P. Luigi Massa s.j. |
Amedeo Paolino s.j. |
Arrivo in Cina e studi specifici
Appena sbarcato, Luigi abbracciò i fratelli Agostino, Nicola e Gaetano, arrivati in Cina due anni prima. Con le sue prime parole comunicò le "affettuosissime benedizioni " della madre, che li commossero. E con gioia i fratelli appresero la vocazione delle due sorelle Teresa e Francesca, entrate in clausura nella Congregazione della Visitazione.
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Durante il viaggio, nei colloqui con il fratello Renato, Luigi comprese come la missione in Cina richiedeva una vera trasformazione di mentalità e modo di vivere. Ebbe subito modo di costatarlo: lingua, convenienze sociali, cibi, vestiti, usanze di vita, tutto era differente dalla vita in occidente. Luigi disse a se stesso: "Ora debbo divenire cinese fra cinesi".
Il primo passo della nuova vita era lo studio della lingua cinese. Subito iniziò un intenso lavoro per impadronirsi della nuova lingua. Nei primi giorni di studio ebbe la sorpresa di scoprire che, a differenza delle altre lingue, non c’era un "alfabeto cinese"! Un confratello gli spiegò: "La lingua cinese è vastissima. Però non ha alfabeto." Possedendo una eccellente memorial in poche settimane memorizzò molte parole cinesi. Con il suo senso estetico apprese a designare "pittogrammi, ideogrammi semplici e composti" ed altri carattteri della lingua dei mandarini. E dopo quattro mesi di studio riuscì ad esprimere in cinese brevi concetti. Un mattino sorridendo disse: "Stanotte ho sognato in… cinese!"
Sul principio del 1849, il Superiore della missione gli comunicò che doveva iniziare i corsi di teologia, che si tenevano in una grande casa vicino Shanghai. Fino a un 70 anni addietro nelle scuole teologiche cattoliche l’insegnamento era tutto in latino. Luigi possedeva la lingua e cultura latina in modo eccellente. Comprendeva l’importanza e la necessità della teologia, e si diede ad uno studio intenso e proficuo.
Ma avvertiva spesso il ricordo della madre. Desiderava sue notizie, ma era impossibile. In effetti in quel periodo la salute della baronessa declinarono rapidamente. Luigi sentiva che il pensiero della mamma gli infondeva coraggio, e capì che qualcosa di importante era avvenuto. Poi, in aprile, Luigi ricevette dalle sorelle la notizia che mamma, verso la fine di gennaio, aveva avuto un forte collasso, e che all’inizio di febbraio, in serenità e pace, aveva terminato il suo pellegrinaggio terreno.
Pianse, comprendendo i presentimenti avuti in gennaio e febbraio. Ma d’improvviso gli tornarono in mente queste parole della madre: "Dal cielo ti aiuterò di più". Era un pensiero soave e di pace che non aveva ricercato. Luigi si sentì rinfrancato e riprese lo studio con più vigore. Nella preghiera chiedeva alla Madre di Dio, venerata come "Madre Ausiliatrice", una profonda conoscenza del dogma cattolico e della lingua cinese, per annunziare la fede cristiana. E ottenne quanto desiderava. Con l’aiuto dei professori e di altri esperti, apprese la terminologia cinese corrispondente ai concetti della dottrina teologica, anche se non fu un lavoro semplice! Ogni giorno trovava ritagli di tempo per apprendere di più la nuova lingua.
Ne scoprì la bellezza e l’espressività. Cominciò pure a conoscere le opere etiche, letterarie e storiche di autori cinesi. Un campo vastissimo! Disse un giorno ad un altro studente: "A Napoli mai balbettai; ora continuamente balbetto in cinese!" Trascorsero così due anni di studi sereni benché impegnativi.
Il rettore del seminario dei giovani cinesi richiedeva un esperto maestro di latino. Scelse Luigi. Dovette così interrompere gli studi teologici. Esperto nell’insegnamento, dal carattere affettuoso e franco, Luigi guadagnò presto la stima e il cuore degli studenti cinesi.
A volte soleva dire: "Ora ho più di una trentina di maestri in cinese, mentre essi ne hanno uno solo per il latino..."
Gli fu affidato anche l’incarico di economo di casa. Doveva provvedere al vitto e ad altre necessità della numerosa comunità. La sua provvidente abilità sorprese tutti. Anche lui si meravigliò di riuscire bene in questo compito, in tempi poco favorevoli alle missioni. A chi si congratulava con lui, rispondeva: "Tutto ho appreso dalla mia santa mamma."
