Emilia De Marsico: ultima paziente visitata da S. Giuseppe Moscati

Alfredo Marranzini s.j.

Il prof. Alfredo De Marsico (1) nella commemorazione del Beato Giuseppe Moscati da lui tenuta ad Avellino il 16 novembre 1976, quando fu inaugurato nell'atrio dell'Ospedale Civile in suo onore un busto marmoreo scolpito da Ettore Bianchivo, così espose il suo rapporto di amicizia con lui:

«... La sua figura, quale mi apparve nelle corsie dell'Ospedale degli Incurabili, nei molti incontri che io ebbi [ ... ] con lui, balza nel mio ricordo commosso. Lo avevo conosciuto in occasione della visita che gli chiesi per un consulto interessante una persona della mia famiglia. Egli ricostruì la malattia in modo difforme dai medici curanti e previde ora per ora, minuto per minuto, ciò che sarebbe accaduto in avvenire. Mi autorizzò a raggiungerlo in ospedale –ove, ogni mattina, visitava centinaia di ammalati – per esporgli i dubbi miei o dell'inferma.

Il Prof. Alfredo De Marsico con la moglie Teresa, in una foto del 1923.

Lo ricordo stretto nel suo camice bianco, vestito di purità, circondato da uno stuolo di medici anch'essi in camice bianco, che pendevano dalle sue labbra e cercavano di leggere nei suoi occhi che parlavano prima delle sue labbra: sostando dalla parte posteriore di ogni letto, egli fissava il paziente, pronosticava la guarigione o la morte, autorizzando o vietando di seguire l'infermo nei suoi desideri, o determinando perfino la durata della malattia, il giorno della guarigione o della morte. Credetemi, in quel momento mi rammaricavo di non possedere l'arte del pennello [ ... ]. In quei momenti la scintilla divina, che brillava negli occhi sfavillanti, dolci e tuttavia perforanti di Moscati, la si coglieva e, se l'arte l'avesse potuto fissare su tela o nel marmo, avrebbe indubbiamente consegnato ai posteri l'immagine di un uomo che la grazia divina baciava ad ogni istante»(2).

Teresa Carulli in De Marsico, che è l'inferma di cui parla suo marito, conservò gelosamente la ricetta in cui Moscati, il 24 dicembre 1924, oltre a prescriverle delle cure, la rassicurava: «Non si preoccupi, perché non ha alcunché di grave! Butti via il termometro! Può seguitare a permanere nella sua casa, coi suoi bambini, senza pericolo di contagio, perché non ha malattie contagiose» (3).

La serenità è tornata nella famiglia De Marsico e il giurista, mentre informa periodicamente il prof. Moscati sulle condizioni della propria signora, resta sempre più avvinto dalla sua fede e ne diventa intimo amico. La ricetta stilata da Moscati il 29 luglio 1925 dissipa definitivamente ogni ansia: «La signora è completamente risanata! Riprenda le sue abitudini, segua pure il suo consorte nelle sue peregrinazioni: e non si preoccupi di alcuna cosa» (4).

Nella primavera del 1927 la serenità nella famiglia De Marsico è di nuovo turbata.La bambina Emilia appare sempre più pallida tanto da destare preoccupazione. Il 12 aprile verso le 14,30 la madre la porta allo studio di Moscati per farla visitare. L'incontro è come al solito molto cordiale. «Professore, come sta?» –«Quando si lavora si sta bene! ».

Terminata la visita accurata e rassicurante, la signora si accomiata da lui e con la bambina riesce appena a scendere le scale del palazzo di Via Cisterna dell'Olio, quando è avvertita che «il suo medico» è già spirato. Quando nel febbraio del 1977 mi recai insieme al dott. Alfonso Preziosi di Avellino in visita di cortesia alla famiglia De Marsico (in Piazza Amedeo, 15, Napoli), la signora Teresa, nel ricordare quel triste evento, si commosse intensamente, ma subito si rasserenò ed espresse tutto il suo giubilo per aver potuto seguire, attraverso la televisione perché sofferente di artrite, la beatificazione di Peppino Moscati.

Suo marito mi ricordò che stette nel sagrato di S. Pietro a contemplare, durante tutta la cerimonia della beatificazione, la «Figura che non può essere agevolmente rievocata», ma che «nella sua vicenda terrena [ ... ] arse come un rogo d'amore e ripetette ininterrottamente che Dio è la verità e la vita» (5).

Dopo tanti anni, nel marzo 2008, ho incontrato la signora Anna Maria De Marsico e le chiesi notizie della sorella Emilia. Ella ha assicurato che Emilia, nonostante la sua veneranda età, ricordava benissimo il suo incontro con Moscati negli ultimi momenti della sua vita. Avuto il suo indirizzo, subito le telefonai pregandola di mettere per iscritto quanto ricordava di quell'evento. Ed ecco la sua testimonianza, che qui si riporta integralmente.

Testimonianza

«Ho avuto il singolare privilegio di essere stata l'ultima paziente visitata dal prof. Giuseppe Moscati. Ancora oggi, quando ci ripenso dopo oltre 80 anni e avendo io ormai superato da tempo la veneranda età di 91 anni, non riesco a rendermi pienamente conto della straordinarietà dell'evento, sebbene il suo ricordo sia tuttora vivissimo come se fosse accaduto ieri.

