Adorazione Eucaristica degli Srilankesi al Gesù Nuovo: Sonia Andreoli |
Ogni giovedì, dalle 16 alle 18, nella sala S. Francesco De Geronimo, nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, la comunità degli srilankesi, guidata dal P. Gamini Perera s.j., si riunisce per l’Adorazione al Santissimo Sacramento.
Già normalmente non è raro trovare, all’interno della stessa chiesa, qualche srilankese raccolto in preghiera, o dinanzi al Crocifisso sito all’ingresso, o nella cappella dedicata al Sacro Cuore.
Il loro atteggiamento è di totale raccoglimento: in ginocchio, gli occhi fissi sul Crocifisso o sul Tabernacolo, in silenzio… ed anche il loro saluto a qualche italiano che li conosce è silenzioso, congruo all’ambiente sacro che li sta ospitando…
Chi non ha avuto modo di vederli pregare, quando sono riuniti con altri connazionali, potrebbe erroneamente pensare che la mancanza di saluti più "chiassosi" possa dipendere solo dal fatto di non conoscere bene l’italiano, ma non è così…
C’è molto da imparare da questa comunità che, grazie all’apostolato del P. Gamini Perera s.j., sta diventando sempre più numerosa.
In particolar modo per chi, purtroppo, ormai si reca in chiesa per "abitudine", come fosse solo una "routine", che per quanto positiva, se non è frutto di un vero amore per Dio e desiderio di vivere cristianamente, non porta molto frutto, fermarsi ad osservare il loro atteggiamento è sicuramente un utile, implicito invito ad emularne l’esempio.
Ci si è abituati, soprattutto in occasione delle domeniche o delle principali festività religiose, a sentire cellulari che squillano, chiacchiere inutili che si potrebbero, se non risparmiare, almeno fare fuori dal luogo sacro. Spesso invece i i saluti sono chiassosi, e talora si vedono persone passeggiare (o peggio correre) come se ci si trovasse in un museo. Neppure è bello vedere talora un girare le teste continuamente durante la celebrazione eucaristica, cercando qua e là "visi" conosciuti…
Se è stato merito di tanti missionari cristiani l’aver portato la parola di Dio fino a quelle popolazioni dell’India e dello Sri Lanka, si sta verificando ora il contrario: siamo noi a dover imparare da loro a ritrovare quel rispetto del sacro, quella gioia come di bambini che si trovano increduli dinanzi ad un mistero così grande come quello di un Dio che si fa carne, rendendosi presente in una minuscola ostia.
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A questo proposito si può riflettere su una risposta data da S. Teresa di Lisieux, tanto cara a S. Giuseppe Moscati quando era ancora beata, allorché, da bambina (come scrisse la mamma Zélie) le fu chiesto il suo parere in merito al fatto di come un Dio tanto grande potesse essere presente in un piccolo frammento di ostia: affermò che se Dio poteva tutto, allora poteva anche fare questo!… In questa risposta aveva, con la semplicità e la purezza di una bambina, eviscerato tutto il mistero su cui avevano pregato, riflettuto e scritto tanti teologi nel corso dei secoli…
Allora, con la stessa semplicità di cuore, dovremmo imparare a riconoscere i nostri limiti ed aprire il nostro animo, non solo all’amore ed all’accoglienza verso le altre etnie che vivono nel nostro paese, ma anche imparare da loro a tornare "come bambini", per cui il partecipare all’Adorazione Eucaristica degli srilankesi può essere una buona occasione per disporsi a chiedere al Signore la vera "umiltà del cuore".
Dopo che P. Perera ha esposto il Santissimo, la prima ora di adorazione si svolge nel silenzio, e l’attenzione di tutti è concentrata sulla presenza eucaristica di Gesù, senza "perdersi" in distrazioni o nella ricerca di amici da salutare. Sono presenti anche alcune suore indiane, raccolte in preghiera e inginocchiate a terra. Anche se qualcuna non può trattenersi molto tempo, regalano con la loro silenziosa ed umile presenza una gioia grande, riflesso del loro animo illuminato dal Cristo.
Il concentrarsi nella preghiera fa sì che non ci si accorga del trascorrere del tempo, poi, alle ore 17, P. Perera comincia a recitare una preghiera in lingua singalese, e poco dopo, sempre in silenzio e raccoglimento, alcuni dei presenti distribuiscono dei libretti per delle preghiere e canti che si fanno insieme. Anche questa distribuzione avviene in modo rispettoso, senza che si assista ad alcuna "calca" per "accaparrarsi" subito il libretto, che viene poi trattato con cura, perché possa essere riutilizzato ad ogni assemblea liturgica.
Ci si potrà chiedere, a questo punto, cosa possa farci lì un italiano, se sa che gli sarà impossibile comprendere le parole dei canti e delle preghiere. Ma la risposta è più vicina di quanto si possa immaginare: si può pregare col cuore, sentirsi uniti nello spirito e, tramite questa unione in Cristo, elevare la propria lode al Creatore, a Colui che ama tutti, senza distinzioni di razza, colore, lingua…
A volte pretendiamo di comprendere e spiegare tutto, dimenticando che i nostri limiti umani non ce lo consentono. Quale migliore occasione, allora, per entrare in noi stessi, provare a pregare prima in silenzio e poi elevando insieme l’anima a Dio, unendoci alle preghiere di altri popoli, con altre lingue, con altre usanze, ma che da quando son divenuti cristiani stanno dimostrando di voler servire il Signore talvolta più di noi? Del resto sappiamo che molte vocazioni sacerdotali e religiose, qui in Italia e in Europa, stanno venendo proprio da queste popolazioni.
Come già pubblicato lo scorso anno nella nostra rivista, un altro esempio di celebrazione, che ha visto compartecipi sia italiani che srilankesi, si è svolta al Gesù Nuovo durante la Quaresima: la Sacra Rappresentazione nella quale gli srilankesi hanno inscenato la Passione di Gesù in modo tanto struggente da commuovere i presenti.
Sempre nello scorso anno, nel giorno che celebra l’Assunzione della Vergine Maria, il 15 agosto, nonostante il clima estivo e l’esodo per quello che ormai normalmente si chiama solamente "il ferragosto", gli srilankesi residenti a Napoli, guidati da P. Perera, hanno celebrato al Gesù Nuovo la festa di "Nostra Signora di Madu",molto sentita nella loro patria, preparandosi alla celebrazione con novene, partecipando alla S. Messa, e testimoniando la loro devozione alla Madre di Dio portando in processione una statua proveniente dallo Sri Lanka.
Tutto questo è avvenuto anche tra musiche e danze tipiche del loro paese, ma anche questa volta gli italiani presenti, tra i quali molti turisti, non hanno potuto non restare positivamente colpiti.
L’esperienza però dell’Adorazione del giovedì fa toccare alte vette allo spirito che cerca di elevarsi a Dio, che vuole trovare nel silenzio e nella preghiera la via per aprirsi a quell’amore universale che ci fa sentire sul serio tutti fratelli, tutti figli di un unico Padre. Un Dio che è amore, come bene ha sottolineato Papa Benedetto XVI nella sua Enciclica: "Deus caritas est". E questo Dio, padre amorevole, non può che gioire nel vedere i suoi figli che lo pregano con voci diverse, lingue diverse, ma con il cuore aperto e pronto ad ascoltare la sua voce!
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