Ferrini, Moscati e Giovanni XXIII:
tre apostoli, testimoni di santità

Alfredo Marranzini s.j.
[pubblicato sull'Osservatore Romano del 20 dicembre 2002]

La prima biografia di Giuseppe Moscati -- Ferrini e Moscati: armonie tra due grandi figure
Lettera di Mons. Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII) sul Prof. Moscati

La prima biografia di Giuseppe Moscati, scritta da Mons. Marini

Nel 1929, ad appena due anni dalla morte del Prof. Giuseppe Moscati, Mons. Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi, su richiesta di Anna Moscati, sorella di colui che tutti già chiamavano "il Medico Santo", e del P.Giovanni Aromatisi s.j., ne scrisse una biografia (1) documentata su testimonianze dirette, che conserva ancora tutta la sua freschezza.

San Giuseppe Moscati

Prima di farla stampare, Mons.Marini la volle far leggere al P.Giuseppe M. Palatucci, allora superiore dei Frati Minori Conventuali di Ravello. Questi nello scorrerla fu colpito da "certi tratti di speciale rassomiglianza tra il Moscati e il servo di Dio Contardo Ferrini", e non esitò a suggerire all'autore di "raccogliere insieme quei tratti" (2). Il consiglio fu accolto ben volentieri e messo in atto nel capitolo 31 della biografia.

Ferrini e Moscati: armonie tra due grandi figure

La figura di Moscati trova luci e riflessi in Ferrini, l'uno e l'altro fiori di purezza, viventi in castità perfetta.
Del grande giurista il suo amico Vittorio Emanuele Orlando depose nel Processo apostolico: "Io penso che Contardo Ferrini appartenga ad un tipo perfetto di umanità, per la squisita bontà dell'animo e per la assoluta bontà di ogni sua azione. Io sulla vita di lui posso dire di non aver nulla osservato che possa dar luogo a qualsivoglia riserva nell'ordine morale [...].
Perfetta era la purezza della sua vita, e certo eccezionalissima, data l'età giovanile e la perfetta libertà di cui godeva, di guisa che negli ambienti universitari il suo spirito di castità veniva paragonato a quello di S.Luigi" (3).

La purezza di Moscati risplendeva dal suo viso e traspariva da ogni suo atteggiamento, tanto che all'unisono è testimoniata dai suoi amici. "Era il fiore precoce di noi altri - disse il Prof. Pietro Capasso - fiore d'intelletto, di sapere, di modestia, di purità. Quest'ultima preclara virtù, nella quale si era chiuso con trasporto e con candore, lo aveva spinto veemente alla fede, alla consolatrice fede di Cristo" (4).

Disse il Prof. Pietro Castellino, che Moscati nel tornare dall'Ospedale degli Incurabili salutava quasi ogni giorno per ravvivarne la fede: "A quell'alta invocazione di purità in cui egli amava [...] spesso rifugiarsi, come vi trovasse sicura custodia del suo spirito, infondeva una vita vissuta nella ininterrotta disciplina di ogni rinunzia mondana, nella più austera virtù, che fu così pudica, che forse non conobbe l'immagine del peccato" (5).

In Ferrini e in Moscati si armonizzano mirabilmente la fede e la scienza. Il primo difende e, per così dire, "santifica" il diritto, che il positivismo antropologico aveva sovvertito e praticamente distrutto. Il secondo nobilita la medicina, liberandola da ogni asservimento al materialismo, e associa la cura del corpo al sollievo dello spirito.

Ambedue nutrono gli affetti che la grazia sublima: sono pieni di tenerezza per genitori, fratelli, amici e poveri di ogni genere. Basta leggere le loro lettere per valutare la nobiltà dei loro sentimenti.

Così Moscati, il 29 novembre 1926, scriveva al Dott. Goffredo Anello, suo allievo, di Modica: "Mi trovo agli inizi dei corsi universitari, mi trovo in commissioni, e comprenderete quale ritmo di lavoro accelerato vi si prepara.
Ma nella vita di responsabilità e di lavoro, ho alcuni punti fermi, che mi sono come uno squarcio di azzurro in un cielo annuvolato: la mia fede, i miei libri, il ricordo di amici carissimi, come voi"
(6).

Il Beato Contardo Ferrini

L'arte e la natura fanno vibrare l'anima delicatissima di Ferrini, a cui non sono estranei né l'amore alla patria né gli impegni amministrativi per il bene della sua città. Moscati è pure attratto dalla bellezza dei fiori, dalla semplicità dei colombi, con cui si diverte in qualche brevissimo intervallo del suo lavoro spossante; dai problemi gravissimi della sua città, pur non avendo mai avuto il tempo d'implicarsi in politica; dall'incomparabile panorama di Napoli, che vuole ad ogni costo salvaguardato.

Davanti a questi due nobili cuori brilla con tutta la sua attrattiva l'ideale della perfezione cristiana.

"L'arte, la scienza, la natura - scrive Ferrini - conducono a Dio. Lo Spirito di Dio, che abita nel cuore dei giusti, porta ad amare ogni cosa bella, buona e degna. Per noi cristiani è fatto un dovere di apprezzare quanto è degno, perché la rivelazione di Dio, diretta e indiretta, è sempre grandiosa" (7).

Analoghi sentimenti animano Moscati che, dopo aver visitato la zona archeologica di Siracusa, il 2 novembre 1925 scrive al dott. Anello:

"A tanti anni di distanza diveniva quella mattina per me realtà palpitante quanto aveva formato argomento dei miei sogni e ispirazione a sempre maggiori acquisizioni di cultura classica. E tutte le dolcezze dell'età mia prima avrebbero cercato di turbarmi, con la loro rimembranza, e di indurmi a ripetere col poeta catanese Felice Romani "...ma quei dì, ma quei dì non trovo più!", se non avessi ormai da anni corazzato il mio cuore e la mia anima dalle seduzioni dei beni perduti, e adottato la divisa di non guardare indietro, e di anelare al futuro, e alla perfezione futura!" (8).

