Edith Stein: dalla Fenomenologia
all’incontro con Tommaso d’Aquino - I

P.Marcello Maso

1. Introduzione | 2. Fenomenologia di Husserl e filosofia di S.Tommaso | 3. Ogni conoscenza comincia dai sensi | 4. Ogni nuova conoscenza è ottenuta con l’elaborazione del materiale sensibile | 5. Carattere attivo o passivo dell’intuizione | 6. Conclusione

1. Introduzione

Edith Stein, allieva e assistente del fondatore della fenomenologia, Edmund Husserl, aveva voluto applicare il metodo fenomenologico alle "emozioni" dell'uomo, e nella sua tesi di laurea sul Problema dell'empatia si era concentrata sul "soggetto". Con il termine empatia si traduce il tedesco Einfulung, che viene spiegato dalla stessa Stein come una "esperienza sui generis", l’esperienza dello stato di coscienza altrui in generale, l’esperienza che un io in generale ha di un altro io a questo simile. "Empatia" è un sentire dentro, un patire dentro, è il sentimento che nasce e cresce all’interno di una comunità, un sentire insieme (con-sentire), un provare con gli altri lo stesso sentimento (E.Stein, Il problema dell'empatia, Roma 1985).

Ciò che colpisce accostando la figura di Edith Stein è l’onestà intellettuale, la sete instancabile di verità ("La sete della verità - diceva - era la mia sola preghiera"), sete che la conduce dapprima a seguire le lezioni di Husserl all’università di Gottinga e poi a rimanergli vicina come assistente all’università di Friburgo. Tutto l’orientamento del pensiero del maestro l’attira, come tanti altri discepoli, in particolare l’affermazione capitale: "Ogni coscienza è coscienza di qualcosa", e la parola d’ordine: "ritornare alle cose".

Alla scuola di Husserl la Stein impara a contemplare qualsiasi cosa senza preconcetti e questa apertura la farà gradualmente avvicinare alla fede e alla filosofia cattolica, anche attraverso i contatti con Scheler e con i coniugi Conrad-Martius.

Dopo la conversione al cattolicesimo, avvenuta nel 1921, Edith Stein si dedica allo studio della filosofia di Tommaso d’Aquino; scoprirà a poco a poco che anche per Tommaso il vero fondamento della conoscenza è l’incontro con la realtà creata, con il mondo delle cose. Ella non abbandonerà mai la sua "mentalità" fenomenologica, ed in virtù di questo atteggiamento è colpita dallo stile di ricerca di Tommaso, dalla sua capacità di ordinare, vagliare e paragonare, che da un lato rende libero chi ricerca di accettare i suggerimenti provenienti dalle fonti più diverse, e dall’altro non lo chiude nell’adesione ad un sistema.

L’opera di Tommaso le si prospetta non come un sistema, ma come una ricerca della verità, attraverso l’analisi rigorosa e la chiarificazione dei problemi che di volta in volta vengono posti in esame. Edith Stein comprende l’importanza dell’incontro di questi due mondi, quello della filosofia fenomenologica e quello della filosofia medievale e cerca una proposta di sintesi.

2. La fenomenologia di Husserl e la filosofia di Tommaso d’Aquino: tentativo di confronto

Nel 1929 - cioè dopo alcuni anni dalla sua conversione - Edith Stein pubblica il saggio "La fenomenologia di Husserl e la filosofia di Tommaso d’Aquino, tentativo di confronto", testo che qui prenderemo in considerazione nei suoi tratti più significativi.

Il primo "punto di incontro" è per la Stein l’instaurazione di una filosofia come scienza rigorosa, espressione usata da Husserl e che viene così spiegata dalla stessa Stein: "La definizione indica soltanto che la filosofia non riguarda il sentimento e la fantasia; non si tratta di un sogno ambizioso oppure di una veduta personale, di un fatto di gusto, per così dire; al contrario essa è un fatto della ragione che cerca seriamente ed appassionatamente".

Husserl era pervenuto all’impostazione rigorosa della ricerca filosofica grazie ai contatti con Brentano, suo maestro di filosofia a Vienna, il cui procedimento speculativo prendeva le mosse da un lato dalla scuola rigorosa della filosofia cattolica tradizionale, dall’altro dal suo profondo carattere matematico. Traccia di questa influenza sono le prime opere pubblicate, cioè la Filosofia dell’aritmetica (1891) e le Ricerche logiche (1901), opera nella quale Husserl afferma che esistono verità universali e necessarie, comuni a tutte le scienze, e che le argomentazioni usate dalle varie discipline, per essere valide, devono venire condotte secondo principi logici, devono cioè partire da premesse vere e giungere a conclusioni certe per mezzo di una deduzione rigorosa e corretta.

