Caterina Volpicelli: |
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Amedeo Paolino s.j. - Sonia Andreoli |
La vita di Caterina Volpicelli è legata in vario modo ai gesuiti del Gesù Nuovo, chiesa che frequentava assiduamente ed era vicina all'abitazione della famiglia. E' dai Padri operanti nella nostra chiesa che trasse ispirazione per il suo culto al Sacro Cuore e all'Apostolato della Preghiera, nato in Francia - a Paray-le-Monial, dalle rivelazioni di Gesù a S. Margherita Maria Alacoque, suora visitandina di clausura, poi diffuse per opera del suo direttore spirituale, il gesuita S. Claudio La Colombière.
La spiritualità del Sacro Cuore è stata l'anima del suo apostolato, che la portò a fondare le "Ancelle del Sacro Cuore". Raccolse attorno a sé tanti esponenti del laicato cattolico del tempo, tra i quali la famiglia Moscati. Il piccolo Giuseppe - il futuro "Medico Santo" - ricevette la sua Prima Comunione proprio nella chiesa delle Ancelle, ed è presso la Volpicelli che Giuseppe Moscati conobbe Bartolo Longo (che di lì a poco fondò il celebre santuario mariano di Pompei), instaurando un rapporto di amicizia che durerà tutta la vita. La presente pagina non è una biografia della nuova Santa, vuole solo mettere in luce alcune caratteristiche della sua spiritualità e i collegamenti tra Caterina Volpicelli e la Compagnia di Gesù.
La Canonizzazione
Il Santo Padre Benedetto XVI, domenica 26 aprile 2009, ha proclamato santa Caterina Volpicelli, nata e vissuta a Napoli. E’ la seconda religiosa napoletana dichiarata santa dalla Chiesa cattolica, dopo S. Maria Francesca delle Cinque piaghe.
Entrambe si sono dedicate all’assistenza dei bisognosi traendo sempre la loro forza nella Fede e nell’amore per Cristo. Già durante la sua esistenza terrena Caterina veniva definita "santa" dai suoi contemporanei, che avevano imparato ad apprezzare le sue qualità e riconosciuto la sua instancabile opera di sostegno ai più poveri, poveri dal punto di vista economico ma anche tanti "poveri" nello spirito, bisognosi della luce della Fede.
Il Papa, durante la sua omelia, l’ha definita: "Modello dell'impegno cristiano per costruire una società aperta alla giustizia e alla solidarietà, superando quello squilibrio economico e culturale che continua a sussistere in gran parte del nostro pianeta".
Il primo dei miracoli in base ai quali è stata canonizzata è avvenuto nel 1946, e riguardava un bimbo di 14 mesi di Minturno, in provincia di Latina: ridotto in fin di vita, la madre pregò Caterina Volpicelli perché ottenesse dal Signore la sua guarigione, e inspiegabilmente il bambino si riprese perfettamente.
Il secondo miracolo è del 2002, quando un’anziana donna di Meta di Sorrento, affetta da una grave forma di diabete, che l’avrebbe portata all’amputazione di un piede, dopo aver pregato incessantemente la già Beata Caterina Volpicelli di intercedere presso il Signore affinché ciò non accadesse, venne esaudita. Le piaghe scomparvero del tutto senza alcun intervento medico.
