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La carità di Nina Moscati Alfredo Marranzini s.j. |
[pubblicato nel Gesù Nuovo di Novembre 1994, pp.343-347]
In occasione del sessantesimo anniversario della morte di Nina Moscati, pubblicai sul Gesù Nuovo un articolo (1), nel quale citavo, tra le altre, la testimonianza di suo fratello Eugenio: "Mio fratello [Peppino] ebbe a cuore la carità verso il prossimo [...]. Tutta l'opera sua la spendeva gratuitamente e quel poco che prendeva da clienti che lui riteneva ricchi e abbienti, egli lo disponeva in opere di beneficenza e di carità, offriva medicine ai poveri e secondo l'opportunità li sovvenzionava. Per complice nel fare del bene al prossimo aveva la nostra sorella Nina" (2).
Riportavo ancora la documentazione sull'opera svolta da Nina negli ultimi mesi di sua vita, perchè fosse legalmente restituito al Monastero della Clarisse di S. Lucia di Serino, paese nativo di suo padre Francesco, un ampio fondo rustico, già ad esso appartenuto, ma passato al Demanio dopo le leggi eversive del 1862 che, pur sopprimendo l'Istituto, non ne impedirono la sopravvivenza di fatto. Lo zio di S. Giuseppe Moscati, Domenicantonio, il 7 settembre 1881, comprò dal Demanio il fondo impegnandosi a restituirlo, qualora il Monastero fosse legalmente ricostituito.
Le cose rimasero a questo stato sino al 30 settembre 1930, quando Nina prese in mano la faccenda con la sua ben nota coscienziosità, diligenza e decisione, cercò di risolverla e ci riuscì. Il 21 febbraio 1931 la famiglia Moscati con rogito dal notaio Tavassi donava al Monastero il fondo per l'interposta persona dell'arcivescovo di Salerno, mons. Nicola Monterisi, "con l'obbligo espresso di devolverlo a favore dell'ente Monastero non appena sarà riconosciuta la personalità giuridica" (3). Il giorno stesso della stipulazione dell'atto Nina scriveva all'Abbadessa, M. Chiarina Rossi:"... l'animo mio canta il Magnificat, perchè se avessi avuto in dono una casa magnifica, non esulterei tanto quanto... all'aver donato a voi il fondo vostro... E penso come hanno esultato i miei, perchè così avrebbero fato anch'essi" (4).
Interessamento per il ristabilimento giuridico del Monastero di S.Maria della Sanità
Nina però, non si limitò a questo atto con cui, come aveva scritto alla stessa abbadessa il 30 settembre 1930, "Il Signore nella sua infinita carità, dona a noi [Moscati] la grande soddisfazione di donare alla vostra comunità il fondo Giardino" (5). Sapeva bene come un suo antenato, fra Giulio Chiarella, cappellano del Sovrano Ordine di Malta, agli inizi del Seicento aveva destinato tutti i beni della sua famiglia per la strutturazione del proprio palazzo come Monastero di Clarisse da intitolare a S. Maria della Sanità, la cui devozione era allora divenuta piuttosto intensa dopo la scoperta della tomba di S. Gaudioso a Napoli (16 nov. 1569) e di un affresco della Vergine, che fu ben presto assai venerata come S.Maria della Sanità.
Il 1° gennaio 1607 la S. Congregazione per i Vescovi e Regolari concesse all'arcivescovo di Salerno, Giovanni Beltrano de Guevara, la facoltà di erigere il Monastero delle Clarisse in S. Lucia di Serino e l'8 giugno 1608 fu instaurata la clausura. Domenico Moscati comprò nel 1653 dalla famiglia Chiarella il decoroso palazzo posto al lato del monastero e, dopo averlo completato, riattato e abbellito, l'assegnò ai figli natigli dal suo secondo matrimonio con Ippolita de Pusellisi, di Giovan Pietro barone di Parolise (Av). Da questo ramo discende S. Giuseppe Moscati.
Cordiali sono stati per secoli i rapporti tra le clarisse e la famiglia Moscati. Non poche giovanette Moscati sono state educate dalle clarisse e alcune di loro hanno vestito l'abito francescano, sono state abbadesse e hanno contribuito largamente all'arricchimento della chiesa conventuale con pregevoli opere d'arte (6). Il cav. Francesco Moscati, padre del Medico Santo, ogni anno conduceva la famiglia in villeggiatura a S. Lucia di Serino, pieno di ricordi degli avi.
