La straordinaria figura di Sonia Andreoli |
![]() |
Veronica badessa del convento
Durante il periodo in cui fu badessa del convento nulla fece mancare alle sue amate consorelle, né di materiale né di spirituale, e, chi lavorava per loro, aveva sempre la giusta paga, anche se, per attenersi totalmente all’esempio di quello che lei definiva il "padre" San Francesco, chiese la concessione al Vescovo che fosse lui ad amministrare il denaro, in modo che lei potesse vivere appieno la sua povertà, povertà che rendeva sempre più tale conservando per lei gli abiti più logori, le coperte più misere, lasciando invece che le consorelle vivessero, seppur in povertà, non sottoposte a restrizioni tanto pesanti quanto le sue.
Anche per quanto atteneva al rapporto con il cibo, i confessori, più volte, la invitarono a non esagerare con il privarsene, ma, quando si resero conto che era veramente una volontà divina che ella si immolasse come vittima per l’espiazione dei peccati del mondo e per la salvezza delle anime del purgatorio, le diedero licenza di continuare nel nutrirsi pochissimo.
Ebbero anche prove certe di un miracoloso liquore datole come sostentamento direttamente da Gesù e non potevano esimersi dal constatare che l’aspetto fisico di Veronica non evidenziasse le sue sofferenze corporali… Le pene che si infliggeva erano tanto terribili da segnare il suo corpo a tal punto da farne rilevare, post mortem, i segni, non confondendoli con quelli di natura sovrannaturale. Il suo volto, però, era sempre sereno ed il suo atteggiamento sempre gioviale.
Emanava una chiara luce, proprio come la sua santa "madre" Chiara, la quale, in più occasioni durante le orazioni, fu vista irradiata di luminosità. Si può constatare come sia importante l’esempio che si dà a chi ci sta vicino: le consorelle di Veronica erano spinte ad ammirarla sempre più notando la sua mitezza, la sua umiltà e quel suo modo di sopportare i patimenti non solo bruciante di amore per Dio, ma con la capacità di non farli trasparire dal suo volto.
Si è spinti a ricordare il passo del Vangelo dove Gesù dice: "E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli altri che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Matteo 6-16, 18).
Veronica nella sua esistenza ha dato una splendida testimonianza di come si possa patire moltissimo senza assumere un atteggiamento di sofferenza, senza volersi aggiudicare gli encomi del prossimo. Nonostante il suo precario stato di salute si dedicava strenuamente alla cura delle consorelle ammalate sopportando, non solo, i disagi creati dal loro stato fisico, ma anche, talvolta, il loro cattivo umore… in special modo, una di esse, ogni qual volta era da lei assistita, non faceva altro che ricoprirla di ogni tipo di insulti, ma l’atteggiamento della nostra santa, sempre paziente, sempre amorevole, la indusse, prima di lasciare questo mondo, a pentirsi di quell’assurdo comportamento, scusandosene. Del resto quanto poteva contare subire qualche frase scortese, sopportare l’odore di piaghe maleodoranti, lavorare instancabilmente notte e giorno, rispetto al sacrificio fatto per noi da Gesù…?!
Questo era il pensiero che accompagnò tutta l’esistenza di Veronica: il volersi conformare in tutto a Cristo, sentendo tutta la finitezza del suo essere un’umana creatura dinanzi all’Essere infinito. Il suo diario, che rappresenta uno splendido testamento spirituale, è gremito di sentimenti di ricerca, non di un patire fine a se stesso, ma volto a completare, con il suo dolore, la passione di Cristo, inoltre, ci si rende conto di quanto si senta "peccatrice", nonostante, a dire dei suoi padri spirituali, non avesse altro che piccoli difetti… un altro esempio di semplicità e di umiltà è confermato dalle varie confessioni pubbliche nelle quali si scusava pubblicamente con le consorelle, definendosi la più "misera". Arrivò finanche a scusarsi per essere stata un cattivo esempio per il convento…
![]() |
trasformata in santuario. [Foto di Elisabetta Nardi] |
Neanche i miracoli che compì già in vita la indussero a sentirsi minimamente migliore: durante il periodo in cui fu badessa si hanno testimonianze sulla moltiplicazione miracolosa di frutta, uova, formaggio e sia i confessori che le consorelle ebbero sempre maggiori prove di come leggesse nei loro cuori, anticipandone non solo i pensieri, ma anche eventi del loro futuro. Tutti questi doni, compreso quello della profezia, non facevano altro che farle lodare Dio, comprendendo che fosse Lui l’artefice di tanti prodigi e che lei si dovesse solo limitare a fare la Sua volontà.
Quanto avremmo da imparare da quest’umile atteggiamento… proprio noi che cerchiamo sempre di primeggiare e, talvolta, dimentichiamo che se non fosse stato Dio ad elargirci tante grazie, forse, non staremmo neanche qui… Ma, come, purtroppo, avviene, per il male, anche il bene è contagioso, e, nel monastero dove visse Veronica, molte sue discepole, tra le quali Maria Maddalena Boscaini (1704-1765) e Florida Cevoli (1685-1767) sono morte in concetto di santità.
Non influì poco l’educazione impartita dalla santa nell’aiutare le anime delle figlie spirituali nell’incontro con Dio : la severità, l’austerità applicate con se stessa, venivano mutate in tenerezza verso le altre che curava amorevolmente, nel corpo e nello spirito e dalle quali otteneva facilmente confidenze intime che erano utili acciocché potesse consigliarle per il meglio.
