La maratona di Ulderico Lambertucci
in Cina per Matteo Ricci,
primo occidentale accolto dall’Imperatore - II

Elisabetta Nardi

Un sogno che si realizza… -- La maratona Macerata-Pechino di Lambertucci -- L’arrivo a Pechino
La Chiesa dell'Immacolata -- La vecchia Pechino in via di trasformazione
La chiesa dell'Immacolata -- La Grande Muraglia
-- L’omaggio alla tomba di Matteo Ricci
La "Città proibita" -- Shanghai -- Ritorno in Italia... e a Loreto!

L’omaggio alla tomba di Matteo Ricci

Sabato 12 agosto finalmente la delegazione è condotta a rendere omaggio alla tomba di Padre Matteo Ricci. La tomba si trova insieme a quelle di altri missionari arrivati in Cina sotto la dinastia Ming e Qing, ed è situata nel Collegio Amministrativo di Pechino. Il Ricci – morto nel 1610 - fu sepolto in una terra concessa dall’Imperatore Wali dei Ming, nel lato ovest delle antiche mura della città.

La stele di P.Matteo Ricci a Pechino,
attorniata dai membri della Delegazione venuta
per attendere Ulderico Lambertucci.
[Foto: Elisabetta Nardi]

Successivamente vi furono sepolti altri missionari stranieri e l’area prese il nome di "Cimitero di Zhalan". All’inizio della dinastia Qing, l’Imperatore Shunzhi concesse al missionario gesuita Adam Schall Von Bell un pezzo di terra vicino a quella del Ricci.

In seguito più di ottanta missionari stranieri e cinesi furono lì sepolti. Le loro tombe sono contrassegnate, secondo lo stile cinese, da delle steli, incise però a caratteri latini e cinesi, qualche volta Manchu e persino con simboli cristiani. Nel 1900, durante la rivoluzione dei Boxer, il cimitero venne distrutto, ma in seguito, nel 1979, fu ricostruito.

La tomba di Padre Matteo Ricci si trova tra quella di Adam Schall Von Bell (1591-1666), un gesuita tedesco che arrivò a Pechino per occuparsi della riforma del calendario cinese e che stampò il "Calendario Chongzhen" e quella di Ferdinand Verbiest (1623-1688), un gesuita belga, chiamato ad assistere Schall Von Bell nella riforma dl calendario.

L'Imperatore Kangxi rimase ammirato dal suo sapere e lo nominò Vice Presidente dell'Ufficio dei Lavori Pubblici, la carica più alta mai raggiunta da un missionario nell’ambito della burocrazia cinese.

Arrivato presso la tomba di Padre Matteo Ricci, Ulderico Lambertucci si raccoglie in preghiera e offre simbolicamente un’ immagine della Madonna di Loreto, al cui santuario Padre Matteo Ricci era molto legato, come si può leggere in una lettera del 14 agosto 1599 indirizzata a Padre Girolamo Costa S.J.: "Della nostra patria scrivami sempre come fa et anco più copiosamente, della quale non mi è lecito scordarmi… […] Sono di una terra dove Christo nostro Signore di molte miglia lontano trasportò la casa che egli e sua madre hebbe in questo mondo; e stanno stupiti quando gli racconto queste et altre maraviglie che opera Iddio in coteste parti occidentali".

Ulderico Lambertucci in preghiera davanti alla stele di P.Matteo Ricci, meta della sua lunga maratona
da Macerata.
[Foto: Elisabetta Nardi]

Con l’arrivo di Lambertucci presso la tomba di Ricci si conclude così un’impresa che non è stata facile da realizzare, anche per il clima (a volte eccessivamente caldo) e le altre difficoltà suaccennate. Ma ora finalmente il team può posare per una fotografia ufficiale davanti alla tomba del gesuita maceratese.

La "Città proibita": dimora degli imperatori

Nella tarda mattinata si visita la Città proibita, imponente dimora degli imperatori. Yongle, terzo imperatore della dinastia Ming, spostò la capitale da Nanjing a Pechino e si occupò di rendere la città degna del titolo di capitale. Egli seguì i principi della "geomanzia", la tradizionale dottrina del feng shui (vento ed acqua) che cerca di ottenere l’armonia tra la vita umana e la natura.

La città è divisa da un asse nord-sud con al centro il Palazzo Imperiale. Per giungere al palazzo imperiale occorre attraversare diversi cortili, uno consequenziale all’altro. Il palazzo fu dimora degli imperatori delle dinastie Ming e Qing, fu iniziato tra il 1406 e il 1420 e riedificato nei secoli successivi, in seguito ad incendi.