Questi due apostoli, che sembrano sintetizzare le più nobili tradizioni dell'Italia Settentrionale e di quella Meridionale, battono le stesse vie della fede e dell'amore.

La lettera di Mons. Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII)
sul Prof. Giuseppe Moscati

Mons.Andrea Cesarano (9), che fu segretario del Visitatore Apostolico in Bulgaria, provenendo dall'arcidiocesi di Amalfi fu tramite di un rapporto di cordiale amicizia fra il Visitatore, Mons. Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII) e Mons. Marini. Questi volle fare omaggio a Roncalli, che si trovava a Roma il 20 ottobre 1929, della biografia di Moscati.

Roncalli ringraziò Mons. Marini con questa lettera scritta dalla Bulgaria, da Sofia, datata 3 novembre 1929, la cui minuta, insieme al volume con annotazioni autografe del futuro pontefice, si conserva nell'Archivio personale di Papa Giovanni.

"Venerato Monsignore,
Chiudo ora il suo bel volume dedicato alla memoria del Prof. Giuseppe Moscati. L'ho letto tutto, si può dire, di un fiato; e ne ho l'anima edificata e commossa.

Mirabile figura di laico cattolico perfetto; splendido fiore di santità e di scienza; onore del nostro secolo e della nostra razza: lumen Ecclesiae.

Sì, ha detto bene il Card. Ascalesi. Il Prof. Moscati appartiene ormai - dopo questa riuscitissima biografia che Ella, Monsignore, ne ha tessuto - alla Chiesa universale. E trovo bellissimo il confronto che Ella ha fatto nelle ultime pagine tra lui e Contardo Ferrini. Ripetiamo con esultanza: ''Hi sunt duo candelabra lucentia ante Dominum" (10).

Il Beato Giovanni XXIII

Raccomandiamoci al Signore perché permetta la glorificazione abbinata di questi due santi. Il loro splendore sarà un grande apostolato in tutta l'Italia nostra, che, posta com'è al centro dell'unità, ha un dovere più sacro di esprimere la vita della Chiesa cattolica nelle sue più alte e pure espressioni.

Io mi compiaccio umilmente e devotamente, ma oh! con quanto affetto, con Lei Monsignore veneratissimo, per questo suo lavoro, che fa tanto onore al suo spirito e che le sarà ragione di tanto merito sulla terra e nei cieli. Vorrei potermi unire a Lei nel tenere sollevato il suo braccio perché non si stanchi di presentare a tutta la Chiesa questo novello luminare, il cui chiarore, come quello del sole, è destinato a spandersi e ad accendere tante anime.

Intanto comincerò a pregare e a fare del mio meglio la buona propaganda del nuovo santo - sia detto con ogni rispetto ai decreti di Urbano VIII - e del volume che lo descrive con tanta semplicità e vivezza.

Ella, Monsignore, preghi per me, per il mio povero lavoro tra queste anime che vivono nel crepuscolo, e mi continui la sua benevolenza, che mi è così cara e confortevole.
Aff.mo Angelo Giuseppe Roncalli

P.S. Sarei contento se l'editore di Napoli mi dicesse le sue condizioni per una spedizione del volume a parecchi medici, miei amici di Bergamo: poiché questo mi pare il mezzo migliore di cooperare, forse, ai disegni del Signore per la glorificazione di questo suo servo e di giovare alle anime. Una volta che io sappia queste condizioni mi metterei in rapporto diretto e invierei ben volentieri il danaro e le indicazioni occorrenti."

Qualsiasi commento è superfluo. Le previsioni del futuro Papa Giovanni XXIII si sono avverate, sia pure in tempi diversi.

Contardo Ferrini, nato a Milano il 4 aprile 1859 e morto a Suna (Novara) il 5 ottobre 1902, fu beatificato il 13 aprile 1947 da Pio XII.

Giuseppe Moscati, nato a Benevento il 25 luglio 1880 e morto a Napoli il 12 aprile 1927, fu proclamato beato da Paolo VI il 16 novembre 1975, e proclamato santo da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987.

Per di più il buon Papa Giovanni, che aveva intuito così sagacemente la fulgida santità di questi due grandi scienziati, è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000.

Attendiamo ora la canonizzazione di Ferrini e Papa Roncalli. Ce la impetri dal Signore anche il Medico Santo!


Note:
1.
Ercolano Marini, Il Prof. Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Giannini, Napoli 1929, II ed., ivi, 1930.
2.
Palatucci, che il 20 settembre fu eletto Vescovo di Campagna (Salerno), menzionò il suggerimento, dato da lui a Mons. Marini, nella lettera inviata il 21 luglio 1943 a Pio XII, per implorare l'introduzione della causa di beatificazione di Moscati, cfr Neapolitana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Josephi Moscati Viri Laici, littera postulatoria, n.18.
3.
Marini, G.Moscati, cit., p.351.
4.
Marini, G.Moscati, cit., p.77.
5.
Ivi, pp.77-78.
6.
In A. Marranzini, Giuseppe Moscati Modello del laico cristiano di oggi, AVE, Roma 1987, p.257.
7.
In Marini, G. Moscati, cit., p.356.
8.
In Marranzini, cit., pp.253-254.
9.
Mons. Cesarano nel 1931 fu eletto Arcivescovo di Manfredonia, ove rimase fino al 1970.
10.
"Questi sono due candelabri che rifulgono davanti al Signore".


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