Camminando per Lourdes: suggestioni e realta’

Appunti di viaggio nel 150° anniversario delle Apparizioni
dell’Immacolata Concezione - Lourdes, 25 - 29 Luglio 2008

Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo

Certo, Lourdes ha del fascino, una bellezza che non tramonta e che lascia intravedere paesaggi sempre nuovi: si tratta di dimensioni spirituali che difficilmente possono sfuggire all’osservatore anche più distratto. Quell’innalzare stendardi e bandiere in modo orgoglioso, contento, lascia intuire il desiderio di essere proprio lì, a Lourdes tutti insieme, popoli con i popoli.

Che cosa ha questo luogo più di altri? Esso sembra un salotto di famiglia, il luogo dell’incontro tra la Madonna e gli uomini, un luogo dove l’Eucarestia è più al centro che in altri luoghi. Ha del familiare, Lourdes, tutto è così bello – per esempio il verde rigoglioso, i monti svettanti verso il cielo, i fiori perfettamente curati da una saggia amministrazione comunale – ma questo tono di famiglia lo dà proprio la Madonna che ha parlato a Bernadette, la quale poi si è ritirata lontano, a Nevers, perché Gesù e Maria avessero tutto lo spazio disponibile nel cuore dei fedeli.

Una bella storia, quella di Lourdes, che lascia sazi ma pur sempre assetati, e il tramite di questa sete è quell’acqua benedetta in cui si effonde il cuore che chiede di lavarsi e rinnovarsi, guarire. La dimensione del rinnovamento e della guarigione interiore è centrale nelle rivelazioni dell’Immacolata Concezione: questa è la necessità prioritaria, cui segue quella di riconciliarsi con il Signore. Come dire: "Uomo, conosci te stesso e conosci il tuo Dio, cerca l’incontro con Lui".

I fedeli comprendono che è per questo che sono venuti a Lourdes, anche se non conoscono l’interno dinamismo di questi messaggi e neanche perché questi sono così pressanti sulla loro coscienza. Camminare per i viali del Santuario pone delle pressanti sollecitazioni ai sensi dell’anima, cui segue la necessità di confrontare i pensieri e si nutre di immagini.

Tra le immagini durante il camminare, ecco i colori di Lourdes: chiari, netti, mentre le guglie della Basilica si stagliano contro il cielo e la corona d’oro della Basilica di Mezzo scintillante sotto il sole, con una orgogliosa Croce posta sopra di essa realizza il baricentro dell’intero complesso architettonico.

Mi interrogo sull’ immensa gioia che avverto vedendo sia la Corona che la Croce, segno della presenza vittoriosa di Cristo nel mondo. Sono così contenta che Gesù abbia vinto e sia Risorto che senza che me ne renda conto ringrazio nell’intimo il Redentore come parlando a tu per tu con Lui di tutto quello che si affaccia alla mia coscienza, per i sensi che avvertono la realtà come disegnata dalle Sue Mani, e finisco per considerare la bellezza delle anime immortali: in breve, immagini e colori diventano musica per il cuore, gioia di angeli che innalzano una lode corale, altissima e perfetta all’Onnipotente. Sento che c’è certamente un rapporto tra la musica e la lode, e questo apre la strada ad altri soavi pensieri.

Cammino per i viali di Lourdes, ascolto con l’udito i mille idiomi che mi raggiungono, come le stelle dei fuochi d’artificio durante una festa estiva, e guardo la gente che nell’insieme si attiene alle regole che i francesi sono molto disposti a veder eseguite, e che in fondo fa piacere eseguire, il che è come un collaborare a mantenere il luogo così com’è.

Chissà perché nelle nostre città invece siamo così sottilmente disordinati e disposti a dimenticare l’utilità dell’ordine, mistero di una cittadinanza svogliata e delusa da tempo…la cui negligenza tradisce il desiderio di evadere, oltre ogni pretesa collaborativa che, come ogni dovere, viene regolarmente disatteso perché raramente condiviso... Sarebbe certo utile scavare un po’ nelle nostre oppressioni personali, per ridare freschezza all’essere cittadino di un territorio.

Cammino per i viali di Lourdes, e penso che quegli stessi edifici in stile schiettamente francese li ha visti anche Giuseppe Moscati, quando, nel 1923, passeggiava certamente con gli occhi pieni e il cuore colmo di pensieri, certo immerso nel mistero che la presenza di Dio a Lourdes rappresenta, e con questo pellegrino mi intrattengo spiritualmente. "Professore"- penso – rivolgendomi a lui come se lo avessi a lato, "Che ne dite di questo luogo? Che pensate ?" Mi trovo piacevolmente in compagnia di quel Santo che invoco prima di iniziare a lavorare, come se insieme fossimo in vacanza, a Lourdes. In pellegrinaggio con un Santo e amico, questa sì che è una esperienza!

