S. Giuseppe Moscati e S. Bernadette

Sonia Andreoli

S. Giuseppe Moscati e S. Bernadette Soubirous: due santi, due straordinarie figure sulle quali nessuna trattazione può essere esaustiva... Ci si potrebbe domandare cosa abbiano in comune un esimio professore con una semplice ragazza quasi analfabeta, prescelta dalla Santa Vergine, come tramite per i suoi messaggi.

La virtù dell'umiltà, comune ad entrambi e l'accettazione della volontà di Dio, la capacità di lasciare che si compia anche sopportando atroci sofferenze per amor suo. Come è noto S. Bernadette, nel corso della sua esistenza terrena, fu perseguitata, maltrattata, come la maggioranza dei testimoni di Cristo... Anche persone consacrate a Dio fungono da strumenti di "tortura" per queste creature da Lui tanto amate...

S. Giuseppe Moscati fu oggetto di soprusi da parte dei colleghi vittime di invidia, uno dei più grandi peccati che affligge il mondo: un male che corrode l'anima non rendendola più capace di amare nè se stessi, nè il prossimo, non riuscendo a compiacersi delle qualità dell'altro e vedere in lui la grazia di Dio, ma compiendo anche le azioni più abiette per ostacolarlo, nella vana speranza di volerlo "superare"...

Ci si trova dinanzi (e i telegiornali purtroppo lo dimostrano...), ad una corsa sfrenata verso il "calpestamento" dell'altro, talvolta celato da un "ipocrita" senso di pietà.

Quante volte sentiamo dire: "Poverino, non ce la fa...!", senza fare nulla di concreto per aiutare e sostenere veramente chi si trova in difficoltà come soleva fare S. Giuseppe Moscati, con discrezione, in modo che "La destra non sappia ciò che fa la sinistra", come ha insegnato Gesù. Il vero senso della carità è questo: l'amore, un amore universale, non inteso solo in senso "fisico", come purtroppo la società odierna tende ad esaltare, ma come "Agape", valore spiegato in maniera eccelsa dal Papa Benedetto XVI nell'Enciclica: Deus Caritas est".

Quanti racconti ancora si ascoltano tra i vicoli attigui a via Cisterna dell'Olio dove è vissuto S. Giuseppe Moscati, di poveri curati solo per amore ed ai quali spesso lasciava soldi sotto il cuscino, non volendo essere ringraziato... Dovremmo interrogarci su questo punto: Facciamo anche noi lo stesso...? Ricorriamo ai Santi solo per essere aiutati nei momenti di difficoltà, o cerchiamo di seguirne l'esempio...? Quante volte abbiamo compiuto una buona azione sentendoci gratificati dal sentirci dire: "Grazie" e non solo per il gusto stesso di "donarci" all'altro...?

S. Bernadette cercò rifugio tra le mura di un monastero all'età di 22 anni e non tornò più a Lourdes: non voleva essere popolare, voleva solo servire il Signore ed i fratelli. Con questo spirito visse con pazienza e rassegnazione sia nella malattia che sopportando le innumerevoli angherie alle quali veniva sottoposta dal suo prossimo, da quel prossimo che, anche se è nostro nemico, dobbiamo continuare ad amare. Quante volte la Madonna ci ha invitato a pregare per la conversione di tutti...? Gesù stesso ha detto che è facile amare chi ci ama, e l'ha dimostrato immolandosi come vittima innocente sulla croce e perdonandoci per i nostri peccati.

S. Bernadette chiese di essere ricordata in "semplicità" e S. Giuseppe Moscati non dimenticò mai di ringraziare Dio evitando di "inorgoglirsi" per i suoi successi ed avendo come modello un'altra figura di umiltà e carità: S.Teresa di Lisieux, di cui è conservata l'immagine da lui venerata nelle "Sale Moscati" della chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.

