Matteo Ricci: Pasquale D’Elia s.j. |
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L’immediata "vox populi"
Appena morto, in Cina come in Europa si cominciò a parlare della sua eroica santità.
Narra il P.De Ursis, Superiore della Residenza di Pechino e dunque testimone oculare, che il cadavere del Ricci aveva il volto così sorridente e colori così vivi che non pareva morto, ciò che fece esclamare ai Cinesi presenti che lo notarono, con loro grande consolazione: "E’ un santo! Veramente è un santo!". Elogio che fu ripetuto da quasi tutti i visitatori della salma che accorsero numerosi in quei giorni. E fu allora che i cristiani fecero pressioni su Fr.Pereira (in cinese Fr.Ieuuen-Hoei) di fare il suo ritratto.
Fr.Pereira (Ieuuen-Hoei) si intendeva discretamente di pittura, e dobbiamo a lui il primo ritratto di P.Matteo Ricci che fu poi portato poi a Roma dal Trigault nel 1614, fu esposto nella portineria del Gesù nel 1617 insieme "con gli altri santi beati nostri", cioè Ignazio e Francesco Saverio.
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| Ritratto di Padre Matteo Ricci, conservato nella Pinacoteca di Macerata, sua città natale. |
L’uso cinese esigeva il "ritratto naturale del morto", ma per umiltà, probabilmente per imitare S.Ignazio (Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, II, 1992, p.387), il Ricci non aveva mai permesso ad alcuno durante la sua vita di fare il suo ritratto, eccetto quando vi fu obbligato dall’Imperatore nel gennaio-febbraio 1601 (Fonti Ricciane, Vol. II n° 965, cfr. pag. 543, Roma 1949)
Le prime testimonianze
Lo stesso P. De Ursis racconta che la sera del sabato 8 maggio egli fu chiamato dal Ricci per ascoltare la sua ultima confessione. "Fece quasi una confessione generale con tanta mia consolazione e edificazione che non credo di averne mai provato maggiore in vita mia. La causa ne fu il vedere tanta gioia interna del buon vecchio congiunta con tanta innocenza, santità di vita, purità di coscienza e conformità alla volontà del Signore".
Anche il Dott. Leone Licezao, l’ultimo "figlio spirituale" del Ricci, era - secondo la testimonianza del medesimo De Ursis - assolutamente persuaso della santità del defunto. Non essendosi infatti potuto procurare presto una buona cassa da morto, egli, che voleva regalarne una veramente eccellente al padre dell’anima sua, disse agli operai: "Non vi dovete affrettare e quindi comprare cattive tavole, per timore che il cadavere del Padre abbia si abbia da corrompere, perché vi assicuro che il cadavere di un uomo come lui non si ha da corrompere".
E il De Ursis, meravigliato, aggiunge: "E sembra veramente che fu così, perché passarono due giorni e due notti prima che la cassa fosse pronta e, benché facesse molto caldo, il volto restò sempre così fresco e i colori così vivi che tutti i cristiani lo notarono e maggiormente si confermarono nell’opinione già espressa da Licezao sul Padre".
Testimoni vicini e lontani
Il P.Francesco Pasio, già antico compagno del Ricci, poi suo Superiore come successore del Valignano nell’ufficio di visitatore, il 7 ottobre 1611,così scriveva al Maceratese P.Girolamo Costa, che era stato assiduo corrispondente del Padre Matteo: "Fu servito Nostro Signore di chiamare al Paradiso il buon Padre Matheo Ricci, tanto antico nella Cina, e che accreditò molto la legge di Dio e la Compagnia con la sua santità, prudentia e patientia, aprendo il cammino agli altri Padri in quella tanto folta selva di gentilità".
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| Madonna col Bambino in stile cinese. E' nota la viva venerazione di P.Matteo Ricci nei riguardi della Madre di Dio. |
Il 19 dello stesso mese ed anno, il P.Lazzaro Cattaneo, suddito e compagno del defunto, scrivendo all’antico maestro dei novizi del Ricci, il Padre Fabio de Fabj, diceva di lui che "Morì come visse, cioè come un santo". Poi egli provava che fin dal principio della sua malattia, che durò otto giorni, il Ricci sapeva "che era già venuta la sua hora", e perciò mise ordine a tutte le sue cose.
Inoltre il Ricci era certo della sua salvezza. Difatti, "vedendosi già vicino alla fine, non solo non hebbe paura, ma hebbe tanta allegrezza, che non si sapeva dar partito qual de’ due elegeria: o rimanere anco in questa vita per far più servito al Signore nell’aiuto delle anime, o passar a miglior vita per veder Iddio, come chi lo aveva per cosa certa, predicendo anco che doppo la sua morte il Signore favoreria questa nostra vigna".
Finalmente conchiude che "veramente mostrò il Signore quanto preciosa fosse stata la sua morte nel suo cospetto", e ne adduce per prova che "perché egli procurò la gloria di Dio in questo regno, così Dio Nostro Signor glorificò a lui anco in questo mondo", facendo che l’Imperatore concedesse un luogo di sepoltura per lui e per i suoi compagni, e incaricando i missionari di correggere il calendario cinese.