Un'immagine del Santuario di Lourdes nel 1903.

A Lourdes le suggestioni diventano così vere e proprie emozioni, o facilmente si trasformano in gioie dello spirito, azioni vere e proprie da parte del Signore, che si compiace di cambiare la realtà che si vede in un messaggio allegorico comprensibile e in grado anche di costituire una certezza morale, capace di dirigere nel seguito la vita quotidiana.

Mi chiedo, camminando per i viali di Lourdes, vedendo tutto e guardando niente, perché tanta gente in questo luogo, sia così entusiasta. Ecco, il tono dell’umore di questa presenza umana mi interroga, come pure l’imponenza del volontariato. Non che tutti siano in buona salute, o ricchi: niente di tutto questo, anzi, l’esatto contrario.

Il Gave parla piano, mentre un gruppo di anatre rumoreggia indisturbato. Nel Gave non c’è neanche l’ombra di una carta sfuggita dalla mano di un turista, non una bottiglia vuota, non un disturbo. Si avverte il rumore dell’acqua tra i ciottoli del fiume. Il fiume sembra muoversi in sincronia con la brezza tiepida, e così pure le foglie degli alberi alti.

Alzo gli occhi, e oltre un verdissimo prato all’inglese scorgo tra gli alberi alti e frondosi qualcosa di bianco, di grande. "Questa presenza silenziosa, senza insegne né indicazioni – penso - deve appartenere a qualcosa di conosciuto da tutti, tanto noto da non necessitare insegne". Mi incammino verso il padiglione bianco , e quando mi avvicino ad esso, scorgo una piccola apertura. Il luogo è semideserto all’esterno.

"Curiosità verso il Mistero"- penso avvicinandomi e ripenso come in un flash a Mosé in prossimità del roveto ardente. Se la curiosità esprime l’intelligenza, il mio essere lì è già una domanda. "Che cos’è questo luogo?"

E’ dentro la Tenda che comprendo di aver ricevuto un invito. È la Tenda del Santissimo: in fondo a questo grande padiglione, elegante e sobrio, c’è un ostensorio dove un’Eucarestia rosa, grandissima, mi attende. Davanti a Lui, pochi devoti inginocchiati a terra dicono chiaramente che non sono la sola invitata, al Signore piace avere molti accanto e di fronte a sé, ma tutti avvertiamo la stessa cosa. Tutti siamo in ginocchio e in silenzio. Le parole sono superflue, e in quello stare in ginocchio c’è tutto sotto Dio, in attesa che Egli volga semplicemente il cuore verso.

"Davvero, questo è il Luogo di Lourdes"- penso mentre ascolto il silenzio che regna nella Tenda. Qui si viene per fare la pace con Dio, per permetterGli ancora di comunicarsi al nostro spirito a volte stanco e provato, che non capisce mai il perché delle prove, chi "manda" le prove, il senso del soffrire… Quanta sofferenza a Lourdes, in bellavista, una sofferenza che si mostra senza veli ad un mondo che l’accoglie e per una volta non la rifiuta.

Paesaggio di Lourdes, nel cui Santuario,
"si viene per fare la pace con Dio".
[Foto di Giuseppe Gambino s.j.]

Davanti a Gesù Eucaristia comprendo che l’entusiasmo della gente, la loro presenza a migliaia ogni giorno, l’ardore di questa testimonianza cristiana, la ricerca di Dio e il bisogno di riconciliarsi, di lavarsi, altro non sono che espressioni della potenza dello Spirito nella coscienza degli uomini, il risultato o frutto di un’azione quotidiana che Dio esercita su di noi con precisione inappuntabile.

Cercati da Dio, ci troviamo a Lourdes per fare le cose insieme. E’ vero che Dio opera nel silenzio e nella discrezione; dai frutti – l’entusiasmo - si vede la qualità della accoglienza della vita cristiana. E’ un entusiasmo contagioso che anche questo porta frutto, dà forza ai deboli, rialza gli oppressi...

C’è una testimonianza che voglio rendere, a questo punto e a proposito degli inviti da parte di Dio alle coscienze degli uomini. Ho organizzato con qualche mese di anticipo questo viaggio, e proprio due giorni prima si liberano due posti per cause di forza maggiore. Mi sono abituata nel tempo a chiedere a Dio prima di fare le cose, certa di non sapere mai se le decisioni che prendo siano le più corrette per i suoi fini. Così, anche questa volta chiedo a quali anime vanno destinati questi due posti. Premetto anche che le richieste di adesione erano state molte più dei posti disponibili.

