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Il gesuita P. Giuseppe Paladini fu ben conosciuto e apprezzato dai contemporanei. La morte pose fine inaspettatamente alla sua esistenza di gesuita e di scienziato. Perì infatti, con due confratelli (lo studente gesuita Giuseppe Iodice, e il coadiutore Francesco Politi), nel terremoto di Casamicciola (Ischia) del 1883, insieme alle migliaia di vittime di quel tragico evento che a lungo è rimasto nella memoria popolare.
I tre gesuiti furono seppelliti nel cimitero di Casamicciola, e poiché ai giorni nostri il loro sepolcro si trovava in grave stato di degrado, Don Pasqualino Castagna, canonico di Casamicciola, volle segnalare il fatto al P. Filippo Iappelli s.j., della comunità dei gesuiti del Gesù Nuovo a Napoli. P. Iappelli si fece allora promotore della traslazione dei loro resti nella cappella che la Compagnia di Gesù ha nel cimitero napoletano di Poggioreale, ottenendo il parere favorevole dei suoi Superiori.
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di P.Giuseppe Paladini s.j. [foto Massimiliano Bovalina] |
Un valido collaboratore dei Gesuiti di Napoli ha esperito l'iter burocratico presso le autorità civili, ottenendone le previste autorizzazioni. Così il 22 Ottobre 2008 la ditta Kaiser, che ha sede nel centro storico della città partenopea, si è recata a Casamicciola, e con la collaborazione del Sig. Attilio, Custode del Cimitero, e di due addetti, ha potuto prelevare i resti mortali dei tre gesuiti già citati, deponendoli in una apposita cassa di zinco che era stata approntata.
Si è proceduto allora alla traslazione vera e propria, dal Cimitero di Casamicciola, nell'isola di Ischia, fino al Cimitero di Poggioreale a Napoli. Così nel pomeriggio i resti di P. Paladini e dei suoi due confratelli sono stati tumulati nella Cappella dei Gesuiti, realizzando quanto Don Pasqualino Castagna e P. Filippo Iappelli avevano auspicato.
Riportiamo di seguito la nota che lo stesso P. Iappelli dedicò a P. Paladini, che venne pubblicata su Civiltà Cattolica nel 1988 (1), aggiungendo una breve integrazione.
Nato a Brienza (Potenza) nel 1806, studente a Napoli, gesuita dal 1823, Giuseppe Paladini studiò filosofa e scienze a Roma; ordinato sacerdote nel 1834 e subito applicato all'insegnamento della fisica nel Collegio napoletano di Via S.Sebastiano (2), ebbe come allievi due giovani gesuiti che poi emersero in questa scienza: Nicola Miozzi e G. B. de Sinno (Napoli 1811-1879) che, oltre a sostituirlo dal 1845 sulla stessa cattedra, fu anche docente nella Politecnica del Collegio Militare della Nunziatella e autore di apprezzati testi universitari.
P.Paladini fu sperimentatore e costruttore di apparecchi, ma anche buon teorico. Clamoroso l'esperimento che realizzò nel 1851. Così lo descrive p.Carlo Gallucci, a sua volta allievo del de Sinno: "Quando i giornali scientifici annunziarono la ingegnosa idea realizzata da Foucault in Parigi, di dimostrare, col girare del piano di oscillazione del pendolo, il moto diurno della terra [...] Napoli vide anch'essa l'esperimento, e con pieno successo, e per opera del P. Paladini.
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[foto Massimiliano Bovalina] |
Dall'alto della sua cupola, scendea nel tempio di S.Sebastiano un cordone metallico, sostenente una pesante ed esattissima sfera di acciaio, espressamente lavorata nelle officine di Pietrarsa. Il piede verticale del cordone metallico corrispondeva al centro di un ampio tavolo circolare graduato, che portava segnati, in altrettanti diametri, i differenti piani di oscillazione.
Alla presenza di quanto Napoli aveva di meglio in fatto di studi, si diè movimento all'ampia massa oscillante. E il mutamento del suo piano di oscillazione diè a vedere che esso avrebbe percorso tutto intero quel circolo, precisamente nel tempo corrispondente alla nostra latitudine".
Del Paladini teorico si ricorda lo studio Teoria matematica della Pila di Volta e teoria elettro-dinamica di Ampère. La teoria dovette avere il suo valore, se nel programma del Saggio [...] di Matematica e Fisica dato nel 1858 nel Real Collegio di Lucera troviamo: "Formule del Paladini dirette a calcolare in essa [pila di Volta] lo sviluppo dell'elettricità" e nel Saggio dell'anno seguente: "Teoria matematica del P. G. M. Paladini d.C.d.G."".
Trasferito a Lecce dal 1845 al '48 e poi chiamato a compiti di governo, P.Paladini fu rettore in vari Collegi, prefetto degli studi - ossia preside - a Napoli, provinciale dei gesuiti dell'Italia Meridionale.
Questi impegni gli impedirono di concentrarsi negli studi, ma gli permisero di corredare "il Gabinetto di Fisica di S. Sebastiano di apparecchi, che furono forse i primi a venire in Napoli. Piacemi mentovare l'Eliostato pel microscopio solare e la grande calamita di Faraday per gli esperimenti del diamagnetismo" (3).
Molto stimato nell'ambiente scientifico napoletano, il Paladini si dimostrò concretamente amico del grande Macedonio Melloni, fondatore dell’Osservatorio Vesuviano.
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"Rimosso nel 1851 dalla sua Cattedra dell'Università [per motivi politici] il P.Paladini mise a disposizione del Melloni il Gabinetto di Fisica del nostro Collegio, [...] cosicché molte delle sue dotte esperienze sulla Termocrosi e sul calore raggiante furono fatte sul Termomoltiplicatore del nostro Gabinetto", rischiando le ire del sospettoso governo borbonico. P. Paladini morì nel terremoto di Casamicciola del 1883.
Le Lettere Edificanti già citate riportano sull’evento quanto segue: "Fra le migliaia di vittime, che perirono nel tremuoto di Casamicciola la sera del 28 luglio del volgente anno 1883, questa Provincia napoletana piange tre de’ suoi membri e primo e principale fra essi il P.Giuseppe Maria Paladini."
"Fu trovato morto sotto le macerie della sua abitazione presso la Chiesa Parrocchiale. Era chino sul suo scrittoio, sotto massi pesanti con una pietra entratagli in capo. Nella stanza attigua giaceva cadavere, genuflesso, il nostro studente Giuseppe Iodice, giovane di ottime speranze, e poco lungi il coadiutore Francesco Politi".
Note:
1. Civiltà Cattolica, 1988, vol.3 q.3315-16.
2. B.Pinto, Biografia del P. Giuseppe M. Paladini, in Lettere Edificanti della Provincia Napoletana della Compagnia di Gesù (LEN), serie IV (1882-86), 82-87.
3. C. Gallucci, Lettera del 7 agosto 1883 al Direttore del giornale L’Italia Reale, ristampata in LEN IV (1882-86), 85-87.
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