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Chiamata universale alla santità
La testimonianza di questa santa spinge a riflettere sull’universalità della chiamata alla santità: Dio non chiama solo i cosiddetti "poveri" - se per poveri intendiamo quelli sprovvisti del necessario - ma tutti, anche i "benestanti"…
Caterina infatti era l’ultima figlia di una famiglia appartenente all’alta borghesia, che di certo non aveva problemi economici…
Ma ciò che conta dinanzi a Dio è la "povertà di spirito", come ci ricorda Gesù nel discorso della montagna, e sia Caterina Volpicelli, come S. Giuseppe Moscati, ne sono un valido esempio: anche il Prof. Moscati, in qualità di medico, non era certamente "bisognoso" economicamente…
Tante testimonianze attendibili riferiscono come Moscati poco si occupasse di se stesso, per devolvere tutto ai "suoi" poveri, coadiuvato dalla sorella Nina, anche lei di elevata tempra spirituale. Infatti, nella sala d’attesa del suo studio medico, molti erano coloro che non erano in grado di pagare l’onorario, e spesso anzi lo stesso Prof. Moscati dava loro una congrua offerta per procurarsi le medicine…
In circostanze diverse, Caterina fece lo stesso, arrivando a vestirsi sempre in modo molto semplice quando andava a visitare chi si trovava in cattive condizioni, sia di salute che economiche, per meglio "conformarsi" a loro, arrivando perfino a rinunciare alla propria biancheria, pur di donare tutto di sé stessa al prossimo…
La "nobiltà" autentica
In virtù della differenza di "missione" che il Signore ci affida, non deve meravigliarci che possa santificarsi anche qualcuno con "nobili" origini, oltretutto ricordando che la vera nobiltà è quella dell’anima, e Caterina fu definita in tal modo proprio dal Padre Ludovico da Casoria, che bene la conosceva: "nobile, ricca, vergine, santa, amabile", non sicuramente per il suo "status" nella società, bensì per le sue qualità umane.
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Caterina era cresciuta tra ideali cattolici, educata ai principi cristiani da entrambi i genitori, ai quali attribuì il merito di averle insegnato da bambina "a credere e venerare i principali misteri della nostra Santa Fede", come scrisse in una lettera rivolta al fratello Vincenzo.
Fino all’età di 17 anni Caterina visse un’infanzia come tutte le ragazzine benestanti della sua epoca, tra giochi, studio e divertimenti.
Aveva un carattere molto forte, amava curare molto il suo aspetto con attenzione e premura, arrivando spesso ad entrare in competizione con le sorelle pur di "primeggiare".
La sua vita era piena di interessi, come la musica, il teatro, la lingua francese, la danza classica, ed uno dei suoi più grandi sogni era – come era normale alla sua età - quello di sposarsi, formarsi una famiglia, avere dei figli…
Tutti i suoi progetti di studio e di arricchimento culturale, avevano come meta il matrimonio e l’educazione della prole, a cui si voleva dedicare "con il cuore insieme e con la mente", progetto educativo che realizzerà, ma non con figli propri.
Non coinvolse solo le "Ancelle del Sacro Cuore" – da lei fondate - nell’opera di apostolato, ma riuscì ad essere madre spirituale per tanti bambini ai quali si dedicava totalmente, nonostante la precarietà della sua salute, che non le rendeva facile visitarli in luoghi tanto spesso umidi e privi di luce.
Presso il suo Istituto lo stesso S. Giuseppe Moscati ricevette la preparazione al sacramento dell’Eucaristia e poi la Prima Comunione.
Nello stesso luogo Caterina aveva ospitato, convertito e guarito con la sua preghiera, il futuro Beato Bartolo Longo, che poco dopo partì dalla sua casa per cominciare la grande opera del Santuario di Pompei.
Difficile discernimento interiore
Ma la vocazione di Caterina ad offrirsi totalmente a Dio, consacrandogli la propria verginità, non giunse precocemente, né senza sofferenze: ella dovette superare un grande combattimento interiore, come ci danno testimonianza le Memorie da lei scritte, nel 1864, su consiglio del Padre Matera, che all’epoca era la sua guida spirituale.
Sentiva il peso di una "divisione" interiore, era preda di sentimenti contrastanti: da un lato c’era tutto il suo interesse e la sua attrazione per i beni mondani, per i divertimenti, dall’altro nutriva una grande esigenza di purificazione e di avvicinamento a Dio. Lei stessa definisce terribile lo stato della sua anima di quel periodo.
Ma nel 1853, con la partecipazione al mese Mariano nella chiesa del Gesù Nuovo - guidata dal P. Carlo Maria Rossi s.j. - cominciò a nutrire un vero desiderio di emendarsi, e, soprattutto l’anno seguente, quando una tremenda epidemia colpì Napoli, si accostò più frequentemente al sacramento della Confessione, per prepararsi meglio ad incontrare il Signore.