Nel mio Studio quel giorno – lo stesso in cui dovevo chiudere il viaggio – si presentano due donne, madre e figlia, quest’ultima sordomuta e quasi non vedente, per una emergenza sanitaria. Cerco di comprendere se posso avanzarmi per destinare a loro questi due posti. In preghiera, chiedo di avere degli elementi per discernere.

O dolcissima Sapienza, quanto sei preziosa per giudicare le cause degli uomini! Da poche battute intendo il profondo dolore di una sofferenza mai capita, mai sopportata, acuita dalla probabile perdita a breve tempo anche della vista. Questa giovane sembra l’espressione di una umanità dolorosa, schiacciata dal peso di un male incomprensibile che tende ad isolarla sempre più dalla realtà, come se fosse straniera al mondo e il mondo la rifiutasse. Sua madre, da parte sua, geme degli stessi mali pur essendo sana, tutt’uno con questa figlia così giovane e da sempre così diversa.

In un momento ho compreso che era buono chiedere la loro adesione, perché essa vedesse che la sofferenza aveva ambiti molto vasti, impensabili, in quella scuola di vita che solo Lourdes sa rappresentare, ambiti che le avrebbero permesso nel tempo di rivalutare il suo soffrire in un panorama più generale. A contatto con un’umanità dolente, non possiamo che dolerci di meno dei nostri guai. L’essere invece delle monadi non aiuta di certo a sopportare il peso della croce, ma la rivela come assurda. Nell’assurdo la nostra ragione non ha più punti di riferimento. Era urgente dunque, per la salute mentale di questa ammalata, venirle incontro.

Risolvo il dolore acuto dovuto all’emergenza sanitaria , spiego alla mamma della giovane qual’è l’utilità del viaggio, ma comprendo anche che alla base c’è da parte loro un’idea di un Dio che distribuisce dolori a chi non li merita e mantiene saldi i confini degli ingiusti. Un problema morale e religioso da smuovere e demolire, ma come? Averla con Dio non è un problema da poco.

Lourdes è necessaria, e in essa, l’aiuto di Dio, egli penserà a tutto. Se ne vanno con una promessa, mi avrebbero fatto sapere. La risposta non tarda. Quasi subito vengo informata che verranno. A Lourdes accade quello che avevo intuito: la giovane sorda, vedendogli anziani sulle sedie a rotelle, i bambini malati, quell’oceano di sofferenza per le strade, si sente male, ma lo stesso tempo vorrebbe fare il bagno alle piscine, si apre alla speranza.

Con la mamma vanno alla Messa e finalmente, al momento dell’Eucarestia, si presentano entrambe per ricevere la comunione. Tutte queste cose mi vengono raccontate al ritorno, quando ci rivediamo in Ambulatorio. "Erano molti anni….-confessa sua madre- che non ci accostavamo alla Comunione. Poi ci siamo confessati, come sempre in tre". Aveva le lacrime agli occhi, per lei ritrovare l’Eucarestia è stato tanto importante.

Lourdes è luogo di miracoli, ma tra questi certo il farsi trovare di Dio è il più bello e grande. Riconciliazione tra Padre e figli, miracolo di una filiazione divina che non può morire, neanche con l’ateismo pratico più stringente o i discorsi ideologici più azzeccati.

La famiglia di Dio rimane sempre la stessa, ad onta di chi cerca di disperderla o vanificarla. Quando il Padre chiama, i figli vanno a Cristo. E’ una realtà evangelica bella da ricordare.

Tornando all’entusiasmo collettivo, sul benessere che si avverte stando a Lourdes, come se la gente fosse diversa da quello che normalmente è nei luoghi di origine, mi piace osservare che non si tratta di appellarsi a qualche immagine vacanziera, altrimenti sarebbe un fenomeno registrabile anche altrove. A Lourdes entra l’affetto verso Dio mediato dalla luminosa presenza della Madonna, tutto è centrato verso di Lui per mezzo della Chiesa. Ecco allora che Lourdes è esperienza di Chiesa e personale esperienza del Mistero, si avverte la presenza di Colui che è Altro e Tutto.

Riflettendo, manca a Lourdes in modo marcato quella oppressione mediatica che si infiltra nella nostra vita quotidiana, quella cronaca deprimente che riporta sempre fatti di una umanità triste, sempre l’uno contro l’altro, madri contro figli, coniugi divisi, delitti aberranti che ci vengono proposti non per sollevare il problema delle necessarie soluzioni per la vita morale comune, ma con il semplice scopo di aumentare quella terribile audience che si nutre di mostruosità e cronaca nera: l’orrore fa cassetta molto di più dell’entusiasmo di massa, senza considerare che la cronaca e i mass media così concepiti rimandano all’uomo sempre la stessa domanda: "Perché c’è il male se Dio è Padre ed è buono"? E’ una domanda che agisce come un’immagine di ritorno sulla nostra coscienza, perché il male è una mancanza di bene che rappresenta un’assurdo antireligioso per eccellenza.