La testimonianza del "Servo di Dio" P.Giulio Mancinelli
Poco tempo dopo la morte, il Ricci apparve in Napoli a un suo concittadino e confratello, il padre Giulio Mancinelli, dietro il cui esempio egli stesso era entrato nella Compagnia. "Gli apparve il Padre Matteo e se gli fece vedere con visione chiara e stabile per molti giorni continui, in guisa che, non ci pensando egli punto, né ricordandosene per la gran lontananza de’ paesi, lo vedeva avanti a sé chiaramente. Gli palesò la sua morte e premio delle fatiche grandissime" (Cellesi, Vita del Servo di Dio P.Giulio Mancinelli d.C.d.G., Roma, 1668, pp. 535-536).
Se poi dalla vita di questo servo di Dio, di cui furono già compilati i processi ordinari in vista della sua causa di beatificazione, ci facciamo ad esaminare i suoi scritti, possiamo leggere quanto il Ricci scrive nella sua Autobiografia.
Ricordando la morte del Ricci, il Padre Mancinelli ne loda la santità in questi termini: "Costui si potrebbe mettere nel numero de’ Beati, per la vita sua innocente e pura, con che entrò nella Compagnia, di sedici anni (sic) incirca, et sempre si conservò in quella, come si può sperare dalla sua umiltà et verecondia… La cui morte qui a Napoli intesi pochi mesi or sono. Ma prima m’era stato avisato da lui, apparendomi nella mente molti giorni continui, et con efficacia et stabilità, dove prima non mi ricordavo di lui, se non vedendo qualche sua lettera da quel paese".
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| Matteo Ricci, prima di partire per la Cina, si recò al Santuario della Madonna di Loreto, per chiederle di assisterlo nella sua missione. [Foto: Elisabetta Nardi] |
Testimoni non sospetti
Il gesuita portoghese Girolamo Rodriguez Tcuzzu, cioè l’interprete, nella stessa lettera in data del 22 gennaio 1616, in cui sollevava l’infelice questione dei riti e pretendeva perfino di correggere i libri del Ricci, di cui era accanito avversario, pure nota che questi in tutto il regno della Cina era tenuto per santo, come di fatto l’era stato, tanto in vita che in morte.
Il Riccioli nel 1651 diceva che il nostro "obiit sancte, uti vixerat". Il Martini, secondo quanto riferisce il Gabiani, verso il 1655 diceva che il Ricci non solo era largamente conosciuto in Europa, ma godeva di un’immensa fama di dottrina e di santità presso i Cinesi "cuius non modo notissima est in Europa memoria, sed etiam ingens apud Sinas sanctitatis et doctrinae fama". Il Bartali nel 1663 lo dice "uomo in ogni conto e di santità e di saper maggior d’ogni eccezione".
Se più tardi si parla meno di questa "fama sanctitatis", ciò è dovuto alla dolorosa questione dei riti, quando gli animi erano troppo agitati per restare imparziali. Eppure nemmeno allora e nemmeno dopo mancano testimonianze in favore della santità del Ricci, anche là dove meno si aspetterebbero.
Nel Libellus supplex dei Gesuiti al Papa, dopo gli affari di mons. Maigrot, si legge: "Pater Mathaeus Riccius anno huius seculi 10, obiit in opinione sanctitatis, post transactos in China annos 27". Il P.Carlo Francesco Varese, ex Commissario Generale dei Minori riformati, uno dei quattro qualificatori che dovettero dare il loro voto sopra la questione dei riti dopo l’affare di mons. Maigrot, attribuisce al Ricci come al Saverio lo spirito di profezia, e ciò nel 1704, un secolo dopo la morte.
Un lungo silenzio
Se dopo questo tempo i documenti di questo genere si fanno più rari ancora, ciò non deve recare meraviglia a nessuno. La questione dei riti che s’inaspriva sempre più, la guerra prima subdola poi aperta contro i Gesuiti durante la prima metà del secolo XVIII, e la totale soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, sono ragioni più che sufficienti per spiegare questo silenzio.
Eppure in pieno secolo XIX, il noto sig. J.F.O.Luquet delle Missioni Estere di Parigi affermava: "Tra questi felici missionari gesuiti, si trovava il Padre Ricci che può essere considerato come uno dei più santi e nello stesso tempo più abili missionari della Compagnia di Gesù".
Preghiera per ottenere grazie per intercessione del Padre Matteo Ricci
"Augusta e Santissima Trinità, che nel Cielo coronate i meriti di chi Vi serve con fedeltà sopra la terra, per l’amore che Vi portò il Vostro servo fedele Padre Matteo Ricci, e per lo zelo con cui spese tutta la vita per la diffusione della Fede in Cina,accordateci la grazia che, per sua intercessione, Vi domandiamo."
Pater, Ave, Gloria.
N.B. Coloro che ricevono grazie sono pregati di notificarle alla Curia Vescovile di Macerata.
Altri articoli su P.Matteo Ricci:
- Matteo Ricci, primo missionario in Cina", di Paolo Molinari s.j.
- La maratona di Ulderico Lapbertucci in Cina per Matteo Ricci, primo occidentale accolto dall'Imperatore, di Elisabetta Nardi
- La figura e l'opera innovativa di P.Matteo Ricci in Cina - Conferenza di Juan Casanovas s.j.; Redazione di Adele Appignanesi ed Elisabetta Nardi.
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