Dovette comunque trascorrere molto tempo perché Caterina accettasse totalmente la volontà di Dio, e intanto il tormento interiore la portò finanche a desiderare di morire, come attesta nei suoi scritti: "Presto morire per liberarsi da tante angosce interiori". Eppure furono proprio tali tormenti a preparare la strada per il suo incontro mistico con il Sacro Cuore di Gesù, al quale si accostò grazie ai gesuiti di Napoli.
Decisivo per aiutarla nel suo discernimento spirituale fu l’incontro con il Beato Ludovico da Casoria, che nel 1855, intuendo quale fosse il destino di questa donna, la invitò ad entrare nel Terz’Ordine Francescano, comprendendo anche che la sua vocazione non fosse per la vita claustrale.
Infatti, a causa anche delle sue condizioni di salute, Caterina dovette uscire dopo poco tempo dal Monastero delle Adoratrici Perpetue, le Sacramentine, nella cui chiesa S. Giuseppe Moscati, dinanzi all’effige della Madonna del Buon Consiglio, avrebbe pronunziato il suo voto di castità rinunziando "agli affetti impuri e terreni".
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Occorre essere molto attenti ad ascoltare la voce di Dio dentro di noi, il suo richiamo. Caterina ormai sentiva di volersi conformare solo alla Sua volontà, che, come aveva profetizzato Ludovico da Casoria, era non la vita in clausura, ma l’essere "pescatrice di anime in mezzo al secolo".
Un altro momento fondamentale per la sua vita spirituale, e per il suo distacco dai beni mondani, fu il momento dello scambio delle fedi durante il matrimonio della sorella Gabriella: Caterina, anziché sperare - come tempo addietro - che arrivasse anche per lei quel momento, coronando quello che era stato sempre il suo sogno di ragazza, provò altri sentimenti, volti ad una forma di amore molto diverso da quello umano: "Ecco – si disse e poi confessò in seguito al P. Caruso – una donna incatenata ad un uomo! Ed era una catena il mio sogno! Non è più nobile legarsi al Signore, sposarsi a Cristo, consacrare la vita alla cura del cielo? E quest’uomo a cui ti abbandoni ti sarà sempre fedele? E ti appagherà gli affetti?… Oh mio Gesù, tu sei più degno dell’amore di una vergine".
Dopo aver avuto quest’ispirazione la sua esistenza cominciò a mutare sempre più: anche se Caterina continuava a condurre in apparenza la stessa vita di prima, frequentando gli stessi ambienti, indossando gli stessi abiti, c’era in lei un "universo" interiore che solo Dio ed il suo padre spirituale conoscevano… Sotto quegli abiti eleganti c’erano spesso strumenti di mortificazione… E durante le rappresentazioni teatrali recitava il Santo Rosario…
Ma il padre spirituale che allora la seguiva, P. Borgianelli, non era ancora certo che la sua vocazione fosse autentica, anzi: pensava che ella fosse portata per il matrimonio, non per un’offerta totale di se stessa a Dio.
Il Signore però non era questo che desiderava per Caterina e lei, rivolgendosi al gesuita P. Cercià, cominciò a riappacificarsi con la sua anima, ed iniziò sempre più ad allontanarsi dalle cose del mondo.
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Presso la Casa Madre dell’Istituto Volpicelli, a Napoli, si conserva la statua dell’Ecce Homo dinanzi alla quale Caterina, prostrata, piangeva dicendo: "Domine, quid me vis facere?" ("Signore, cosa vuoi che io faccia?"). avvertendo sempre più che solo Dio poteva riempire il vuoto del suo cuore…
Intanto suo padre, nel 1862, venne colpito da un colpo apoplettico. Caterina lo assistette con amore e devozione, nonostante la sua salute fosse molto cagionevole. Questa esperienza, come anche quella fatta in clausura, fecero un gran bene alla sua anima e le consentirono anche di vincere le sue resistenze alla vista degli infermi.
Scelta definitiva
Il suo impegno, la sua dedizione totale ed il suo amore per i bisognosi, i malati, i disadattati, durò per tutta la sua esistenza: quando Caterina si consacrò totalmente al Signore, pronunziando il voto di castità nell’oratorio privato della sua casa, ormai il suo stile di vita era sempre impregnato di preghiera, di penitenza e di carità, e la sua "esperienza di Cristo" diventava sempre più forte…
Il suo incontro con Gesù, la sua vita mistica, cominciavano ad avere sempre più spazio nella sua esistenza.