Era il 12 aprile 1927 ed io, non ancora undicenne, mi ero recata nel suo studio accompagnata da mia madre [Teresa Carullì] in quanto si sospettava che potessi essere affetta da anemia. La scelta del medico era stata per mia madre del tutto naturale, poiché tra la mia famiglia ed il prof. Moscati esisteva un rapporto che risaliva a diversi anni prima. Un particolare: mia madre, che fin dalla di lui conoscenza era rimasta immediatamente colpita dall'eccezionale personalità di questo medico sia sotto il profilo umano che sotto quello professionale, era stata per molto tempo una sua paziente e gli era particolarmente grata per averla curata con pieno successo per una sua fastidiosa e persistente forma di pleurite. Era pertanto del tutto naturale che anch'io venissi condotta da Giuseppe Moscati per avere il suo responso.

Emilia De Marsico, ultima persona ad essere stata visitata dal Prof. Giuseppe Moscati, pochi minuti prima della sua morte repentina
(12 aprile 1927).

A casa si dicevano cose straordinarie su quest'uomo, che già allora godeva di quella eccezionale fama che lo avrebbe in seguito portato sugli altari. Anche i miei contribuivano infatti a creare quella vox populi, che ancora in vita riconosceva la santità dell'illustre medico. Ricordo che entrai nel suo studio piena di soggezione e di tremore non tanto per il timore di poter avere un brutto male, quanto per l'idea (i miei mi avevano fatto una sorta di ... lavaggio del cervello) di trovarmi in presenza di Giuseppe Moscati. Questi mi accolse con la sua nota espressione di bontà e di dolcezza, mi mise immediatamente a mio agio e quindi mi visitò accuratamente per comunicarmi infine che non sussisteva alcun motivo di preoccuparsi.

Il sollievo di mia madre e mio fu naturalmente immenso e lo ringraziammo sinceramente per il tempo (in verità lungo) che ci aveva voluto dedicare, sebbene, come ogni giorno, numerosi malati aspettassero nel soggiorno il loro turno. Giuseppe Moscati non sembrava in realtà rendersene conto e continuava a trattenersi con noi a lungo.

Alla fine ci salutò e noi discendemmo le scale con l'ultima sensazione di aver avuto un incontro del tutto fuori del normale. Non eravamo ancora arrivate nell'androne del palazzo che udimmo un grido lacerante: "Moscati è morto!". La confusione fu subito immensa ed incontrollabile. La gente arriva di corsa da ogni luogo, incredula del tragico evento che veniva gridato con la disperazione di chi non sapeva e non voleva rassegnarsi all'idea che fosse improvvisamente scomparso il medico santo che aveva dedicato tutta la sua vita alla cura dei malati, ed in particolare di quelli più bisognosi e più poveri.

Anche io, sebbene avessi solo .undici anni, compresi subito la straordinarietà dell'evento e, soprattutto, fui scossa all'idea che la vita terrena di Giuseppe Moscati si era conclusa dopo la mia visita e dopo essersi intrattenuto con mia madre e con me.

Ero profondamente sconvolta, continuai per giorni a ripensare a quanto mi era accaduto. Da allora, come dicevo, sono passati oltre 80 anni. Il ricordo di Moscati è sempre vivo nella mia memoria. Ulteriori approfondimenti effettuati dopo diversi anni, mi hanno fatto comprendere in pieno l'eccezionalità di quest'uomo, che riusciva a fondere perfettamente la scienza medica — di cui egli era uno dei più illustri esponenti — e la bontà cristiana vissuta in modo eroico.

Compresi così che, vivendo con l'umiltà del povero per aiutare quei poveri che a lui si rivolgevano fiduciosi, egli era riuscito ad attuare quell'ideale cristiano che è alla base del sommo insegnamento evangelico. Compresi in particolare che egli non realizzava soltanto l'incontro felice tra la scienza e la fede, ma quello superiore tra lo scienziato e Dio. Tutto questo io compresi negli anni successivi al mio incontro con Giuseppe Moscati. Ma su ogni concetto, su ogni nozione, su ogni pensiero sovrasta sempre un ricordo incancellabile e perenne di quel medico illustre e buono, che dopo avermi visitata rese la sua anima eletta a Dio.

Emilia De Marsico Dominedò (6).

Tutti le siamo molto grati, perché ella ci aiuta a comprendere con lei «l'eccezionalità di quest'uomo [Moscati], che riusciva a fondere perfettamente la scienza medica — di cui fu uno dei più illustri esponenti — e la bontà cristiana vissuta in modo eroico».


Note:

1. Alfredo De Marsico, nato a Sala Consilina (Salerno) il 29 maggio 1988, dopo la laurea in giurisprudenza sposò la sig.na Teresa Carulli (nata ad Avellino il 20 giugno 1895 e deceduta a Napoli nel 1983), fu dal 1927 professore ordinario di diritto e procedura penale prima a Napoli, poi a Roma; fu deputato al Parlamento dal 1924 al 1943; fu ministro della giustizia dal 5 febbraio al 25 luglio 1943; nel gennaio 1944 fu condannato a morte al processo di Verona per aver votato contro Benito Mussolini durante la seduta del Gran Consiglio del 24-25 luglio 1943. Membro della Commissione dei Codici (1925-1942), senatore della Repubblica dal 1953 al 1958, morì a Napoli 1'8 agosto 1985.
2. Irpinia Sanitaria 1977 (aprile) 3-4.
3. Cf. fotocopia, in Archivio Moscati a Napoli.
4.Cf. fotocopia, ivi
5. Irpinia Sanitaria 1977 (aprile) 4.
6.Cf. la Testimonianza originale, in Archivio Moscati a Napoli.


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