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Particolare da una foto d'epoca: |
In tale circostanza si recava spesso per la S. Messa con tutta la famiglia nella vicina chiesa delle Clarisse e visitava talvolta anche la sua parente M. Raffaella Moscati (n. 23/01/1805 - m. 21/12/1897). Il 19 dicembre 1893 mentre a Napoli egli partecipava alla S. Messa nella chiesa dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, fu colto da malore e rientrato in casa verso le undici fu colpito da emoragia cerebrale. In piena lucidità ricevette il viatico e l'unzione degli infermi. Confortava intanto la sposa e i figliuoli nel raccomandare al primogenito Gennaro la sua famiglia, disponeva che fosse la sua salma portata a S. Lucia di Serino. Due giorni dopo rimetteva serenamente il suo spirito nelle mani del Signore e provvisoriamente fu sepolto nella cappella dell'Arciconfraternita dei Pellegrini nel Cimitero di Napoli.
Però il 30 novembre del 1899 alle ore 11 Gennaro e Peppino giungevano alla stazione di Serino accompagnando la bara del loro padre. Lo stesso giorno la via principale di accesso a S. Lucia di Serino, venendo da Avellino, fu intitolata al cav. Francesco Moscati e sulla facciata del municipio fu scoperta una lapide in suo ricordo. Andata distrutta la sede civica dal sisma del 23/11/1980, la lapide rimasta indenne è stata collocata nella struttura apposita davanti al nuovo municipio e le ceneri di Francesco Moscati sono state deposte nella cappella dedicata al suo figlio Santo accanto alla chiesa parrocchiale e benedetta dall'Arcivescovo di Salerno Mons. Gerardo Pierro il 10 settembre 1993.
Frequenti furono i rapporti epistolari e le visite di Nina, prima e dopo la morte improvvisa di suo fratello Peppino. Oltre alla restituzione del fondo rustico alle clarisse ella ebbe molto a cuore il riconoscimento giuridico del Monastero. Con le leggi eversive del 1862 anche il Monastero delle Clarisse fu soppresso, anche se ha continuato ad sussistere ininterrottamente, restando lustro e decoro del paese e dell'intera Campania, e centro di educazione per la gioventù femminile con il suo educandato interno ed esterno. Gli articoli 18 e 21 della legge del 7 luglio 1866 n. 3036 disponevano però che i fabbricati dei conventi soppressi dovevano conservare la loro destinazione e l'art. 4 della legge dell'11/08/1870 ribadiva che, appena fosse possibile, essi fossero restituiti ai loro legittimi proprietari.
In base a queste disposizioni legislative l'art. 8 della legge del 27/05/1929 n° 848 per l'applicazione del Concordato tra il Regno d'Italia e la S. Sede regolava la retrocessione parziale o totale degli immobili dei Monasteri soppressi e l'art. 2 prescriveva che essi fossero ceduti ai comuni qualora, lasciati dai religiosi, si fosse dimostrato il bisogno di adibirli ad uso di istruzione e beneficenza. L'Arcivescovo Nicola Monterisi sin dal suo ingresso in diocesi, direttamente o tramite il suo vicario mons. Antonio Balducci, si adoperò per la definitiva sistemazione giuridica del Monastero delle Clarisse.
Il municipio di S. Lucia di Serino opponeva non poche difficoltà e rigetto anche le proposte di soluzione avanzate alla Prefettura di Avellino, perchè, come scriveva da Acerno il 15 agosto 1931 l'Arcivescovo al vicario foraneo, don Orazio Crisci, degnissimo assistente spirituale delle monache, si sostiene che "i locali del Convento sono necessari ed indispensabili al comune per sistemarvi scuole, asili infantili e di mendicità ed altri uffici ed esercizi. Io ne ho scritto già all'avv. Moscati, ma forse è bene interessare [Pompeo] De Filippis di Napoli, il sig. Vicedomini prete della Missione, fratello del prefetto, il padre Cianciulli. La cosa si fa seria. Naturalmente preghiera innanzitutto" (7).
