La straordinaria figura di
S.Veronica Giuliani

clarissa cappuccina - 1

Sonia Andreoli

Premessa: Ci sembra conveniente dare almeno dei brevi cenni sulla figura di S.Veronica Giuliani (1660 - 1727), che in quanto clarissa cappuccina apparteneva all'ordine fondato da Maria Laurentia Longo il 19 febbraio 1535. La venerabile Maria Longo fondò questo istituto dopo aver realizzato e diretto per dodici anni l'Opera Pia Ospedale Incurabili di Napoli, dove San Giuseppe Moscati avrebbe svolto la sua attività di medico e ricercatore, da quando si laureò (1904) fino alla morte prematura, avvenuta il 12 aprile 1927 all'età di 47 anni. In proposito si può leggere l'articolo: Un intervento della Madonna di Loreto all'origine dell'Ospedale Incurabili di Napoli - la vicenda storica della Ven. Maria Longo, disponibile in questo stesso sito.

L'esempio datoci da Santa Veronica Giuliani ci spinge a riflettere su come Dio si manifesti in tutta la sua onnipotenza agli umili, ai semplici... Quanti santi anche più vicini a noi nel tempo ne danno testimonianza... Ci si potrebbe domandare come si possa immaginare di eleggere "Dottore della Chiesa" chi non ha studiato testi di alta teologia come Veronica... La risposta è semplice: ha avuto il miglior Maestro che si possa desiderare: Gesù, che le ha fatto vivere la Sua Passione, che è stato il suo sposo e, dopo il difficile cammino terreno, l'ha portata con Lui, nell'alto dei Cieli. Del resto la stessa considerazione vale per S.Teresa di Lisieux, anche lei recentemente proclamata Dottore della Chiesa, nel 1997, da Giovanni Paolo II.

Veronica Giuliani mostra a cosa serve la sofferenza se viene offerta a Dio... se la si "unisce" ai patimenti del Cristo... Proprio quel dolore al quale noi esseri umani cerchiamo sempre di sfuggire, è stato il fulcro della vita di questa mistica, che si è immolata come vittima per salvare tante anime. Dal canto nostro come possiamo rapportarci ad una tale figura, che sconvolge ed allo stesso tempo spaventa...? Dovremmo, forse, rivedere il nostro modo di pensare, troppo attaccato ai beni di questo mondo, e, soprattutto, il nostro modo di agire che non sempre rispetta il volere di Dio...

Chi era Veronica …?

Nel vasto splendido paesaggio di persone dalle caratteristiche fuori dal comune, di santi dalle doti eccezionali, non solo per i miracoli da loro compiuti (per i quali tendono ad essere venerati da chi impetra grazie…), ma per l’amore da essi portato a Dio, fino al punto di annullare completamente se stessi, Orsola Giuliani, chiamata dopo aver pronunziato i voti, Veronica, rappresenta uno degli esempi più eclatanti, non solo di elevazione spirituale, ma di lotta estenuante contro la propria corporeità, che, ella stessa, definisce "l’umana parte", in virtù dei progetti che Gesù, sia tramite visioni che ispirazioni, dimostra di avere per la sua esistenza.

Non si è tirata indietro dinanzi a nulla: anche alle peggiori pene corporali inflittele dai confessori che, credendola addirittura una creatura demoniaca, misero a dura prova la sua forza. Ella, però, oltre a desiderare di patire sempre più, per vivere nel suo corpo la passione del suo Sposo Celeste e per salvare le anime del purgatorio, ebbe sempre un atteggiamento di totale umiltà e, soprattutto, di obbedienza verso i suoi padri spirituali, obbedienza alla quale si deve la stesura del suo voluminoso diario, che consta circa di 22 mila pagine raccolte in dieci volumi che si trovano nella biblioteca di Città di Castello dove visse la maggior parte di vita da religiosa nel convento delle cappuccine.

Il primo ad imporle di scrivere un’autobiografia, con il comando di non rileggere né meditare su quanto la penna scrivesse sul foglio, fu il suo confessore padre Ubaldo Cappelletti, filippino, seguito anche dai confessori che gli succedettero e da lei eseguito alla lettera, nonostante le innumerevoli difficoltà affrontate durante la stesura che la portarono, spesso, a doverne riscrivere varie sezioni da capo e, soprattutto, nelle ore notturne, dato l’instancabile lavoro diurno.