L’insegnamento, le faccende di casa, non lo distolsero dal continuare gli studi teologici in privato. Soprattutto si impegnò nello studio della Morale. Era consapevole dell’ importanza di questa scienza, negli aspetti positivi che avvicinano a Dio e nelle deviazioni che deturpano l’uomo e la società. Per conoscere la condizione dei cattolici nelle villaggi vicini, visitò le piccole comunità dei credenti della zona.
Incontrò molti ragazzi e ragazze un po’ abbandonati. Al vederli si commosse. Poi nella preghiera alla Madre di Gesù chiese luce per rispondere ad una insistente domanda che scuoteva la sua mente: "Che fai per questi abbandonati?" Riflettendo e pregando decise: "Compirò con esattezza i compiti affidatimi dai superiori. Mi impegneròpure nell’istruire i fanciulli nella fede."
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[foto della fine del XIX sec.]. |
Dopo questa risoluzione sentì serenità nel cuore. Immediatamente iniziò a visitare ogni settimana l’una o l’altra comunità cattolica della zona. Riuniva i ragazzi e li istruiva nella fede. Cercò di capire la loro psicologia. Si accorse che non differiva poi molto da quella dei ragazzi di Napoli. La sua giovialità affettuosa, piccoli regali, suscitarono un sorprendente affetto e stima in quei ragazzi cinesi. Lo aspettavano con impaziente desiderio. Al suo arrivo gli correvano incontro per abbbracciarlo. Quando ripartiva, gli era difficile separarsi da loro.
Trascorsi quasi tre anni, gli venne comunicato che prima della fine dell’anno sarebbe stato ordinato sacerdote. Ne ebbe una gioia indicibile. Andò in chiesa e lì rimase a lungo adorando, ringraziando Gesù, sommo sacerdote. E da allora intensificò la preghiera e lo studio teologico.
Mons. Maresca – di Napoli come Luigi – Amministratore Apostolico della Diocesi di Nanchino - lo ordinò sacerdote verso la fine del 1853. Çe sorelle in Italia – Elena, Teresa e Francesca – ne gioirono immensamente. Con i gruppi di preghiera che dirigevano, si sentivano ispirate a chiedere per il fratello di essere nelle missioni testimone del Cristo fino in fondo (dopo il martirio di Luigi capirono il vero significato della loro preghiera).
Prima e dopo l’ordinazione sacerdotale, Luigi chiese al Sacro Cuore di corrispondere pienamente al dono del sacerdozio in terra di missione. Avvertì nell’intimo, più volte, questa voce misteriosa: "Io ho dato la mia vita per te, e tu la darai per me?" La risposta di Luigi fu pronta e generosa: "O Gesù, la mia vita è Tua. Disponi di me come Tu vuoi."
Sacerdote e Martire
P. Luigi Massa aveva avuto sempre il vivo desiderio dell'attività diretta tra cattolici e dell'’nnuncio del Vangelo ai non-cristiani. Con l'ordinazione sacerdotale queste aspirazioni e desideri divennero pressanti. Il suo cuore era dominato da un indicibile trasporto verso le anime, la Chiesa e il Sacro Cuore. Nulla ambiva per sè.
Il Superiore della missione conosceva i sentimenti di P. Luigi, ma lo trattenne nella Comunità di Zi-ku-wei per affidargli l’economia dell’intera missione, conoscendo la competenza che aveva acquisito nel campo economico. Luigi si dimostrò una sorprendente "provvidenza". Aiutava tutti, animato da grande affetto. Da tutti era stimato ed amato. Non mancavano ore buie e strettezze insuperabili. Chi può sapere le notti che trascorreva con il rosario in mano, chiedendo aiuto a Gesù che sentì misericordia per le folle affamate?
Trascorsi due anni in questo benefico lavoro, venne destinato all’attività direttamente apostolica. P. Luigi compiva 28 anni. Un gesuita italiano che in quel periodo lo conobbe così lo descrisse "Era nel fiore della virilità, robusto di forze, fervente di spirito, pratico nella lingua cinese, affabile e cortese nelle maniere, dispregiatore dei propri comodi. Aveva tutte le doti che si richiedono a un buon missionario cinese."
