quanta dolcezza provo - confidava ad una persona di sua conoscenza - nel comunicarmi nel Santuario di Pompei! Ai piedi della Madonna mi sembra di diventare più piccolo, e Le dico le cose come sono".
Barletta ha ricordato con devozione e fierezza il passaggio di questo grande Santo contemporaneo. Sabato 26 ottobre 2002, nella ricorrenza del 15° anniversario della sua canonizzazione, sulla facciata dell'abitazione di via S. Lazzaro, in cui come menzionato precedentemente san Giuseppe Moscati sostò per alcuni giorni, è stata scoperta una lapide commemorativa, tra l'acclamazione festante e devota di centinaia di fedeli che in modo sempre più crescente invocano la sua benevola intercessione presso Dio.
![]() |
moscati@gesuiti.it |