Il diario fu pubblicato con il titolo dato da mons. Annibale Maria di Francia (1851-1927) Tesoro nascosto, negli anni 1895-1926 e vide la collaborazione per i primi otto volumi del gesuita padre Pietro Pizzicarla ( 1895-1905 ) e per gli ultimi due del prof. Umberto Bucchioni ( 1881-1946 ).

Ingresso attuale al paese d'origine di S.Veronica Giuliani, con l'indicazione della sua casa natale.
[Foto Elisabetta Nardi]

Il titolo della maestosa opera spinge anche a vederne il significato recondito : tesoro nascosto, sì, perché le perle più rare si trovano nelle ostriche più ermeticamente chiuse, o celate… tesoro nascosto come è vissuta Veronica… chiusa in un convento, ma non per questo distaccata da ciò che avveniva fuori, anzi prendendo su di sé le colpe del mondo e sottoponendosi alle più ardue pene per ottenere la conversione dei peccatori… eppure voleva restare nascosta… per la sua grande umiltà avrebbe desiderato, pur sentendone il dolore e lo strazio nel suo fisico, che le sue stigmate non fossero evidenti segni nel suo corpo, sentendosene indegna, ma i disegni di Dio su di lei erano altri: doveva rappresentare la figura vivente della passione di Cristo, della vera anima bruciante di amore per Lui…

Veronica ha sempre "bruciato" d’amore per il suo Sposo, fin da quando fu ammessa, il 2 febbraio del 1670, all’ età di dieci anni, alla Prima Comunione, durante la quale sentì un fuoco così immenso nel suo cuore, anche durante il ritorno a casa, da indurla a domandare, sia alla madre che alle sorelle, quanto durasse quello "stato", non rendendosi conto, sia per l’età, che per la sua innata semplicità che il dono ricevuto non fosse comune a tutti… era Gesù, che, come le aveva già preannunziato quando lei era ancora in fasce, voleva chiamarla ad un’esistenza fuori dal comune, accanto a Sé, ma per rispondere alla Sua chiamata, lei sarebbe dovuta essere pronta a dover soffrire molto in questa dimensione terrena.

Ci si può domandare quanto possa incidere una figura di tanta grandezza spirituale durante il nostro tempo, dove ci si è abituati a lamentarsi per qualunque fatalità, dove ci si dimentica di ringraziare il Signore per il bene ricevuto, spingendosi solo ad implorarlo per quello che si vorrebbe, non ricordando che il fine principale della nostra esistenza è fare la Sua volontà, non esigere che si conformi alla nostra…

Veronica per i credenti dovrebbe rappresentare un esempio da emulare, se non per le innumerevoli pene corporali che si è inflitta, tanto da farla giudicare non sana di mente da alcuni studiosi del secolo scorso e rendere il suo processo di canonizzazione molto complesso, per il valore dato da lei al dolore : come affronteremmo le prove dolorose nella nostra vita se pensassimo non solo di offrirle a Dio, ma di partecipare con il nostro dolore alla Passione di Cristo…? Forse affronteremmo con maggiore calma e spirito di sacrificio le avversità poste innanzi a noi sul nostro cammino, unendoci spiritualmente a Gesù che nel Vangelo ci invita a portare il giogo con Lui…

Questo discorso può essere accettato da chi crede in Dio, ma, bisogna ricordare che, oltre alla nostra volontà, la vera fede per esistere ha bisogno della grazia divina che non tutti hanno ricevuto…quale messaggio può portare la vita di Santa Veronica in chi non crede neanche in una forza sovrannaturale…?

Forse può essere di monito per invitare ad una maggiore consapevolezza di se stessi, riconoscendosi semplici creature con un’intelligenza limitata, spingendosi ad una migliore capacità di introspezione, non dando nulla per scontato, definendo, come è stato erroneamente fatto, Veronica come un valido soggetto da studiare in psichiatria, come affetta da disturbi del comportamento, se non addirittura da psicosi reattive, ma come un esempio di altruismo e di virtù, tanto utile a chi non pensi che la nostra vita si fermi con il mangiare, l’acquistare beni materiali e, soprattutto, finisca con la morte fisica… Questo lavoro non vuole essere l’ennesimo componimento sulla figura di Santa Veronica Giuliani, di cui la letteratura ha lauti e validi esempi, ma solo un elogio alla santa ed una occasione in più per farla conoscere a chi non ne ha mai sentito parlare, o, come chi scrive, si è trovato ad affrontare la sua vita vista in tutt’altra chiave, dal punto di vista “scettico”.

