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Il tempo estivo Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo |
Estate, tempo di distrazione per eccellenza. E’ vero che ci si può "distrarre" in qualsiasi momento dell’anno, specie dalle cose dello spirito. Questo ci richiede, giorno per giorno, un allontanare garbatamente tutto ciò che si infiltra in un modo in un altro tra i pensieri rivolti a Dio, e spesso occorre francamente "mettere alla porta" quanto ci allontana dal centro del nostro cuore.
Ma in estate c’è qualcosa di diverso. I suoni, per esempio, i ritmi della vita corrente, il fare degli altri, tutto risente di un ovattato "tempo vacanziero". La luce del sole è più avvolgente, i dettagli delle cose più netti, i panorami chiaramente più maestosi, affascinanti, pacifici.
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[Foto Salvatore Monteleone] |
C’è nell’aria una bellezza che ricorda antiche poesie, rimembranza di anni lontani; un Sabato del Villaggio (per fare un esempio) si insinua nella mente con le sue immagini pittoriche, le stesse che si contemplano in un meriggio d’estate. Nel silenzio parla la natura, il mare, il cielo, l’azzurro, la gente tranquilla che passeggia senza fretta per la via.
Ma c’è d’estate anche altro. La maggioranza si organizza nel moltiplicare gli incontri, e la notte diventa oggetto di desiderio. Si susseguono, come fatto normale, cene, ritrovi, incontri, danze e quant’ altro, e con essi un rientro tardivo nella notte, che rimanda al dormire di giorno, a una modifica cioè sostanziale dei ritmi di vita e degli interessi.
Il lavoro: cos’è, uno sconosciuto? Tutto in Italia va in vacanza, dall’assistenza sanitaria agli uffici pubblici, ogni servizio anche essenziale viene ridotto al minimo. Sembra incredibile, ma facilmente costatabile, un tale sincronismo vacanziero, che se si verificasse invece nel lavoro certo porterebbe l’Italia a produrre quasi a livelli "cinesi". Anche le chiese sono progressivamente semideserte, a cominciare dalla metà di luglio a tutto agosto, come se anche la fede funzionasse dieci mesi su dodici, "andando in ferie" nei mesi estivi.
Ma c’è un tempo estivo anche per la scuola della Sapienza? E dove si realizza questa scuola? Molti operatori di buona volontà organizzano viaggi di turismo religioso, sono sempre più richiesti "soggiorni claustrali" – come risulta in molte statistiche – e specie nelle ultime settimane di agosto si svolgono vari tipi di "settimane bibliche" diocesane e sovradiocesane.
Eppure, per quanto si faccia per organizzare e frequentare queste iniziative, non si può dire di trovarsi veramente alla "scuola della Sapienza", semplicemente perché la Sapienza - che si manifesta sempre per mezzo della Chiesa - non trova in noi un atteggiamento corretto: siamo distratti.
A volte è la situazione: i luoghi, le persone nuove o importanti, gli argomenti più o meno interessanti, i tempi forzatamente ristretti, per cui anche qui ci si ritrova spesso non concentrati, e la curiosità – e a volte la noia – fa il resto. Tra gli incontri privati, la carezza del sole e i bei panorami, la quiete estiva, in gran parte dei casi – al contrario di quanto si possa prevedere - si rallenta il ritmo della preghiera personale, l’unica fonte dove, a 360°, siamo realmente alla scuola della Sapienza, nella preghiera profonda, dove si parla cuore a Cuore con il Signore, la preghiera che guida, purifica e riorganizza le forze dell’anima, che altrimenti facilmente si smarrisce tra i molti "beni appetibili" - ma superficiali e quanto mai "provvisori" - che la nostra società ci induce a desiderare.
La scuola della Sapienza, il conservare la fedeltà ai tempi forti della preghiera, è cosa essenziale per noi cristiani (cfr 2 Cor 8), perché permette di mantenere pura la propria vita (cfr Sir 51) e mantenere attivi i doni spirituali ricevuti dal Signore a vantaggio della Chiesa (cfr Lc 19), che hanno come fine il fare frutto, e molto, secondo la nostra corrispondenza alla Grazia.
Come il Vangelo ci suggerisce, non conviene passare per "servi stupidi o pigri": la Grazia deve "lavorare" a vantaggio delle anime, non dobbiamo come rinchiuderla in fondo alla nostra anima, creando quello che si potrebbe chiamare un "cortocircuito" egoistico.
Contemplare un bel tramonto suscita nell’anima che prega una lode spontanea al Creatore, e alla Sua luce anche il godimento estetico che ne deriva ci purifica e spinge a riflettere come ogni cosa bella – di un panorama ma ancor più della persona umana - sia un riflesso della incommensurabile Bellezza di Dio, la cui natura è Amore, e della Sua gloria che si espande e comunica ad ogni creatura. "La gloria di Colui che tutto move per l’universo penetra e risplende, in una parte più e meno altrove". Così si esprimeva Dante a questo proposito nella sua Commedia.