Come S. Bernadette, S. Teresa di Lisieux soffrì fisicamente durante tutto il suo pellegrinaggio terreno ma il suo patire non fu sterile: lo offrì per il bene delle missioni, di cui è diventata patrona. La sofferenza, se indurisce il nostro cuore, non fa altro che peggiorare il nostro stato... In quante circostanze si perde la fede perchè si accusa Dio di essere sordo alle proprie richieste, di darci pene che non si possono più sopportare... Eppure, proprio nel Vangelo, nella vita e, soprattutto, nella passione e morte di Cristo, ci è stato spiegato tutto...

Foto di Bernadette Soubirous
qualche tempo dopo le apparizioni alla grotta di Lourdes

Gesù, che aveva superato le tentazioni nel deserto, non si tirò indietro dinanzi al calice amaro. Ecco l'importanza delle prove che devono essere superate ed aiutarci a fortificare la nostra fede, non ad indebolirla...! Che merito ci sarebbe a credere se tutto andasse secondo i nostri piani...?! Dobbiamo essere forti, ed unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo, che ci ha invitato a chiedere: "Bussate e vi sarà aperto... Chiedete e vi sarà dato". Egli, però, nel Getsemani ha anche detto: "Sia fatta la Tua volontà", accettando volontariamente e con amore il suo calvario...

Questo tipo di atteggiamento si può rilevare tra le righe della suggestiva lettera che scrisse S. Giuseppe Moscati in occasione del suo viaggio a Lourdes, dove presta la sua attenzione non tanto ai miracoli di guarigione fisica, ma a quelli di conversione dell'anima. Egli stesso scrive:

"Un ragazzo dalla sua carrozzella piange e grida: "Seigneur, que je guérie!" Un bel bambino paralitico sta con le sue manine giunte e gli occhi dolcisssimi rivolti all'ostia bianca; i ciechi volgono i loro occhi spenti, incerti, dove sentono ma non vedono la luce eterna; una lunga serie di scarne, emaciate, doloranti donne, ischeletrite come le mummie, stringono il rosario. E l'ostia passa silenziosa. Nessuna guarigione! Iddio che può in un istante ridare la vita, che è onnipotente, si volge ai cuori, alle anime, le inonda di sempre maggiore rassegnazione.
Non rimase la Bernadette - quella a cui prima apparve la SS.Vergine - asmatica, e per gli ultimi 8 mesi di sua esistenza paralitica su d'una sedia?"

La stessa S. Bernadette, quando le fu domandato perchè non usufruisse dell'acqua miracolosa di Lourdes, rispose: "L'acqua della grotta non è per me..." La Madonna infatti, durante un'apparizione, le confidò di non prometterle la felicità in questo mondo ma nell'altro... Allora, perchè meravigliarsi se non tutti hanno tratto gli stessi benefici dal recarsi a Lourdes, o in qualunque altro luogo "famoso" per le avvenute guarigioni miracolose...?

Più di una persona ha affermato di vedere il vero miracolo nello sguardo rasserenato e pieno di fede di chi, pur non essendo guarito fisicamente, era rinato spiritualmente dopo il pellegrinaggio a Lourdes. Dovremmo abituarci a pensare che la realtà cambia in base al modo con cui la si guarda... Anche la più terribile malattia può sembrarci una grazia se ci ha dato la possibilità di riavvicinarci a Dio e di non perdere di vista il concetto che siamo di passaggio su questa terra e tutte le azioni che compiamo devono essere per la Sua gloria e nella speranza di godere, un giorno, della luce del Suo volto.

L'esistenza terrena di S. Giuseppe Moscati, iniziata il 25 luglio 1880 e conclusa prematuramente il 12 aprile 1927, ci aiuta a ricordare come tutti siamo chiamati alla santità, e per questo possiamo ricorrere alla sua intercessione non solo per i nostri problemi fisici, ma per quella crescita interiore che si costruisce giorno per giorno facendo nostre le parole di vita del Vangelo di Gesù. Il Santo ci aiuterà efficamemente a vivere virtuosamente su questa terra, preparandoci al contempo il "cammino" per la vera vita.


NOTA: Su questo argomento vedi anche la pagina: Il viaggio a Lourdes di S. Giuseppe Moscati, di Alfredo Marranzini s.j.


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