Medjugorie 1981-2001:
riflessioni nel ventennale di un grande
movimento mariano

Divo Barsotti - Vittorio Messori

[a cura di Massimo Rastrelli s.j.]

Per aiutare una equilibrata comprensione di questo movimento mariano, iniziato vent'anni fa, nel giugno 1981, riportiamo una riflessione sul fenomeno delle apparizioni scritta dal mistico toscano Divo Barsotti (pubblicata su Avvenire del 19 maggio 2001), e il commento (pubblicato lo stesso giorno sul Corriere della Sera) del noto scrittore cattolico Vittorio Messori, dedicato ai fatti specifici di Medjugorie.

L'occasione per la pubblicazione di questi due scritti è stata il grande raduno che si è svolto a Firenze il 18 e 19 maggio 2001, organizzato dal Comitato "Maria primavera dello Spirito", che ha raccolto quanti vogliono testimoniare il loro legame con quelle che considerano autentiche apparizioni della Vergine Maria a Medjugorie, testimonianze che vogliono anche sottolineare come i "fatti di Medjugorie" abbiano cambiato in meglio la loro vita, sia nei termini di una autentica conversione, sia come forte impulso ad una rinnovata, consapevole e più profonda vita spirituale.

La Madonna di Medjugorie, come descritta dai veggenti
[Dipinto di Giuseppe Mainardi]

"Con Maria appare il mondo nuovo" (Divo Barsotti)

Molte sono le apparizioni nella storia della Chiesa. Più che il loro messaggio, è il fatto stesso dell’apparizione che esige una nostra riflessione. Non sembra che aggiungano nulla a quanto già noi conosciamo per fede; è come se d’improvviso si facesse visibile un mondo sempre presente, ma che abitualmente rimane nascosto, come se gli occhi dell’uomo acquistino un nuovo potere visivo e non abbiano più soltanto la capacità di vedere solo questo mondo e quanto vi avviene.

Ma che cosa di fatto possono significare le apparizioni per la Chiesa, e in modo particolare per coloro che hanno avuto la facoltà di vedere ciò che noi non vediamo?

Mi sembra che sia fondamentale che noi, dalle apparizioni, abbiamo certezza di un mondo di luce, di purezza e di amore, di un mondo che è presente ma rimane invisibile e non appare che per una volontà del tutto gratuita, ma che rimane un privilegio e un dono.

E dunque prima di tutto il riconoscimento della presenza vittoriosa del bene, perché quello che appare fa parte certo del mondo di Dio.

Questo mondo divino rende testimonianza di una vittoria del bene; è perciò uno dono certo di Dio che nei momenti più gravi e difficili, in cui tutto sembra sommerso dal male, garantisce che il male non ha potere in quel mondo, in cui tuttavia noi cristiani siamo stati introdotti dalla grazia divina. Lo sappiamo per fede, ma nella nostra esperienza umana è come se il male sopraffacesse ogni cosa, e fosse vana ogni speranza.

Qual è questo mondo di luce che gratuitamente appare? Generalmente è la Vergine Maria, e anche qui noi dobbiamo chiederci come mai al mondo del peccato risponda il mondo di Dio e la presenza della Vergina pura.

Prima ancora della Madonna, è il Cristo che risorgendo nella sua umanità dovrebbe fare presente il mondo divino e la vittoria sul male. Perché dunque la Vergine? E' certo, come ci insegna la liturgia, perché in Lei è la creazione intera che si è rinnovata. E' Lei stessa la nuova creazione non contaminata dal male e vittoriosa.

L'apparizione anticipa dunque la vittoria di Cristo sul male? L'apparizione della Vergine assicura che proprio la creatura già in atto primo è liberata dai condizionamenti cui è stata sottoposta soprattutto dal peccato, ma anche dalla sua condizione stessa di creatura.

Di fatto, queste apparizioni rendono testimonianza di una libertà che la creazione per sé, anche indipendentemente dal peccato, non sembra potere avere, la libertà dai condizionamenti del tempo e dello spazio.

Medjugorie: il gruppo dei veggenti
nel primo periodo delle apparizioni

[Foto di Massimo Rastrelli s.j.]

Nelle apparizioni dunque si anticipa in qualche modo la manifestazione della vittoria del Cristo sulla potenza del male che continuamente sembra minacciare di morte il mondo presente.

Non solo anticipa, ma anche fa presente il mondo redento, anche se questo mondo rimane invisibile. Dio non assicura anticipatamente a quando Egli ha stabilito la manifestazione della vittoria sulle forze disgregatrici, sulla potenza della morte, ma con le apparizioni ci assicura la Sua presenza.

L’apparizione non è dunque una azione di Dio sulla immaginazione dell’uomo, credo che non si possa negare la sua oggettiva realtà. Veramente è la Vergine Santa che appare, veramente gli uomini entrano in rapporto con Lei e con il suo Figlio divino. Così l'uomo vive in due mondi: un mondo visibile che tuttavia è destinato a finire, e un mondo invisibile che non potrebbe essere violato da coloro che lo negano.

E questo il vero mondo che Dio ha redento; la Vergine non può abbandonare i suoi figli prima della manifestazione pubblica e solenne della sua vittoria sul male. Madre di tutti, essa non potrebbe separarsi da noi che viviamo nella pena, sottoposti ad ogni tentazione, incapaci di sottrarci alla morte.