Per mezzo di tale scuola, che si realizza nel dirigere la vita spirituale da parte del Signore, si manifesta nel consiglio e dà come segni le varie azioni della benedizione, per mezzo della Provvidenza, l’anima trae grande guadagno dal lasciarsi conformare dai pensieri di Dio riguardo l’umana condizione, considera i molti vuoti spirituali, contempla il mistero del "Massimo Fattore" e anche a cosa tenda la Sapienza, cioè al portare l’anima al suo massimo possibile, vale a dire alla pienezza del suo essere, cioè a quella piena "realizzazione di se stessi" invano promessa da tante pedagogie e "tecniche" tutte umane.
I progetti della Sapienza sono meravigliosi, così lontani dall’idea di bene che noi possediamo, anche perché noi abbiamo un’idea "umana" di bene, che anche nel migliore dei casi non corrisponde al Bene divino, che è un assoluto e quindi un perfetto. Da ciò si comprende quanto sia vantaggioso per noi stare alla scuola della Sapienza: solo qui si vede cosa possiamo essere, in una cura quotidiana e una fedeltà all’ascolto e alla comprensione che diventa discernimento e sapienza a sua volta.
"Ti farò saggio, t’indicherò la via da seguire; con gli occhi su di te ti darò consiglio" (Sal 32, 8).
Corollario della Sapienza è l’invito a rimanere con Dio (cfr Dt 28, 2) perché Egli possa benedirci con forza e allargare i nostri confini (cfr Gs 17), accrescendo la nostra forza interiore, forza che è intessuta di speranza e affonda le sue radici misteriosamente nelle profondità della coscienza; consapevolezza che passa dal guardare alla Croce di salvezza (cfr Sap 16) e nel ricevere la Manna spirituale e materiale quando necessario (ivi 17).
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Riconosciamo dunque che la Sapienza che si prende cura di noi è Gesù Cristo, nel Suo Spirito, Spirito di Resurrezione che visita e vive e desidera rimanere con noi. E che chiede di continuare a prendersi cura di Lui. Meraviglioso questo rimanere di Cristo tra i suoi (cfr At 1, 3), e come il Signore prevenga le cadute e gli allontanamenti che certo agli occhi di tutti gli uomini sono non solo scusabili (è estate!) ma quasi un’ovvietà.
Restiamo bene desti invece, per guardare il cielo estivo con gli occhi di Dio e trasformare le calme notti d’estate in momenti di rinnovata grazia e approfondita riflessione con Lui, che solo sa spiegare il senso e il perché di tutto, lasciandoci allo stesso tempo perfettamente appagati e nel mare della pace.
I Santi conoscono bene l’importanza dell’incontro metodico con la Sapienza, oltre le stagioni e gli impegni: San Giuseppe Moscati, per esempio, iniziava la sua giornata sempre dalla preghiera personale e dall’Eucarestia, anche quando questo gli richiedeva grande sacrificio, e osservando il digiuno preliminare, che a suo tempo partiva dalla mezzanotte antecedente. Questo nonostante i mille impegni della sua professione e le distanze che talora doveva coprire per raggiungere una chiesa.
Dimostrando concretamente, a chi "ha occhi per guardare", quanto sia importante ripartire da Cristo, per usare un pensiero del venerato Pontefice Giovanni Paolo II, e quanto forte sia stato in Moscati il desiderio di quell’incontro, tanto da fargli scegliere, nella sua casa di Via Cisterna dell’Olio, una stanza dalla cui finestra si potesse vedere agevolmente l’abside della Chiesa del Gesù Nuovo.
Meraviglie di Dio, i Santi: sono per noi fratelli e modelli, indicazione di strada di quello che Dio vuole fare di noi. La chiamata infatti ad essere "familiari di Dio" riguarda tutti. I Santi non sono certo una "razza a parte", ma uomini e donne come noi, che hanno condiviso e sperimentato la nostra sofferenza, le nostre debolezze e fragilità. Il ritenerli "creature speciali" è spesso un comodo ma falso "alibi" per ritenerci "dispensati" dal seguire le loro "orme"…
Al contrario, noi come loro dobbiamo e possiamo – con una libera risposta – crescere in perfezione. Desiderio di Gesù nostro redentore è che possiamo essere, con il Suo aiuto, anime perfette, belle, nella pienezza della luce, per dare gloria a Dio Padre e corrispondere all’idea e al desiderio che ha riguardo ognuno di noi, figli amati e desiderati.
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