La sua massima di vita era: "Non mea voluntas sed tua fiat!" ("Sia fatta non la mia ma la tua volontà!") e sentì Gesù che si manifestava in lei dicendo: "Vedi quanto ho sofferto per l’anima tua e del tuo prossimo, ed in ricambio da te voglio questo sacrificio per il bene ed amore del prossimo".
La vita di Caterina Volpicelli divenne allora una continua "risposta" a questa richiesta del Sacro Cuore di Gesù. Donò tutta se stessa, nel servizio di Dio e del prossimo, offrendo infine, in punto di morte, la sua vita per il Papa.
Le "Ancelle del Sacro Cuore"
La forza, la determinazione ed altre caratteristiche simili, in una donna non devono essere viste solo in negativo: se infatti vengono adoperate per il bene, per il raggiungimento di quel fine che è la partecipazione alla redenzione dell’umanità, possono essere preziose.
Caterina ha continuato a combattere per Cristo, per diffondere il messaggio evangelico, in un periodo storico difficile per il cattolicesimo, quando era in auge il razionalismo e la massoneria… Non si diede mai per vinta, confidando sempre nella forza dello Spirito Santo, proseguendo la sua opera nonostante la sua salute fosse al limite…
La sua opera si rivolse a giovani, fanciulli, disadattati, soggetti "a rischio", poveri, ma anche a ricchi e a nobili, perché, come giustamente osservava, tutti sono "anime da conquistare al Sacro Cuore".
Per quanto riguarda la vita religiosa femminile, a lei si deve una grossa svolta: "le congregazioni femminili sino ad allora erano dedite o alla contemplazione o alle opere assistenziali; le Ancelle del Sacro Cuore, invece, sono sorte per l'apostolato e per la santificazione delle anime, tanto che è consigliato loro lo studio dell'apologetica". Le consacrate, non indossando l'abito religioso, hanno il fine di rivivere i misteri dell'umiltà incondizionata di Gesù che nell'Eucarestia "si fa tutto a tutti". Sono divise in tre rami: le Ancelle, che emettono i voti vivendo poi in comunità; le Piccole Ancelle, che sono consacrate a Dio, ma continuano a vivere nel mondo, e le Aggregate, che possono essere anche sposate ed avere una propria famiglia.
Tutte si impegnano a servire Dio e la Chiesa "completandosi" a vicenda, estendendo la loro azione ad ogni tipo di vita. E’ palese l’ispirazione di S. Ignazio di Loyola, l’essere cioè "contemplativi nell'azione", come la certezza che il donarsi per amore di Cristo non sia esclusivo di chi fa una scelta di vita claustrale.
L’Apostolato della Preghiera deve tanto a S. Caterina Volpicelli: il suo zelo la portò persino a girare per le vie della città con un "carrettino" pieno di libri che potessero diffondere il messaggio evangelico.
Fino ad allora l’Apostolato della Preghiera aveva visto la sua diffusione solo in Francia, tramite il P. Enrico Ramière. A lui scrisse Caterina, e P. Ramière ebbe modo di conoscerla per corrispondenza. Prima di incontrare personalmente Caterina, in occasione di un suo viaggio in Italia, le inviò il primo diploma di "zelatrice" dell’AdP (Apostolato della Preghiera) in Italia. Il fine di quest'opera apostolica, che i gesuiti continuano ai giorni nostri, è sempre irradiare il culto al Sacro Cuore, in riparazione delle offese a Lui fatte, offrendo a Gesù ogni giorno il proprio agire.
E’ un modo di riaffermare, sulla scorta del Vangelo, dell’insegnamento della Chiesa, della testimonianza dei Santi, che non esistono vite prive di utilità, non esistono azioni "sterili": anche quelle più banali possono acquisire un valore infinito e divino… E in questo modo si restituisce anche valore alla sofferenza: se offerta al Signore con amore non è mai fine a se stessa…
Nota: per approfondimenti vedi: Clotilde Punzo, Santa Caterina Volpicelli, Luciano Editore, Napoli 2009.
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