P. Giuseppe Samà s.j., "grande amico" di
S. Giuseppe Moscati, chiamato dal Signore
il 13 dicembre 2010

Egidio Ridolfo s.j.

Era abituale vedere P. Giuseppe Samà presso la cappella della Visitazione al Gesù Nuovo, dove è posta l’urna bronzea che custodisce i resti mortali di S. Giuseppe Moscati. E questo da tanti anni. Sono migliaia i devoti del Santo che ha accolto, confessato, incoraggiato, pregando spesso insieme a loro, benedicendo e risollevando quanti chiedevano l’intercessione del Santo per gravi problemi fisici o spirituali, per loro stessi o loro familiari. Persone di ogni ceto sociale, età e provenienza, non solo da Napoli o dalla Campania, ma da tutta Italia, con una prevalenza per la Puglia, la Basilicata e la Calabria.

P. Giuseppe Samà s.j., nelle Sale dedicate al Medico Santo, il 30 Dicembre 2005.
[foto di Elisabetta Nardi]

Il Signore lo ha chiamato a Sé in modo repentino e imprevedibile. Fino al pomeriggio di domenica 12 dicembre P. Samà era al suo posto in chiesa, impegnato nel suo abituale ministero. Dopo la sua consueta frugale cena e qualche minuto nella sala TV per le principali notizie del telegiornale, come sempre è andato nella nostra cappella domestica, dove era solito pregare con il suo inseparabile breviario. Una preghiera che si estendeva nel raccomandare al Signore le tante persone che aveva incontrato quel giorno, o quelle che gli scrivevano. Era il suo consueto modo di concludere la giornata.

Ma, nelle prime ore di quel lunedì 13 dicembre, ecco un forte dolore alla regione cardiaca. Riesce a bussare alla porta del confratello vicino, e subito ne sopraggiunge un altro, che è medico oltre che gesuita. Ma ogni soccorso si rese impossibile, perché nel giro di pochi minuti P. Samà, seduto nella sua solita vecchia sdraio, rese l’anima a Dio… A testimonianza di questi confratelli, P. Giuseppe aveva capito – ed espresso con la voce che gli rimaneva - che la sua vita terrena era ormai al termine, ma con tono sereno, abbandonato alla volontà del Signore, ed è serenamente spirato. Aveva compiuto da poco 88 anni di età, e da 63 anni era religioso della Compagnia di Gesù.

Il 13 dicembre è il giorno nel quale la Chiesa ricorda S. Lucia, la martire siracusana venerata anche nel piccolo paese dell’Irpinia che porta il suo nome (S. Lucia di Serino), luogo d’origine della famiglia Moscati. Ora la Luce vera, Gesù nostro Signore, era venuta ad illuminarlo e ad introdurlo nella Casa del Padre.

Padre Giuseppe Samà era nato a S. Andrea Jonio (Catanzaro) il 2 ottobre 1922 e, dopo la laurea in Lettere dovette affrontare un difficile discernimento. Era infatti già molto attivo nell’Azione Cattolica, e date le sue doti gli si apriva la possibilità di svolgervi funzioni di più alto livello. Anche l’attività politica lo attirava, nella Democrazia Cristiana. In questo era stimolato dalla grande ammirazione che nutriva per Giorgio La Pira. D’altra parte sentiva – da tempo – l’attrattiva alla vita religiosa e sacerdotale.

La madre, donna di grande fede, aveva però delle esitazioni ad incoraggiare la vocazione del figlio, anche perché da poco un’altra figlia, Caterina, aveva lasciato la famiglia per divenire suora tra le Figlie di Maria Ausiliatrice (Suore Salesiane).

Nel piccolo paese di S. Andrea viveva una donna colpita fin da giovane da una malattia che l’aveva immobilizzata a letto, Mariantonia Samà, meglio conosciuta come la "monachella di S. Bruno" (1), che aveva lo stesso cognome ma non legami di parentela con la famiglia del nostro P. Samà.

Mariantonia, dal suo letto di sofferenza, aveva maturato una profonda vita spirituale. Il Signore le dava quella serenità interiore che le permetteva di aiutare con il consiglio e la preghiera tante persone che accorrevano a lei e la assistevano. Tra queste la mamma di P. Samà, che ogni tanto incaricava il figlio Giuseppe, fin da ragazzo, di portare viveri alla "monachella", come veniva chiamata.

Così un giorno volle chiederle consiglio sulla decisione del figlio di divenire religioso e sacerdote. Mariantonia rispose prontamente dissipando i suoi dubbi: "Non temere: i tuoi figli, Caterina e Giuseppe, saranno come due lampade accese davanti al Tabernacolo".

