"Invitati" alla festa di S. Giuseppe Moscati

Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo

Considerazioni dopo il nostro viaggio a Napoli
il 16 novembre 2007

Nell'anno appena trascorso mi son trovata a leggere la biografia di S. Giuseppe Moscati: è stata una fonte di incontri, informazioni, situazioni, in una lettura che progressivamente mi ha coinvolto fino a desiderare di saperne di più, non solo dal punto di vista professionale e spirituale, ma anche in aspetti concreti come il sapere come di fatto viveva e dove abitava.

Giuseppe Moscati è un cristiano, devoto a Dio non a parole ma con i fatti, un uomo che si fa vicino al cuore degli uomini, e certo non solo di pazienti illustri, agiati, colti, ma avvicinando di preferenza quella umanità che nessuno cerca e che spesso si evita, perché i malati e i poveri fanno paura, anche perché mettono la coscienza davanti alla propria fragilità. Moscati con forza dà una risposta a come trattare questa fragilità, che a turno può essere fisica o materiale, sempre spirituale. Nella sua vita si tocca con mano la statura di grande medico, ricercatore, uomo di scienza: ma certo quell’aura di amore autentico che precede e segue questo grande clinico e uomo di cultura ne fa un grande maestro di umanità.

Durante la lettura della sua vita mi sembra emerga il suo grande desiderio (che si traduce in un particolare coraggio) di conoscere e penetrare le realtà della persona, una "sete" di visitare e aiutare a sanare situazioni, cose e persone. Il fatto è che Moscati non è solo un uomo che lavora per mezzo della medicina –come tutti noi medici – ma è un uomo che analizza la medicina e l’uomo nella grande ottica della sua imprescindibile relazione con Dio. Ne viene che per mezzo della medicina vuole aiutare il prossimo con passione, con quel vero amore di stampo evangelico che ha presente l'uomo nella sua totalità.

Questa doppia realtà: l’uomo nella sua fragilità e la grandezza di Dio, aprono in lui degli spazi di collaborazione bidirezionale, verso l’uomo percepito come simile, e verso Dio recepito come Tutto, capace di rispondere ad ogni istanza e verso il quale tutto trova naturale definizione e realizzazione.

Moscati dunque è un uomo realizzato sia come medico, perché mette in pratica quello per cui si è tanto impegnato, che come credente, perché scopre la meravigliosa realtà dell’essere figlio di Dio, e in questa veste, come figlio e come fratello degli uomini, riconosce il Cristo sofferente in chi gli chiede aiuto, un'attenzione e conoscenza potenziata dalla fede.

Sulla base di queste considerazioni che si affacciavano nella mia mente, man mano che apprendevo dalla lettura come risolvesse questa o quella situazione, ha preso corpo la mia decisione di recarmi a Napoli lo scorso 16 novembre, giorno in cui ricorre la festa liturgica del Santo. In questo mi ha affiancato una giovane collega di Medicina generale. Avevamo al seguito sua figlia e mio marito. In quei giorni le condizioni atmosferiche erano decisamente difficili, per non dire proibitive, e noi da Palermo dovevamo affrontare un viaggio per mare. Certo le navi di oggi sono concepite anche per navigare in condizioni difficili, ma col mare agitato si diceva che non sarebbe certo stata una passeggiata. Tuttavia non abbiamo rinunciato alla partenza.

Questo parlare e questo "sentire" dicono che Moscati è realmente percepito da noi come una persona. Possiamo dire che stavamo quindi aderendo a un invito personale. Arrivando a Napoli il mattino del 16 Novembre, il tempo è discreto e la traversata si è rivelata meno "tragica" del previsto, anzi accettabile. Piove, ma non tanto da impedire di camminare a piedi. Insomma, nessun problema. E certamente pensiamo alla Provvidenza.

Per la strada parliamo di Moscati con grande entusiasmo. Anche questo fatto mi fa pensare: è come presente in noi qualcosa di lieto, una contentezza inspiegabile.

Arriviamo a Piazza del Gesù, e vediamo subito il palazzo dove è stato recentemente girato lo sceneggiato televisivo su Moscati. Insieme alla mia amica percorriamo di corsa le scale cercando di immaginare come lui le percorresse ogni giorno. Ma il portiere ci avverte: "Non è qui che abitava", senza dire altro. Dentro di me rimane dunque la domanda: "Dove abitava allora"?

