P.Clemente Vecchioni s.j. Egidio Ridolfo s.j. | ![]() |
P. Clemente Vecchioni, per tanti anni missionario nello Sri Lanka - e che ha concluso la sua vicenda terrena il 30 agosto 2000 - in una intervista, pubblicata nel Gesù Nuovo del settembre del 1995, ha voluto farci conoscere una delle esperienze che più gli stavano a cuore, relativa a S.Giuseppe Moscati.
Il 16 novembre 1930, infatti, quando era ancora a Napoli per la sua formazione, ebbe modo di partecipare alla ricognizione ufficiale del corpo del futuro Santo (che era morto tre anni prima, il 12 aprile 1927). La ricognizione, fatta in occasione della traslazione del corpo, avvenne nella nostra chiesa dei Gesù Nuovo con grande concorso di popolo.
|
| 16 novembre 1930: traslazione al Gesł Nuovo del corpo di S.Giuseppe Moscati |
- P. Vecchioni, ci ha detto che lei era presente alla cerimonia della traslazione del corpo di S.Giuseppe Moscati al Gesù Nuovo; vuol dirci cosa ricorda di quella funzione?
"Non soltanto ero presente, ma presi parte alla cerimonia, e quel ricordo è ancora vivissimo nella mia mente. Spesso poi in tutti gli anni trascorsi nello Sri Lanka l'ho descritto ai miei amici.
Nel 1930 ero novizio gesuita di secondo anno, e mi era stato affidato l'incarico di "Maestro di Cerimonie". Come tale quel giorno, con altri novizi, andai al Gesù Nuovo. Vedo ancora la scena: il Cardinale Ascalesi, Arcivescovo di Napoli, in piedi sul trono a destra dell'altare maggiore, volto verso l'ingresso della chiesa. Io, come cerimoniere, sono al suo fianco sinistro; tra lui e me vi è un sacerdote. Da questa posizione vedo la folla che letteralmente riempie la chiesa, fino all'ingresso in lungo, e fino agli altari laterali in largo.
Vedo la processione, che era giunta in piazza del Gesù, entrare in chiesa; vedo chiaramente la cassa portata ad altezza di spalla o, forse, più in alto ancora: non sono certo infatti se era portata a spalla o a mani elevate. Vedo poi la folla più vicina che cerca di toccare la cassa. Finalmente questa è posata sul piccolo catafalco dinanzi al Cardinale, al cui fianco io mi trovo.
Il coperchio della cassa viene tolto, ed ecco il corpo del Professor Giuseppe Moscati. I piedi sono rivolti verso il Cardinale, che si inchina, credo in preghiera. Intorno la grande folla, sacerdoti e laici, cerca di vedere il corpo. Dalla mia posìzione sono in grado di vedere senza sforzo alcuno la salma, da capo a piedi."
- Quali sono state allora le sue impressioni?
"In seguito, durante il mio ministero in tante parrocchie, molte volte ho visto i defunti prima dei funerali, nella camera ardente della loro casa, e spesso dinanzi a questi feretri si dice: "sembra che dorma...": questa è stata proprio la mia impressione davanti al corpo di Moscati, come in seguito ho sempre riferito a chi mi faceva domande in proposito.
|
| P.Clemente Vecchioni con una giovane srilankese, adottata legalmente in Italia tramite il suo interessamento |
Certamente non sembrava un uomo defunto da tre anni. Era vestito di un abito chiaro, anche se non ne ricordo esattamente il colore. Ero attratto dal viso e dalle mani, che apparivano ancora normali. Solo il colore non era quello che conosciamo, roseo, ma era paragonabile al giallo scuro della carta pergamena. Le braccia erano stese in avanti, con le dita delle mani incrociate, e stringevano un crocifisso."
- Che altro ricorda di quel giorno?
"Delle preghiere che vennero fatte non ricordo molto, ma ho ben presente il rito di riconoscimento del corpo, durante il quale si succedettero vari testimoni. Mi colpì specialmente l'ultimo teste che fu chiamato a testimoniare. Mentre gli altri infatti si erano avvicinati prontamente, quest'ultirno ritardò un poco, anche perché probabilmente si era tenuto lontano, oltre la balaustra. Mi è rimasto impresso il mormorio che si faceva intorno a me durante questa attesa. Non comprendevo quel che si diceva, ma certo si parlava di quest'ultimo testimone come di una persona importante.
Una parola comunque mi giunse distintamente e mi ritorna sempre in mente: "non credente". Mi sono poi sempre rimproverato di non aver indagato su questo episodio. Vedo ancora questa persona alta, snella, pallida e un po' sconvolta, avvicinarsi alla cassa e testimoniare che quello era "il corpo del Professore Moscati Giuseppe".
Alla fine del rito un rotolo di carta fu posto nella cassa prima di riporre il coperchio. Alcuni a questo punto ricordarono che doveva ancora venire il P. Provinciale dei Gesuiti, ma poiché era ormai tardi il coperchio venne inchiodato."
- E ora, che dopo tanti anni è tornato nella chiesa del Gesù Nuovo, cosa sente nei confronti del Prof.Moscati, ormai proclamato Santo da Giovanni Paolo II?
"Sono felice nel notare la grande devozione verso il Santo, che conferma quanto mi riferivano durante la mia attività missionaria nello Sri Lanka. Mi colpisce il vedere dinanzi all'urna che racchiude il suo corpo tanta gente, che si succede ininterrottamente in preghiera. Si vede bene che il richiamo della santità del Professore Moscati è opera di Dio, che vuole glorificare il suo servo fedele e per mezzo di lui provvedere a tanti suoi figli.
La carità esercitata dal Santo nel corso della sua vita indubbiamente costituisce un esempio per le migliaia di fedeli che vengono nella chiesa del Gesù Nuovo per invocare la sua intercessione. Sono convinto che, oltre alle numerose grazie materiali che S. Giuseppe Moscati ottiene a tutti da Dio, ci sono molte più grazie spirituali, di conversione e pratica di vita cristiana, meno visibili ma non meno efficaci."
Nota:
Vedi anche la cronaca della traslazione del corpo di S. Giuseppe Moscati al Gesł Nuovo, tratta dal Corriere di Napoli del 17 novembre 1930.
|
moscati@gesuiti.it |