Testimonianza dell’amore di Veronica, non solo per chi le viveva accanto, ma per tutto il prossimo, anche per quelli considerati "infedeli", è testimoniato dal suo chiedere a Dio la concessione di poter prendere su di sé ogni male per la guarigione degli ammalati, per salvare le anime del purgatorio e per la conversione di tutti. Avendo avuto la visione, sia dell’inferno che del purgatorio, ed essendone rimasta sconvolta, offrì di porsi alla "porta dell’inferno", volendo sopportare qualsiasi martirio, pur di evitare a qualunque anima di entrarvi.
Non crediamo erroneamente che per occuparsi degli aspetti spirituali dimenticasse del tutto quelli temporali: governò benissimo il monastero, ampliandone il dormitorio, introducendo acqua in abbondanza per la cucina, per le infermerie e per l’irrigazione dell’orto ed eresse una cappella dedicata alla Madonna del Rosario.
I suoi scritti e gli "assalti" del demonio
Il demonio non poteva restare indifferente a tutto questo e la perseguitava in ogni modo, nella speranza che desistesse dai suoi santi propositi, a causa della pesantezza delle ardue prove che si trovava ad affrontare. Come ne hanno dato testimonianza pure altri grandi santi, arrivava a renderle la vita impossibile, prendendo anche le sembianze del suo angelo custode e del Crocifisso.
Ma è dalle frasi pronunziate dal maligno che Veronica riusciva sempre a comprendere i suoi inganni meschini, anche se ne chiedeva sempre conferma ai suoi confessori, temendo, a volte, di confondere divine apparizioni con segni diabolici. In questo riconoscimento fu molto aiutata sia dai padri spirituali che dalla Madonna Santissima che non mancò mai, durante tutto il corso della sua dolorosissima esistenza, di farle sentire il suo amore materno, aiutandola anche a porre rimedio agli attacchi demoniaci che, sovente, distruggevano i suoi scritti che, con fatica, e nelle ore notturne, Veronica, doveva scrivere da capo.
Nulla, però, era più dolce di avere per maestra la Madre Celeste che le promise di aiutarla sia nella stesura del suo diario che nella direzione del monastero. Sostegno che non le fece mancare quando, per ordine del Sant’Uffizio, specialmente negli anni 1700 e 1714, fu sottomessa a dure prove, segregata dalla comunità e sospesa dalla Santa Comunione che le fu portata sia dagli Angeli che per mano dello stesso Gesù.
Tutto ciò avveniva perché, dati i fenomeni prodigiosi di cui era testimone, veniva sospettata di simulazione e di possessione diabolica. Il tempo però, e soprattutto le azioni di Veronica, non tardarono a convincere della sua santità anche chi l’aveva sottomessa alle prove più terribili, non stimandola tale.
Il lettore che si accosti alle poesie di Santa Veronica non dovrà farlo in qualità di “cultore” dell’ars poetandi, ma di chi crede nell’importanza della semplicità presente in una creatura tanto straordinaria da far ricordare le frasi di Gesù: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”. (Matteo 18, 3-5)
Santa Veronica è un chiaro esempio dell’azione dello Spirito Santo: quando supplicò il prelato di accettarla nell’ordine delle cappuccine, e questi le chiese di leggere in latino, Veronica, pur non sapendolo fare, alla presenza anche di suo zio lesse perfettamente le sacre scritture, tra il grande stupore dei presenti… E’ lo stesso Gesù che, in una visione, le intima di non avere altro libro che non sia Lui stesso…
Di ciò si deve tener conto leggendo i suoi scritti, densi di spiritualità e di amore veemente per Cristo, quell’amore che, descritto nelle poesie, riconduce quasi a quella tenerezza che si può rilevare nei sentimenti adolescenziali, non confondendoli con quelli della Santa, che, pur avendone l’aspetto, sono di tutt’altro genere avendo la profondità del vero “fuoco” dell’amore immortale. Le sue composizioni venivano anche cantate o recitate nel monastero, in periodi nei quali ci si preparava alla quaresima, o in altri tempi di penitenza, per tal motivo alcuni sono scritti in forma di dialogo tra più personaggi, per far sì che molte suore potessero prender parte alle rappresentazioni.
Durante tutto il periodo in cui fu religiosa, Santa Veronica seguì con tenerezza ed amore la crescita spirituale delle sue consorelle e, non imponendo loro le stesse mortificazioni che riservava solo a se stessa, cercava, con le parole e in particolar modo con il suo atteggiamento, di invogliarle ad amare Dio al di sopra di tutto. Quando, ancora giovinetta, entrò in convento, spesso piangeva durante la notte, e confidò alla madre badessa, che ciò avveniva per la sofferenza provata al pensiero che qualcuno amasse il Signore più di lei…
Ciò può sembrare un controsenso: proprio lei che desiderava ardentemente che tutti fossero vicini a Dio, soffriva al pensiero che lo fossero più di lei ?! Ce lo spiega la stessa santa, affermando che, pur continuando a desiderare che le sue consorelle e tutta l’umanità si avvicinasse a Dio, il suo sentirsi sempre “indegna” creava in lei sentimenti di frustrazione che la portavano a temere di essere da Lui lontana…
|
|
|
|
moscati@gesuiti.it |