L'abbadessa sr. M. Assunta Linguiti, vessata per frequenti sopralluoghi di impiegati civili all'interno del Monastero di stretta clausura, ne informava con rammarico l'Arcivescovo, che da Acerno il 17 agosto 1931, le rispondeva col solito suo stile laconico: "Li faccia pure entrare. Come si fa da impedirveli? [...] Il vicaio Foraneo avrà già comunicato che il municipio insiste nell'idea di volere il convento e rigetta la nostra proposta che sembrava ed è tanto vantaggiosa al municipio stesso. Ci si è messo il diavolo con tutte le forze. Bisogna pregare molto e mettere in moto tutti i mezzi umani, amicizie, influenze, ecc." (8).
Intervento di Nina Moscati
Naturalemnte Nina Moscati diede tutto il suo appoggio, nonostante che già avvertisse i sintomi della malattia che la doveva srtoncare il 24/09/1931. Lo testimonia chiaramente la lettera del fratello, avv. Domenico, all'arcivescovo di Salerno, mons. Nicola Monterisi, che ho ritrovato casualmente nell'Archivio Diocesano di Salerno (9) e che riporto integralmente, perchè ci dà notizie importanti circa la fine di Nina e il suo interessamento per le clarisse.
Lunedì 17 agosto 1931
"Eccellenza,
Dopo la nostra riunione di S. Lucia di Serino io non ho saputo più nulla della pratica Monastero. e ciò perchè la diletta mia sorella, che era già sofferente, dopo qualche giorno cadde ammalata e si fu costretti a ricoverarla in una casa di salute al Vomero, la clinica Laccetti e Piccoli [ora "Villa Albina"]. Lì fu operata ma dolorosamente si rinvenne nell'addome un tumore maligno che non si potette eliminare. Ora mia sorella è sempre in casa di salute ed è molto sofferente. Il male dolorosamente è grave ed inguaribile e solo un miracolo della Divina Provvidenza può salvarla. Questa mattina ho fatto leggere a mia sorella la lettera di vostra Eccellenza e dalla casa di salute abbiamo telefonato ai Padri Verginisti. Ci hanno risposto che il padre Vicedomini è per 15 giorni alla casa di Benevento, vico 3° S. Vittorino, 40. Vostra Eccellenza quindi può scrivere direttamente al Padre Vicedomini che mia sorella avvisò, ma non potette vedere per sua malattia. Desidero pio sapere se vostra Eccellenza, come di accordo a Serino, parlò prima con il Prefetto di Avellino, prima di vanzare la domanda. Se ciò vostra Eccellenza non ha fatto, reputerei opportuno che fosse fatto, prevenendo prima il padre Vicedomini. Io scriverò in Avellino perchè parlino al Prefetto e farò sapere a vostra Eccellenza la risposta che avrò. Bacio il Sacro Anello di vostra Eccellenza assieme a mia sorella, che chiede la benedizione di vostra Eccellenza e porgo i miei devoti ossequi.
Domenico Moscati
A distanza di poco più di un mese Nina raggiungeva il suo "angelico fratello" (10), che ella aveva aiutato ad amare "Dio senza misura, senza misura nell'amore, senza misura nel dolore" (11).