Nel pomeriggio si visita il Tiantan, dove si trova il famoso Tempio del Cielo. In questo luogo l'imperatore si ritirava per pregare e per chiedere la grazia per avere le piogge e un buon raccolto per il suo popolo. I giardini sono luoghi creati per trovare la serenità e la pace.

Domenica 13 agosto Antonio, la nostra guida, conduce una parte del gruppo in visita al mausoleo di Mao: Mao Zhuxi Jiniantang. Con sorpresa si può osservare, già alle prime ore del giorno, una fila interminabile e composta di cinesi che vanno a rendergli omaggio.

Dopo il mausoleo si visita l’Osservatorio astronomico, Gu Guanxiangtai. E’ un giro insolito che nessuna guida in genere fa, ma Antonio è un sinologo appassionato di Padre Matteo Ricci e dell’opera scientifica che i gesuiti hanno effettuato in Cina e così ci conduce a visitare questo luogo. L’osservatorio fu costruito nel 1422 su una delle torri delle mura della città poiché gli imperatori, chiamati "figli del Cielo", amavano l’astronomia. Sul tetto della torre si trovano gli strumenti astronomici del XVII secolo. Nel giardino una palazzina ospita rari strumenti per scrutare il cielo, testimonianze scientifiche e ritratti di famosi astronomi, tra cui quelli di Padre Matteo Ricci, Adam Schall Von Bell e Ferdinand Verbiest.

Nel pomeriggio alcuni componenti del gruppo che avevano atteso l’arrivo di Lambertucci ritornano in Italia, perché la loro missione è finita. Tra questi il sindaco di Treia, Luigi Santalucia, Gino Marinozzi e l’assessore allo Sport di Macerata, Alferio Canesin. Il resto del gruppo parte con un volo di linea per Xi’an.

Il 14 agosto visitiamo il Museo della foresta di stele, Beilin Bowuguan , composto da tre edifici, il secondo dei quali, contiene una "foreste di stele", ossia 1100 tavolette in pietra dove sono scolpiti antichi testi cinesi, inclusi quelli di Confucio e Mencio ed una preziosa testimonianza sulla presenza della Chiesa nestoriana in Cina.

Matrimonio cattolico in Cina, a Pechino,
nella chiesa di S.Giuseppe.

I nestoriani distinguevano nettamente le due nature di Cristo: la natura divina e la natura umana, e contestavano il titolo di Madre di Dio attribuito alla Vergine. Compresero che l’immagine sofferente di Cristo non avrebbe attirato i cinesi e così si presentarono solo con la croce.

La visita prosegue alle Pagode della grande e della piccola anatra selvatica, Xiaoyan Ta, alta 46 metri, costruita nell’VIII secolo, e Dayan Ta, monumento di maggior pregio, alto 64 metri e con sette piani. Venne costruita dal principe ereditario Li Zhi della dinastia Tang nel 642, come monumento funerario in ricordo della madre. Originariamente faceva parte di un tempio buddista, e ancora oggi è un luogo di preghiera usato dai monaci buddisti e frequentato da turisti provenienti dall’India. Qui alcuni indiani vengono a conoscenza della straordinaria avventura di Lambertucci e vogliono fotografarsi insieme con lui.

Nel pomeriggio si visita l’esercito interrato dei guerrieri di terracotta (Bingmayong), situato a 35 km dalla città. Il notevole sito archeologico fu scoperto da un contadino nel 1974 mentre stava scavando un pozzo. E’ una parte della grande tomba costruita dal primo imperatore cinese Qin Shihuang Ling. Le statue del Bingmayong sono sistemate in undici colonne, secondo la caratteristica formazione di battaglia, e comprendono ufficiali e soldati che portano armi autentiche, e alcuni che portano i carri. Ogni statua, alta un metro e ottanta, ha una espressione facciale diversa.

Ultima tappa: Shanghai

Il 15 agosto si parte dall’albergo al mattino presto per vedere le possenti mura della città di Xi’an, che durante la dinastia Tang era la città più grande del mondo. Vi passava la famosa via della Seta. Fu capitale di tredici dinastie imperiali. Le mura della dinastia Tang non esistono più, oggi si possono ammirare solo quelle della dinastia Ming che proteggono il centro per 14 chilometri.

Dopo la visita partiamo per raggiungere Shanghai. il mezzo più veloce è il Mag Lev, l’unico treno a lievitazione magnetica al mondo, che compie in 8 minuti i 45 chilometri che separano l’aereoporto di Pudong da Shanghai, viaggiando a 434 chilometri orari. Il nuovo volto di Shanghai - altamente tecnologico e futuristico - si è già mostrato all’arrivo in stazione!