Cenni biografici e di spiritualità

Tutta l’esistenza di Santa Veronica, sin dal grembo materno è permeata di prodigi : già durante la gravidanza la madre, Teresa Mancini, donna di spiccata religiosità, che aveva avuto altre sette figlie, di cui due spirate neonate, avvertiva un inspiegabile senso di "fuoco" nel suo ventre, come se presagisse che il nascituro, o la nascitura, fosse un essere speciale…mai istinto materno si dimostrò più attendibile…

La piccola Orsola nacque il 27 dicembre del 1660 a Mercatello e non aveva ancora compiuto un anno quando estasiata da un’immagine della SS. Trinità camminò per raggiungerla a tutti costi restandone in contemplazione per ore, rapita, come hanno dato testimonianza la madre e le sorelle.

Se si volessero descrivere tutte le doti straordinarie della bimba non basterebbero interi volumi…per tal motivo mi limiterò ad esporne i casi più eclatanti che ci aiutino a comprendere la natura della santa e la sua capacità di cardioknosia, grazia datale dal Signore fin dalla tenera età di circa un anno quando, in braccio alla balia, si rese conto che un venditore la stava truffando non dandole il giusto peso dell’olio che stava comprando e la piccola, sgomentando sia il commerciante che i presenti, gli intimò di rendere la giusta merce, perché Dio lo stava guardando… a quell’età, sembrò allora, come in effetti sembrerebbe anche oggi, un fenomeno inspiegabile, utile per far risvegliare la coscienza del disonesto commerciante; del resto, come affermava Santa Caterina da Siena, con termini di saggezza popolare, la nostra coscienza è paragonabile ad un cane che non smette mai di abbaiare, è la voce di Dio, quindi, prima o poi, la si ascolta.

Orsolina cresceva ascoltando le pie letture della madre sulle agiografie, restando maggiormente colpita da quella di Santa Rosa da Lima, dal suo offrirsi come vittima di espiazione per i peccati del mondo, dal suo amore "folle" per Gesù, per quello stesso Gesù del quale Orsola già aveva visto l’immagine nell’Ostia Consacrata… e non solo : il suo rapporto con Cristo e con l’Eucaristia era così speciale da far sì che, prima di ricevere la Prima Comunione, la piccola capisse dall’odore che emanavano la madre e le sorelle, quando si erano appena comunicate, impazzendo e correndo per la gioia, nella speranza di poter al più presto ricevere Gesù dentro di lei.

Non aveva ancora compiuto quattro anni quando, vedendo il sacerdote portare la Santa Ostia alla madre malata e supplicandolo di darLa anche a lei, alla risposta che non fosse possibile perché ne aveva solo una, sbalordì tutti affermando che anche in un "pezzettino", in una particola, era presente Gesù…

Quadro della Madonna col Bambino molto caro a Santa Veronica

Chi poteva averle fatto comprendere una verità tale se non lo Spirito Santo…?!

Anche se i virtuosi insegnamenti materni, di sicuro, contribuirono alla sua educazione nell’amore per Dio e per il prossimo (del resto anche altre due sorelle presero i voti), il suo modo di amare il Signore era singolare : andava sempre più verso l’annientamento del suo ego, sempre più verso il desiderio di patire, anche spinta dalla voglia di prendere su di sé le sofferenze di Cristo, fino al punto di arrivare, in modo puerile data la tenera età, a togliere, da un alto Crocifisso , i chiodi dalle mani, rischiando di farsi molto male…ma, già così precocemente, voleva temprarsi al dolore fisico : quando una sorella, erroneamente, le chiuse le dita in una porta, la piccola ne fu felice, non pianse, non si disperò, pensando di offrire quel terribile dolore a Dio.

Durante la sua infanzia amava costruire altarini per Gesù e la SS.ma Trinità, venerandoli e spingendo anche chi le stava intorno, compresi i poveri ai quali sempre donava qualcosa, a fare altrettanto. Lo spirito di carità era tanto presente in lei da riuscire ad assoggettarne la parte "umana" di bambina anche attratta dai beni materiali, e, ne dà testimonianza un episodio in cui, pur essendo legatissima ad un paio di scarpette nuove, non avendo altro da poter dare ad un bisognoso, gliene rese prima una ed al lamento dell’uomo che le rispose di non saper cosa farne senza l’altra, senza rifletterci troppo rimase scalza…

Anni dopo, quando lei lamentandosi dei suoi difetti e sentendosi indegna per i suoi peccati, li confessava apertamente, oltre che alle sue consorelle, a Gesù stesso, in una visione la Vergine Maria le confidò che fin da piccola era stata caritatevole, confessandole che il povero al quale aveva donato le scarpette altri non era che il suo Santo Figlio…

Nonostante ciò il cammino che la Madonna e Gesù le avevano illustrato era pieno di dolori e di sofferenze che lei avrebbe dovuto accettare con pazienza, sempre per sentirsi sempre più vicina a Colui che, fin da bambina, aveva desiderato essere il suo Sposo.