Un altro incontro fu però decisivo per il giovane Giuseppe, che ancora aveva esitazioni su cosa scegliere. Volle infatti incontrare Padre Pio. Questi fu molto deciso nella risposta, ispirata al Vangelo "Vai! Lascia che i morti seppelliscano i loro morti!" Il risultato fu che Giuseppe non ebbe più dubbi e poco dopo fece il suo ingresso nel Noviziato dei gesuiti, che allora si trovava a Vico Equense (Napoli). Era il 7 dicembre del 1947, vigilia dell’Immacolata, data che sottolinea quella profonda devozione verso la Madre di Dio che fino all'ultimo giorno è stata uno dei fondamenti della sua vita spirituale.

Ho appreso recentemente da P. Pasquale Puca, che era suo connovizio ed ora da anni è al Gesù Nuovo, che il giovane novizio Giuseppe Samà, incontrando i confratelli nei corridoi, spesso – al posto del saluto più formale – amava, alzando il braccio destro, esclamare: "Amiamoci!". Una parola che evidenziava la gioia profonda della sua anima e la sua volontà di comunicarla agli altri. Fino all’ultimo giorno della sua vita ha trasmesso questo suo anelito a risollevare l’animo anche delle persone più colpite dalla sofferenza fisica e morale.

Dopo la consueta formazione filosofica e teologica venne ordinato sacerdote a Messina l’8 luglio 1956. I Superiori lo assegnarono successivamente a L’Aquila (Padre Spirituale del Convitto), Lecce (Docente di Religione e Direttore della Congregazione Mariana) e al Gesù Nuovo per un primo lungo periodo, dal 1967 al 1990, prima come guida di Esercizi Spirituali, poi come Viceparroco e Docente di Religione nella scuola media statale "Ugo Foscolo". Già in questo periodo si accrebbe la sua conoscenza e crescente sintonia spirituale con San Giuseppe Moscati, e iniziò ad accogliere ed assistere spiritualmente tanti devoti del Santo.

Dal 1990 al 1997 venne mandato nella Casa di Esercizi di Napoli-Cangiani, dove dirigeva corsi di Esercizi Spirituali ed era Assistente della locale Congregazione Mariana.

Nel 1997 venne assegnato a Reggio Calabria, ma vi rimase solo poco più di un mese perché, colpito da una grave forma di broncopolmonite, giunse al punto che i medici davano poche speranze di guarigione. Venne dunque ricondotto a Napoli, all’Infermeria del Gesù Nuovo, ma – appunto – con poche speranze che sarebbe sopravvissuto più di qualche giorno.

Sia nel periodo critico del ricovero ospedaliero a Reggio Calabria, come anche ora nell’Infermeria del Gesù Nuovo, P. Giuseppe Samà – come testimonia anche la sorella Dora – sentì in modo particolare la presenza e la vicinanza di S. Giuseppe Moscati, da lui sempre invocato. Di fatto, il Santo Medico ottenne dal Signore una sua imprevista ripresa fino alla completa guarigione, smentendo decisamente il verdetto dei medici.

P. Giuseppe Samà s.j. insieme a Fr. Egidio Ridolfo s.j.,
il 30 Marzo 2008.
[foto di Elisabetta Nardi]

Già dopo poco più di un mese poté scendere in chiesa e riprendere quel ministero di accoglienza e sostegno spirituale, mediante il sacramento della Riconciliazione, che ha continuato fino all’ultimo giorno del suo pellegrinaggio terreno.

Fedele a questo ministero, divenne sempre più un punto di riferimento, una guida saggia e attenta, un sacerdote stimato e amato per le migliaia di devoti e pellegrini che di anno in anno si recano a pregare presso l’urna di S. Giuseppe Moscati. Bisogna aggiungere che il confessionile di P. Samà era frequentato anche da molti sacerdoti, diocesani e religiosi, perché anche loro trovavano in questo "uomo di Dio" (come ora molti ne parlano) quella sapienza spirituale che li aiutava – anche riprendendoli all’occorrenza - a superare momenti anche molto difficili.

Per diversi anni P. Samà ha svolto un altro ministero: organizzare pellegrinaggi, sempre per piccoli gruppi, in molti "luoghi di fede" dell’Europa, soprattutto santuari mariani, in Francia, Portogallo, Polonia, ma anche Lisieux e Israele, terra d’origine della nostra fede: Nazareth, Cana, Gerico, Betlemme, Gerusalemme...

E’ importante sottolineare che il suo non era certo "turismo religioso", ma un mezzo prezioso per fare catechesi, aiutare a maturare una fede autentica, con incontri di formazione, la S. Messa, l’Adorazione Eucaristica, secondo un orario da lui predisposto. Per questo voleva solo piccoli gruppi, perché così poteva seguire spiritualmente ognuno dei partecipanti.