In Tommaso "la ragione che cerca seriamente ed appassionatamente" si coglie dal suo continuo intento di condurre una ricerca seria della verità, procedendo attraverso una condotta che tenga conto degli strumenti razionali di cui l’uomo dispone e delle fonti della verità che si presentano con cogenza all’intelletto umano.

Edith Stein vede in questo atteggiamento comune ai due filosofi "lo spirito dell’autentico filosofare che vive in ogni vero filosofo, cioè in colui che una interna necessità spinge irresistibilmente a rintracciare il logos o la ratio di questo mondo".

"Husserl e Tommaso sono profondamente convinti che un ‘logos’ agisce in tutto ciò che esiste, e che la nostra conoscenza è in grado di scoprire progressivamente una parte e ancora una parte di questo ‘logos’, se essa procede secondo la regola di una rigorosa onestà intellettuale".

E’ tuttavia a proposito di questa ratio che le due vie divergono, come la Stein pone in evidenza nei paragrafi successivi: secondo Husserl non esiste se non la ragione naturale che nel campo della ricerca non ha confini, cioè una ragione che avanza progressivamente verso la verità, ma senza mai raggiungerla appieno; per Tommaso invece, la verità nella sua totalità esiste: essa è la conoscenza divina che viene comunicata ad altri esseri secondo la loro capacità di comprensione e in modi diversi.

La conoscenza naturale è solo un modo. Tommaso perciò distingue la ragione naturale e la ragione soprannaturale, la quale costituirebbe per la prima un ampliamento di conoscenza, perché rende accessibili verità che non sono raggiungibili per altra via, ed è il fondamento di una certezza superiore. Tuttavia in Tommaso la ragione umana conserva la propria autonomia di ricerca, come si evince anche dal suo metodo critico rigoroso. Per questo, come dice la Stein, egli "ordinò, paragonò, vagliò. Per questo esame usò tutti i mezzi che fossero idonei allo scopo: i principi formali, logici, l’evidenza intellettuale di ciò che è concreto, oggettivo, il paragone con le verità di fede".

Il paragrafo sesto del saggio è dedicato alla Questione dell’intuizione, paragrafo dei più interessanti dal punto di vista teoretico, in cui il metodo fenomenologico e il metodo scolastico sono posti rigorosamente a confronto nell’analisi della teoria della conoscenza. Qui vorrei fermare l’attenzione e considerare dettagliatamente i tre punti in cui la Stein scopre una piena convergenza tra i due metodi.

3. Ogni conoscenza comincia dai sensi

Questo, afferma Edith Stein, è il principio fondamentale che Tommaso ha stabilito per la conoscenza umana ed esso è il più noto di tutta la filosofia scolastica, principio espresso dalla nota formula: "nihil est in intellectu quod non sit prius in sensu." Ad esso sembra opporsi la concezione fenomenologica di Husserl, secondo la quale conoscere significa "intuire le essenze", per cui la conoscenza delle essenze non dipenderebbe dalla percezione sensibile.

Edmund Husserl (1859-1938), fondatore della fenomenologia

In realtà questa affermazione, specifica la Stein, "non deve essere intesa nel senso che il fenomenologo possa fare a meno di tutto il materiale sensibile". Ciò significa che anche per Husserl il principio tomistico rimane valido. Nella seconda Ricerca logica, nel primo capitolo delle Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Husserl dedica il primo paragrafo, Fatto ed essenza, all’analisi della genesi della conoscenza umana e afferma che ogni conoscenza comincia con l’esperienza, con un dato di fatto.

Noi cogliamo un suono, un colore, un profumo, un oggetto, un sentimento. E’ un qualcosa che appare alla nostra percezione, per cui qualsiasi nostra coscienza è sempre coscienza di qualcosa: quando vedo, penso o ricordo, questa attività, seppur immanente, è protesa verso un oggetto distinto da me che io colgo nel suo apparire alla mia coscienza. Principio della nostra conoscenza è sempre un quid ben determinato, e anche quando Husserl afferma che nel dato di fatto si coglie sempre un’essenza, essa non potrebbe sussistere senza riferimento ad un contenuto materiale. La "conoscenza delle essenze" è sì una intuizione, ma suppone l’oggetto o l’insieme di oggetti di cui noi percepiamo (non astraiamo) intuitivamente l’essenza.

Come non scorgere nell’atteggiamento di apertura radicale all’oggetto la vicinanza al pensiero di Tommaso? La coscienza intenzionale di Husserl riprende il significato scolastico di intentio. Secondo Tommaso ciò che conosciamo lo abbiamo dentro di noi, ma in modo tale che lo conosciamo come qualcosa d’altro, "in sua alietate".