Testimonianza del sac. Enrico Marano
In tale occasione don enrico Marano, generoso collaboratore del Beato Ludovico da Casoria, del Beato Bartolo Longo e della Venerabile Caterina Volpicelli, che diede l'8/12/1888 la prima comunione nella chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore alla Salute e rimase sempre in cordiale rapporto con tutta la famiglia Moscati, così scrisse in sua memoria:
"Un vero plebiscito di profondo cordoglio e di unanime compianto si svolse intorno alla bara della Signorina Moscati nei funerali solenni, celebrati nella chiesa del Gesù Nuovo, dove circa un anno prima con altra manifestazione di sacro entusiasmo ella aveva visto tumulare i resti mortali del compianto germano Professore Giuseppe Moscati, Servo di Dio. Non fu plebiscito di impressione collettiva nè di semplice convenienza ma un vero attestato di estrema devozione per Colei, che di valido aiuto al non mai abbastanza compianto mons. Antonio Laviano nella istituzione e nello sviluppo di quell'opera precorritrice dei tempi nostri "La conservazione della Fede", per cui la signorina Nina, non meglio conosciuta, passò per le nostre scuole medie cittadine reclutando la gioventù studiosa per raccoglierla nelle chiesa adiacenti intorno al sacerdote maestro di Religione. E questa gioventù riconoscente e grata alla sua benefattrice spirituale è passata riverente innanzi alla bara di lei benedicendo la sua memoria e pregando per la cara anima. Chi scrive è stato uno dei sacerdoti ammiratori dell'instancabile attività della pia estinta, che anche dopo la morte del can. Laviano continuò la fervida missione educatrice, creando sempre nuove scuole di religione, sostenute dalle sue sante industrie e da efficaci risorse col consenso dei Superiori. Il suo tenace, fervente, intenso apostolato diffuso in mille forme di bene le meritò grandi gioie e belle soddisfazioni per le conquiste e vittorie che riportava, giorno per giorno; ma alla fine della sua giornata di lavoro l'attendeva un martirio cruento, quasi crisma santificatore delle sue non comuni virtù, e nelle inconcepibili sofferenze fisiche sopportate cristianamente, si purificò così lo spirito di lei che, speriamo, abbia conseguito già il premio della gloria. Chiediamo un memento nel Santo Sacrificio (12
).
Sac. E. M.
Richiamo ad un costante impegno apostolico
Il ricordo di Nina Moscati a 63 anni dal suo transito è più che mai vivo non solo in me, che ebbi la felice occasione d'incontrarla il 14 maggio 1931 proprio presso il Monastero di S. Maria della Sanità in S. Lucia di Serino, ma anche in quanti beneficiarono della sua carità, del suo lavoro silenzioso accanto al Fratello Santo e della direzione da lei esercitata dell'Opera della Conservazione della Fede, la cui attività si inserisce nella storia della chiesa di Napoli e trestimonia lo zelo, i sacrifici e la generosità di sacerdoti, di signorine, di religiosi e religiose (13). Tutti ora si attendono che presto i resti di questa insigne donna cristiana possano essere riposti nella chiesa del Gesù Nuovo accanto a suo fratello, come efficace richiamo ad un costante impegno apostolico.
Il medico Santo e sua Sorella facciano che lo spirito dell'Opera della Conservazione della Fede rifiorisca in forme rispondenti ai tempi con una evangelizzazione e una catechesi, che siano saldo fondamento di speranza religiosa e sociale.
Note
1. Nina Moscati "complice del fratello Peppino nel fare il bene". Nel sessantennio della morte: 24/09/31, in Il Gesù Nuovo 47 (1991), pp. 402 - 412.
2. Positio super virtutibus servi Dei Moscati viri laici: Summarium, Roma 1972, p. 15, par. 3.
3. Lettera di d. Emilio Mazza all'abbadessa sr. M. Chiarina Rossi del 22 febbraio 1931, in Archivio del Monastero di S. Maria della Sanità (ASMS), cart. Moscati.
4. ASMS, cart. Moscati.
5. Ivi.
6. Cfr. A. Marranzini, La chiesa di S. Maria della Sanità, Monastero delle Clarisse, S. Lucia di Serino, Elea Press. Salerno 1993.
7. ASMS, cart. n. 22.
8. Ivi
9. Archivio Diocesano di Salerno, Cartella Monterisi.
10. Lettera di Nina Moscati al prof. Soccorso Tecce, del 9/02/28, da me riportata in: Nina Moscati nel sessantennio della morte, art. cit., p. 406.
11. Riportato in A. Marranzini, Giuseppe Moscati modello laico cristiano di oggi, Ave, Roma 1989, p. 60.
12. "In memoria della sig.na Nina Moscati deceduta il 24 settembre 1931, in Bollettino ecclesiastico dell'Arcidiocesi di Napoli 11 (1931) 217.
13. Gennaro Nardi, L'opera della conservazione della fede a Napoli, Officio Catechistico Diocesano, Napoli 1967, p. 12. - Sull'Attività catechistica di Nina Moscati, cf. il mio articolo Nina Moscati complice del fratello Peppino..., in il Gesù Nuovo, cit. pp. 411 - 412.
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