La visita della città inizia da piazza del Popolo, Renmin Guangchang, dove in un museo dalla particolare forma di tripode, Shangai Bowuguan, è possibile visitare le sezioni riguardanti la ceramica, i dipinti, i bronzi, le sculture, la calligrafia, la giada, i mobili, le monete, i sigilli e le arti minori.

I moderni grattacieli di Shanghai dalle forme più strane offrono uno spettacolo suggestivo specialmente di notte con le loro luci ed i colori. Alla sera si passeggia per il Bund, il famoso centro commerciale ricco di grattacieli stile anni trenta che si trovano lungo il fiume Huang Po, e si va a visitare la Jin Mao Tower, uno dei grattacieli più alti del mondo con i suoi 88 piani. Dalla cima si gode una superba vista notturna della città.

I grattacieli di Shanghai, con a sinistra la torre TV, testimoni del rapido e continuo sviluppo della Cina
del nostro tempo.
[Foto: Elisabetta Nardi]

Il mattino del 16, Antonio guida il gruppo al Tempio del Buddha di Giada, Yufo Si. Nel tempio si possono ammirare due statue di Buddha fatte di giada bianca proveniente dalla Birmania, opera del monaco Huigen nel 1882. Una, molto rara, mostra il Buddha dormiente nell’atto di entrare nel Nirvana, L’atra mostra il Buddha seduto: è una statua di due metri di altezza ed è decorata con preziosi gioielli.

Nel pomeriggio si visita la Cattedrale di S.Ignazio. All’ingresso una grande immagine di Benedetto XI accoglie i pellegrini, l’interno è sobrio: due navate laterali ed una centrale. Nel presbiterio sono presenti due statue, una di S.Ignazio ed una di S.Francesco Saverio. In una cappella della navata laterale sinistra si può vedere, appoggiato ad una parete, un grande quadro raffigurante Padre Matteo Ricci ed il suo primo discepolo, Paolo.

Il 17 agosto visitiamo il mercato, che si estende per le strette vie accanto all’albergo. In questo luogo il tempo sembra essere rimasto fermo ai tempi di Matteo Ricci, il pulsare della vita è meno frenetico e usi e tradizioni sono quelle del tempo del grande gesuita.

Dopo una rapida visita all’Oriental Pearl TV, uno degli edifici più moderni e singolari della città, da dove si scorge volto che la moderna Shanghay sta diffondendo nel mondo, dobbiamo prepararci per il lungo viaggio di ritorno… L’"avventura cinese" è ormai finita! Ma Ulderico Lambertucci non sarà dei nostri, perché deve riportare in patria il camper dove lui ed il suo team hanno pernottato per sei lunghi mesi…una nuova avventura lo attende!!!

Ritorno in Italia… e a Loreto!

Domenica 27 agosto a Loreto si conclude ufficialmente la maratona di Ulderico, che giunge nel tardo pomeriggio nella piazza del Santuario gremita di amici, fotografi e fans, che per mesi hanno seguito sui giornali e attraverso un sito internet le sue peripezie.

Ulderico si presenta ufficialmente con il tricolore al collo e una T-shirt con il nome di uno degli sponsor mentre il vescovo di Fermo, mons.Luigi Conti, sta per iniziare la cerimonia di benedizione degli ammalati della sua diocesi giunti a Loreto con l’Unitalsi. Era stato proprio mons.Conti, in qualità di vescovo di Macerata, a dare la benedizione a Lambertucci il giorno della partenza, il 4 febbraio 2006. Durante la corsa di Lambertucci verso Pechino, è stato nominato da Benedetto XVI vescovo di Fermo.

Mons. Conti dona a Ulderico una bella statua della Madonna di Loreto a ricordo della sua indimenticabile impresa. Ulderico la accoglie commosso e si reca sin nell’interno della S.Casa, si prostra davanti alla Madonna a ringrazia di cuore Colei che lo ha sostenuto nei difficili momenti della sua impresa.

"La forza di affrontare questo tipo di sfide la ricerco sempre nella fede", dichiara Ulderico ai giornalisti. "E Loreto è una città che oltre ad avere come suo punto di riferimento il Santuario è ricca di persone che ti riempiono di gioia e di voglia di fare. E credo che il ricordo più grande che ho di ogni viaggio - e in particolare di quest’ultimo - è vedere quanto strazio e quanta diversità esiste in ogni popolo. […] Quello di cui l’uomo ha bisogno non è la ricchezza materiale ma quella che lega spirito e fede. …La Madonna mi ha dato una grande forza morale e spirituale in questo viaggio durissimo che ritenevo di poter affrontare in dieci mesi: se l’ho concluso prima lo devo anche alla Madonna di Loreto".


Parte Prima

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