Ciò che ci è dato immediatamente dall’esperienza sono, per esempio, realtà colorate ed estese, sentimenti di gioia e di dolore, ecc… Riflettendo su questi dati dell’esperienza immediata, percepisco che vi è tra essi una differenza profonda: alcuni si identificano con me, sono miei in modo da poter dire: io sono adirato, io sono lieto; sono miei modi di essere; altri, al contrario, pur essendo miei, non si identificano con me, io non sono la cosa colorata che vedo. Il vedere è mio, ma la cosa colorata è altro da me.

La conoscenza è l’unità che si instaura tra me ed il ‘colorato’ che vedo, è la presenza in noi dell’altro come altro. La conoscenza è, da parte della cosa, il suo essere presente a me e, da parte mia, da parte del soggetto, il puro lasciar essere presente a me una realtà che è altra da me. E poiché il conoscere non modifica nulla dell’oggetto, si può affermare che la conoscenza è l’assimilazione del conoscente al conosciuto.

L’atteggiamento di apertura all’oggetto, che richiama la concezione scolastica della conoscenza, è derivato probabilmente dal contatto che Husserl ebbe con il maestro Brentano; Edith Stein lo afferma chiaramente: "Nel legame con Brentano si può, forse, scoprire una certa correlazione tra i due (Husserl e Tommaso)".

Certamente il legame non riguarda solo la concezione della filosofia come scienza rigorosa, ma anche il porsi del filosofo nei confronti della realtà. Il merito di Brentano è stato quello di fornire un criterio valido per distinguere i fenomeni fisici dai fenomeni psichici, criterio che è appunto l’intenzionalità. Secondo Brentano i fenomeni psichici non solo appaiono e si manifestano al pari dei fenomeni fisici, ma essi contengono un rimando all’oggetto, non sono chiusi in se stessi, ma rinviano ad un qualcosa di esterno a me, sono fatti intenzionali.

Si tratta dunque di osservare e descrivere i fenomeni psichici così come appaiono, senza alcuna manipolazione. Non si parla della realtà, ma di come essa appare e si manifesta a noi. Questo "mettere tra parentesi" la realtà è chiamato da Husserl epochè, cioè sospensione del giudizio sull’esistenza della realtà: la filosofia non deve decidere cosa esiste ma descrivere le cose come appaiono, come si mostrano, vedere cioè - liberi da ogni pregiudizio - le essenze, le forme delle cose.

Se il rimando all’oggetto, proprio della fenomenologia, è comune alla tradizione scolastica, molto diversa è la concezione del rapporto conoscenza-realtà. Per Tommaso, infatti, il contenuto dell’atto conoscitivo dipende dalla cosa che si trova realmente esistente al nostro esterno ed ha, al suo riguardo, una relazione di dipendenza; non si conoscono le cose come appaiono (oggettività immanente) ma come sono.

Il fatto che la conoscenza non possa mai prescindere dal contenuto sensibile (sia se viene colto come appare, sia se viene colto com’è in se stesso) è un principio ineliminabile, valido anche se, come sostiene Husserl, non è necessaria per ogni conoscenza la presenza attuale dell’oggetto materiale. Su quest’ultimo aspetto vi è pieno accordo con Tommaso, il quale "è ben lungi dal richiedere un determinato tipo di visione, per esempio esperienza esterna attuale, come base per ogni conoscenza."

Si pensi, ad esempio, al processo conoscitivo interno dato dalla immaginazione. Già Aristotele l’aveva definita come un mutamento che avviene sulla base della percezione dei sensi esterni: l’uomo (e l’animale) ha la capacità di richiamare immagini di cose (in assenza delle cose stesse), può anche conservarle e creare delle nuove combinazioni con briciole di sensazioni precedenti; non si tratta di ritenere solo immagini, ma anche suoni, odori, ecc. Oppure si pensi alla facoltà della memoria, la quale non percepisce con i sensi, ma permette di conoscere realmente in quanto tesoriera di dati intenzionali. Infine potremmo pensare alla conoscenza dell’intelletto quando forma concetti universali, mentre le cose sono concrete e individuali.


1. Introduzione | 2. Fenomenologia di Husserl e filosofia di S.Tommaso | 3. Ogni conoscenza comincia dai sensi | 4. Ogni nuova conoscenza è ottenuta con l’elaborazione del materiale sensibile | 5. Carattere attivo o passivo dell’intuizione | 6. Conclusione

Home Page

moscati@gesuiti.it