Chi scrive ne ha fatto esperienza a Lisieux, dove visse la carmelitana S. Teresa di Gesù Bambino (santa molto amata da P. Samà), e posso dire che si trattava in realtà di un modo particolare di offrire gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Dopo questi viaggi restava una traccia nell’anima che dava poi l’impulso, proprio come desiderava S. Ignazio, per una vita spirituale più coerente, vera, dove fede, speranza e carità, le tre virtù teologali, potevano cambiare il modo di vivere nella propria famiglia, nei luoghi di lavoro, e stimolavano a dare il proprio contributo per opere di carità e di servizio per tanti fratelli bisognosi sia dal punto di vista materiale che spirituale.

La notizia del trapasso di P. Samà ha colto tutti di sorpresa, a cominciare dai suoi confratelli gesuiti: un vero trauma per quanti via via ne venivano a conoscenza, e la notizia – pubblicata anche sul quotidiano Il Mattino - si diffuse tra un susseguirsi di incredulità e cordoglio per le tantissime persone che lo conoscevano e apprezzavano. Quando la salma venne esposta nella Sala S. Ignazio, attigua alla chiesa, fu presto circondata da fedeli che si fermavano a pregare, mostrando dolore e commozione, spesso fino alle lacrime. P. Vittorio Liberti, Superiore della Comunità del Gesù Nuovo, parlò ai presenti e guidò la recita del S. Rosario a suffragio del P. Giuseppe.

Le esequie si svolsero alle ore 11 del 14 dicembre. La chiesa del Gesù Nuovo, molto grande, si riempì per buona parte della navata, e folta fu pure la presenza di sacerdoti concelebranti, oltre venti, gesuiti, religiosi di vari ordini e sacerdoti diocesani. Erano presenti la sorella e due nipoti di P. Samà. Nell’omelia P. Liberti ne tracciò un profilo, sottolineando il suo spirito di fede e la sua generosità nell’aiutare quanti ricorrevano a lui, proprio quella fede che dà un senso a questi dolorosi eventi, che fanno parte della vita di ognuno di noi.

La morte di P. Samà arrivò improvvisa, ma lo trovò quanto mai pronto, come Gesù ci raccomanda nel Vangelo: "Vegliate e state pronti, perché non sapete in quale giorno verrà il Signore" (Matteo 24, 42-44).

All’organo venne eseguito un canto (di Giosy Cento) che era tra i preferiti di P. Samà, che spesso si soffermava a considerarne il testo con le persone presenti. Più di una volta gli ho sentito canticchiare, quando ci si ritrovava a cena, l’ultima strofa, che amava particolarmente: "Per me vicina è ormai la grande sera, il sole muore verso l’orizzonte. Io sento che il tuo regno è più vicino, son pronto per il viaggio mio con te".

Parole che suonano ora come un presentimento del poco tempo che gli restava. Costatava che le sue energie fisiche non erano più quelle di un tempo, difatti da circa due anni raramente usciva di casa, tranne che venissero a prenderlo in auto; sentiva che veramente il suo iter terreno si approssimava alla conclusione, ma sapeva che la vita continua e il Signore lo avrebbe accolto nella sua casa.

Prima che P. Liberti procedesse alla incensazione e benedizione della salma, come prevede la liturgia dei defunti, una signora lesse commossa una sua testimonianza (che riportiamo a parte). Espresse esperienze e sentimenti che erano comuni a tutti i presenti, e concluse con un ringraziamento al Signore per averci donato in P. Samà un suo fedele servitore, un sacerdote che aveva trasmesso la misericordia di Dio a piene mani, tramite l’intercessione di S. Giuseppe Moscati.

Alla fine un applauso spontaneo accompagnò l’uscita dei resti mortali di P. Giuseppe Samà dal Gesù Nuovo. E’ stato tumulato nel suo paese d’origine, S. Andrea Jonio, dove già riposano i suoi genitori e – nella Chiesa Madre – Mariantonia Samà, per la quale è in corso il processo di canonizzazione.

In una pagina a parte riporteremo alcune significative testimonianze che spontaneamente ci sono giunte su di lui. Mi sembra però opportuno qui concludere con una frase scritta da P. Samà, nel 2003, ad una sua corrispondente che gli manifestava la sua gratitudine e gli diceva che tra l’altro lo trovava una persona simpatica. Ecco quanto replicò nella breve lettera di risposta: "Non sono una persona ‘simpatica’, ma un amico indegno del Signore e di quanti ho modo di conoscere lungo la via…"

Caro P. Giuseppe Samà, è vero che ognuno di noi ha dei limiti e dei difetti, ma tu hai fatto grande spazio al Signore, ti sei aperto alla Sua azione, ti sei sempre affidato alla Vergine Maria, e - prendendo spunto dal Magnificat, lo Spirito Santo ha fatto in te grandi cose! Ricordati sempre di noi e… Arrivederci!


Nota: Su Mariantonia Samà vedi la pagina: Mariantonia Samà, fedelissima amica di Gesù (1875 – 1953).


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