La Dott.ssa Maria Grazia Di Palermo (a destra) e la dott.ssa Maria Trifirò, davanti al busto marmoreo
di S.Giuseppe Moscati, opera di Amedeo Garufi.

Un po’ deluse entriamo nella grande e maestosa Chiesa del Gesù, acquistando delle rose per S.Giuseppe Moscati, come omaggio alla sua persona e alla bontà di Dio che permette l’esistenza dei santi e ce ne propone alcuni come modelli e "testimoni". Non appena vedo l’altare sotto il quale è posta l'urna bronzea del Santo, nella cappella della Visitazione, una gioia immensa mi invade, ho la netta percezione di un’accoglienza calda e amichevole, come di un amico che mi dice: "Benvenuta collega!", invitandomi a restare ad una festa in cui Egli non è esattamente il padrone di casa, ma si occupa dell’accoglienza, come l'invitato più in vista.

Dire il resto non è semplice. Commozione e gratitudine hanno fatto il resto. Ero venuta per ringraziare per la felice conclusione degli studi di Magistero in Scienze Religiose, e invece non ho saputo dire niente, come se la gioia mi avesse tolto le parole. Varie Messe si succedevano all'altare maggiore, con grande affluenza di devoti.

La Messa solenne si è invece svolta presto nel pomeriggio, magistralmente e sobriamente celebrata da S.E. il Card. Crescenzio Sepe. Ho compreso meglio come la liturgia sia lode ad onore del "Padrone di Casa", il Signore, che alimenta il desiderio di vivere con coerenza la bellezza della fede e di aspirare a vivere la grande gioia della Comunione dei Santi, della quale abbiamo quaggiù come un anticipo. Voglio riferire quanto avevamo vissuto alla fine della mattinata, uscendo dalla Chiesa dopo il primo incontro con Moscati. Era circa mezzogiorno. Cercando una pizzeria per il pranzo, camminiamo a caso per le stradine intorno a Piazza del Gesù, quando ad un certo punto leggo: Via Cisterna dell’Olio.

Nella mia mente questo nome torna come qualcosa di conosciuto. Poi in un attimo realizzo che era l’indirizzo vero della casa di Moscati, e vedo in fondo una scritta, una targa in marmo. Ora ci trovavamo davvero dove Egli abitava con la sorella Nina, che viveva con il fratello in grande affinità spirituale sostenendolo nei momenti di stanchezza e scoraggiamento.

In quel momento mi son sentita come sorretta e aiutata, come se qui dovessi comprendere molte cose. Ci siamo trovati di fronte uno stabile in pessime condizioni, con interni post bellici, col vantaggio però di darci un’idea realistica di quello che doveva essere ogni giorno salire e scendere, al terzo piano e senza ascensore. E questo non solo per Moscati, ma anche per gli altri, per i suoi pazienti. La modestia di questa casa mi fa intuire quanto il Prof. Moscati fosse stato lontano dai lussi della sua condizione di clinico eminente, in un panorama di povertà di cui Napoli faceva esperienza. Moscati viveva nella povertà perché vi era entrato dentro.

Volendo trarre delle conclusioni da questo viaggio nel "mondo" di S. Giuseppe Moscati, sento ancora di più nell'anima l’appello ad allargare il cuore verso la fragilità e la povertà, spirituale, ma tanto spesso anche economica, di chi si avvicina a noi medici. L’invito di Moscati mi sembra sia di partecipare ai problemi dell’uomo al di là di ogni condizione, ma sempre nella proiezione di Cristo, e capisco come tutto questo sia tremendamente importante. Scendere nelle profondità della solitudine di chi non ha come ripagare può mettere in difficoltà emotiva, ma questo costituisce quel salto di qualità che Giuseppe Moscati chiede ai suoi colleghi.

Anzi, agli "amici" colleghi, come se con lui ci fosse ancora un’équipe di allievi che, ammirati, lo ascoltano con attenzione e riverenza. Ho detto "amici" perché lo si è quando c'è una sintonia spirituale da cui scaturiscono fini comuni. Sono amici di Moscati i medici che amano l’uomo guardando a Cristo. E’ anche indubbio che chi si ispira a Giuseppe Moscati può essere definito a ragione suo "figlio spirituale", e questo realizza forse il modo più bello di essere partecipi della stessa professione.


Della stessa autrice vedi le pagine: San Giuseppe Moscati e il magistero recente sull’Amore nell’Enciclica "Deus Caritas Est" Di Benedetto XVI.


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