A tal riguardo non mancarono difficoltà ed ostacoli per raggiungere tal scopo, sia per la sua natura umana che le poneva spesso dei dubbi, facendole apprezzare i beni materiali, sia per la determinata opposizione del padre, Francesco, a che lei entrasse in convento.

La madre morì quando Orsola aveva quattro anni e prima di rendere l’anima a Dio affidò spiritualmente le cinque figlie alle cinque piaghe di Gesù, piaghe che Orsolina "sentiva" più di ogni altro, avendo già avuto un’apparizione di Gesù sofferente.

Rimasto vedovo il padre si trasferì a Piacenza dove Orsola ricevette la prima Comunione e cominciò a dedicarsi sempre più all’orazione, anche se veniva sempre più spinta, dalle persone circostanti, a fare una vita mondana. Verso i tredici anni ritornò alla nata Mercatello e continuò instancabilmente a manifestare la sua volontà di monacarsi, sostenuta dalle apparizioni di Gesù che le intimava di stare "posata" perché sarebbe diventata sua sposa.

Finanche una delle due sorelle suore cercò di farla desistere da quel proposito, consigliandole di formare una famiglia, consiglio al quale lei rispose prontamente citando il comportamento di Santa Chiara, la quale, non osteggiò, ma aiutò la sorella Sant’Agnese nel conseguimento della sua aspirazione di volersi dedicare totalmente a Dio…

All’età di 17 anni, superando, con un’accorata lettera di suppliche, le ultime resistenze paterne, il 17 luglio del 1677, entrò nel convento delle Cappuccine di Città di Castello dove il 28 ottobre ricevette l’abito religioso ed il 1°novembre fu ammessa alla professione.

Alla cerimonia assistettero, nutrendo ancora la speranza che mutasse idea all’ultimo momento, molti che l’avevano chiesta in sposa e che lei aveva sempre, fermamente, rifiutato, restituendo, talvolta, anche in modo brusco, ogni sorta di dono.

La gioia provata durante la professione dei voti neanche lei stessa riuscì a descriverla con semplici parole : stava coronando il suo sogno di sempre, essere la sposa di Cristo, ed anche in quella circostanza fu vista cadere in estasi da una delle consorelle nel momento dell’orazione.

Come già detto, il suo nome di battesimo, Orsola, fu cambiato in Veronica non solo in onore alla Veronica che asciugò il volto sanguinante di Cristo, ma anche per l’etimologia del nome che significa: " Vera immagine"(nel suo caso, anche "portatrice di vero"…) qual migliore soggetto fu più idoneo ad una tale missione…?

La nostra santa non si tirava indietro dinanzi ad alcuna difficoltà per affermare la verità, anche quando si trattava di realtà ritenute da lei "scottanti", come i segni della passione di Gesù nel suo corpo che, non solo, si sentiva indegna di avere, ma temeva fossero frutti del demonio ed a questo proposito parlarne con i confessori le creava non poche difficoltà…

L’obbedienza, nella quale visse tutta la sua esistenza, aveva la meglio sulle sue umane preoccupazioni, fino al punto di dover dimostrare le sacre ferite anche superando il suo senso del pudore, dovendo mostrare quella del costato ai sacerdoti che, increduli, cominciarono a convincersi della natura divina di quei fenomeni, e non, come erroneamente si pensò in un primo momento in cui la povera Veronica fu reclusa nella sua cella senza neanche potersi comunicare, di natura diabolica.

Lo stesso atteggiamento della nostra santa avrebbe dovuto indurre a comprendere che non potesse essere posseduta da spiriti immondi: era sempre umile, sempre disposta a compiere senza indugio i servizi più umili e faticosi non sentendo la fatica pur essendo di salute cagionevole. Anche quando, pur non volendo a causa del suo sentirsi sempre indegna, (ella stessa si definiva un’anima "ingrata" alla quale Dio aveva dato tante grazie…) fu eletta maestra delle novizie nel 1694, per trentatré anni, e badessa per undici anni, dal 1716 fino al 7 giugno del 1727, quando l’essere colpita da apoplessia le impedì di continuare ad esserlo, non disdegnò di continuare a svolgere gli uffici più pesanti.

Seconda parte

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