Essa non appartiene più al mondo di quaggiù, ma la sua presenza nelle sue apparizioni ci assicura che il.mondo divino è già presente, e la prova non potrà superare la grazia, soprattutto non potrà impedire mai alla Vergine Madre di soccorrere i figli che si trovano coinvolti nel combattimento contro le potenze dell’Inferno. Il mondo di Dio non solo è reale, ma non è minimamente separato dal mondo di quaggiù: è il mondo di quaggiù che potrebbe essere separato dal mondo redento.

Le apparizioni dicono dunque la duplice dimensione della vita dell’uomo. Egli vive in un mondo in cui Dio sembrerebbe assente, e per la fede invece vive nel mondo di Dio.

L’uomo è come diviso da queste due dimensioni; facendo parte del mondo presente egli sembra vivere nel "mondo dell’assenza", ma vive anche nel mondo di una creazione già rinnovata dalla presenza di Dio.

Medjugorie: in vent'anni il sorgere di un enorme movimento mondiale (Vittorio Messori)

Da ormai vent’anni, quel che avviene in Erzegovina, a Medjugorje, è per la Chiesa una straordinaria opportunità e, al contempo, un problema spinoso. Che si tratti di un’opportunità, è evidente: nei decenni seguiti al Concilio, l’impegno di gerarchia e "intellighenzia" cattoliche per rinnovare catechesi e pastorale non è riuscito a frenare l’esodo dalla pratica anche solo domenicale, il crollo delle vocazioni, l’aumento della indifferenza religiosa in molti, o il passaggio a sette e comunità varie per altri.

Pellegrini all'interno della chiesa di Medjugorie
[Foto di Massimo Rastrelli s.j.]

Mentre non avevano effetto i piani sofisticati, le strategie di teologi e di sociologi delle università pontificie, si verificava un fenomeno imbarazzante per i "teologicamente corretti", per i fautori di quella che chiamano "fede adulta".

Succedeva cioè che le masse, restate impenetrabili alle "nuove proposte catechetiche", elaborate dai professori nei loro laboratori teologici, si mobilitavano per convergere su due villaggi ignorati da quegli austeri "esperti".

Un villaggio pugliese, San Giovanni Rotondo; ed uno balcanico: Medjugorje, appunto. Padre Pio e la Gospa, la Signora che sarebbe apparsa a coloro che vent’anni fa erano bambini o fanciulli in un regime ancora comunista. Queste le due sole realtà religiose che, nel postconcilio, hanno mosso davvero le folle: cattoliche, ma non soltanto.

Chi conosce la Chiesa dall’interno, sa quale sia l’imponenza numerica del movimento nato attorno alle apparizioni, vere o presunte che siano, dell’Erzegovina: ai milioni di persone che si sono recate, e tuttora si recano, in quella valle desolata (ora ulteriormente imbruttita dal caos edilizio), vanno aggiunte le folle di infiniti gruppi, associazioni, confraternite in ogni Continente.

Il boom devozionale è stato favorito anche dal fatto che Medjugorje è stata in qualche modo "sponsorizzata" da quei movimenti pentecostali, carismatici, dl "rinnovamento nello Spirito Santo", che rappresentano ormai la maggioranza nel mondo protestante e sono da anni in crescita vertiginosa anche tra I cattolici.

Insomma, in anni di carestia spirituale, gli imprevisti eventi balcanici hanno portato una messe straordinaria di fervore, conversioni, partecipazione ai sacramenti. Proprio ciò che la pastorale distillata a tavolino non era riuscita a dare.

Ma, accanto all’opportunità, il problema. Se da ventanni la Chiesa non si è ancora espressa ufficialmente a favore o contro la verità di quelle apparizioni, non è soltanto per lo sfascio iugoslavo, che ha avuto effetti anche nello smembramento delle conferenze episcopali.

Il fatto è che attorno a Medjugorie gli stessi vescovi si sono divisi, è che sono venute allo scoperto dispute secolari tra clero diocesano e regolare; è che, nel giudizio sui fatti, si sono scontrate le varie anime cattoliche. Con schieramenti sorprendentl: i lefebvriani, ad esempio, sono da sempre fieri negatori che lì davvero appaia la Madonna.

Cercando di prendere tempo, giocando sul compromesso (si ai pellegrinaggi "privati", no a quelli ufficiali), Roma si è trovata in una situazione sempre più Imbarazzante. Nessuno, ormai, oserebbe a cuor leggero un pronunciamento sulla "non verità" di quegli eventi, dopo vent’anni che hanno visto il sorgere di un enorme movimento mondiale. D’altro canto, i problemi esistono, come segnalano vari dossier di denuncia, usciti di recente presso editori cattolici, soprattutto francesi.

Alle ragioni dei sastenitoni (già capitanati dal maggior mariologo vivente, René Laurentin), si oppongono sempre più quelle dei negatori. Nessuno può prevedere quale sarà lo scioglimento del nodo. Il papa e Ratzinger tacciono, impenetrabili, anche se ciascuna delle parti mette in giro voci favorevoli ad essa. Di certo, una decisione inequivocabile - se mai vi si giungerà - provocherà lacerazioni profonde.


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