Alcuni pellegrini presenti a Lourdes raccolti in preghiera.
[Foto di Giuseppe Gambino s.j.]

Comunicazione di massa dunque come canale di una mancanza di bene travestita da informazione collettiva: venir meno agli appuntamenti televisivi non rappresenta certo un danno per la formazione personale, anzi un guadagno per la pace dell’intera società. Sempre a proposito dei comportamenti unanimi e gioiosi dei pellegrini di varie nazionalità c’è da considerare lo spettacolo che è per il mondo il ribaltamento dei valori sulla persona che si vedono invece quasi banalmente a Lourdes.

L’utilitarismo ci ha insegnato a considerare buono solo ciò che è utile, stravolgendo il significato della bontà e scambiando l’amore ipocritamente con il tornaconto personale, vale a dire con l’egoismo. L’essere anziani, bambini, malati, handicappati,deboli mentali, rappresenta per la società un peso perché questo tipo di persone hanno bisogno di assistenza a molti livelli, a cominciare da quella familiare, scolastica, e da parte delle istituzioni.

In più, sono soggetti che producono poco e chiedono molto, chiaramente amore per vivere e assistenza economica per sopravvivere; strutture adeguate in tutti gli ambiti. E non producono. Questo, un mondo secolarizzato, proprio non può accettarlo. Un mondo che si interroga ancora sul significato della persona e ne cerca una vantaggiosa definizione è paradigma di un non essere, un male per l’uomo, un universo privativo in cui l’uomo non ha dimora.

Si pensi per un istante all’eutanasia e all’aborto travestite da bene per chi soffre o per chi, come l’embrione, ancora non è "Persona", come se l’uomo nato non fosse il seguito della complessità dell’embrione, o un uomo si definisse solo dal fatto di pensare o meno. Questa è una frattura che avvertiamo nella coscienza, tra un mondo per i più fortunati, belli e giovani e un mondo ostile per i "pochi" che riescono loro malgrado a sopravvivere; essa coinvolge tutti noi spettatori di queste filosofie perdenti, e pongono il problema, drammaticamente, a Lourdes.

Perché qui sono i poveri, gli ammalati, gli handicappati, i veri protagonisti, quelli a cui sono dedicati le cure e i sorrisi, quelli che però con la loro presenza, su una sedia a rotelle puntano il dito verso una società opulenta e insoddisfatta, incapace di realizzare i diritti alla persona, un servizio reale al cittadino, oltre lo stato di salute, il quale non deve essere la demarcazione tra gli aventi diritto e quelli che non hanno che pochi diritti.

Persone di serie "B" non ne esistono. A Lourdes sembra si realizzi davanti ai nostri occhi la costituzione del Regno dei Cieli, dove i poveri in spirito e i sofferenti sono i veri cittadini, quelli a cui sono dedicati onori e attenzioni, quel regno in cui vige l’amore e l’ordine come regole di cittadinanza, e dove tutti concorrono, semplicemente perché sono tutti amici di un unico Signore che è presente in tutto e in tutti, figli uguali di un’unica Madre che, anticipo di divinità, porta regalmente una sofferta corona sormontata dalla Croce.

Per la Madonna c’è un legame di cuore: tutti sono in Bernadette in ginocchio davanti alla Grotta, in un sentire collettivo (non ho detto immaginario) che indica la Fede che fa da sovrana nelle giornate passate a Lourdes. Nella grazia che la permanenza a Lourdes rappresenta, c’è il ringiovanimento dell’anima: se il corpo si appesantisce e invecchia, l’anima invece nella fede ringiovanisce, e solo questo può guidare anche il corpo a perire più tardi.

Certo Lourdes ripropone in modo forte le esigenze dell’anima sul corpo, non per creare dualismo, ma per ristabilire equità. L’anima è fortemente motivata a seguire le sue mozioni immortali. Il perché di tanti anziani entusiasti è un’immagine che va ben oltre i giorni di permanenza a Lourdes.

Questo spiega anche perché a Lourdes si va tante volte: tante volte vogliamo ripetere l’esperienza di Dio: la nostra anima lo esige, e così facendo, dimostriamo la necessità della nostra Causa.

Per concludere, a Lourdes si riprende fiato dalla vita corrente e si fanno dei doverosi confronti di carattere morale, generale e personale. L’uomo torna ad essere al centro non solo del proprio microcosmo personale, ma della gerarchia di valori in cui alla sommità sta Dio solo, il quale si avvale anche dei messaggi dell’Immacolata per riportare i cuori a sé, per il Figlio. Mistero di una relazione di famiglia fatta di amore, in cui è tanto bello rimanere.


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