Da vero napoletano, usava modi e parole soavi e allegre nel tratto con gli altri. "Padre Luigi- si diceva - ha un cuore d'oro."In breve tempo guadagnò l'affetto dei cattolici del distretto ed anche dei non cristiani. La sua affabilità era attraente. Dava coraggio a tutti. E così avvenne che ogni giorno era circondato - e a volte molestato - da persone che chiedevano aiuto.
La istruzione dei cristiani richiedeva molto tempo. Davanti a un crescente numero di neofiti, si convinse che erano necessari dei collaboratori. Scelse un gruppo di uomini e donne esemplari. Li istruì con diligenza nella dottrina cattolica, li attrasse ad una vita di preghiera intensa, divenendo così un efficace aiuto nell'insegnamento delle verità di fede a ragazzi e adolescenti. In pochi anni istituì nelle diverse cristianità più di quindici centri di istruzione cristiana. In un villaggio aprì un orfanotrofio ed un asilo, dove accoglieva fanciulle e fanciulli abbandonati da famiglie pagane o poverissime.
Accettò e raccolse centinaia di poveri bambini, che i collaboratori istruivano per il battesimo. Come riuscì a tanto in poco tempo? Soltanto Iddio conosce il segreto di quella prodigiosa attività e della sua generosa accoglienza. Nel medesimo villaggio, aiutato dal fratello Nicola, buon architetto, costruì un'ampia chiesa, che fu attiva per molti anni (chissà se ancora esiste?) In altre piccole cristianità riparò ed abbellì le cappelle disadorne.
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Dopo tre anni di instancabile attività fu scelto come responsabile di un grande orfanotrofio, vicino Shanghai. Quest’opera era stata iniziata dal vescovo mons. Maresca, che aveva ordinato sacerdote Luigi. Qui si raccoglievano adolescenti e bambini abbandonati di ambo i sessi. Per le bambine si aprì subito un nuovo edificio. La maggior parte di quanti erano accolti versavano in desolanti condizioni: cenciosi negli abiti, ruvidi nei modi, insofferenti dell'ordine. Molti erano malandati in salute. P. Giaquinto, che viveva con loro, possedeva una carità e pazienza sovrumana, virtù indispensabili per mutare quegli orfani abbandonati in ragazzi disciplinati, laboriosi e devoti. E questa trasformazione avvenne.
Una personalità francese che poté osservare questa istituzione così ha testimoniato: "Io conto tra le gioie della mia vita la visita al vostro orfanotrofio di Tsa-kia-van. Io non so esprimervi la mia compiacenza nel vedere quegli orfanelli intenti al loro lavoro sotto la disciplina di maestri dai tredici ai quattordici anni, e nello scorgere l'ordine, la regolarità, che regna in tutte le cose."
Gli orfani apprendevano vari mestieri: calzoleria, sartoria, falegnameria, tipografia, scultura in legno, lavoro nei campi. Nei giorni piovosi o freddi si filava il cotone in casa.
Quando il P. Luigi ebbe la responsabilità dell'orfanotrofio si impegnò a continuare questa provvidenziale opera benefica e formativa, aggiungendo altre nuove attività. In pochi giorni conquistò il cuore e il rispetto di quei 150 e più orfani con la sua bontà. L'affetto, la fiducia dei ragazzi verso P. Luigi aumentò con il tempo. Sarebbe lungo quì presentare le tante e svariate iniziative che inventava per promuovere l'educazione di quei ragazzi.
A contatto con P. Luigi gli orfani non si sentivano più tali. Il rispetto, la confidenza nella bontà del loro "Padre", la sua fermezza, trasformava bambini e adolescenti. Tutti si sentivano benvoluti, stimati. Tutti con gioia lavoravano o studiavano. P. Luigi ne era felice. Ringraziava Dio, pregando per quegli orfani e insieme a loro.
Ma l’orizzonte politico già da alcuni anni, prima del 1860, diveniva più turbolento e minaccioso. Nel Nord del territorio della missione si verificavano scontri armati tra truppe imperiali e un movimento di ribelli, detti "Ch'ang-mao" ("Capelli Lunghi"). Questi, occupando Nanchino, divennero padroni della regione. Il loro passo era segnato da distruzioni e cadaveri. Tutti i missionari vollero restare sempre con i fedeli cristiani, anche in condizioni desolanti. Una ventina di loro furono uccisi o morirono in dolorose condizioni.
Durante il 1860 le formazioni dei "Ch'ang-mao" calarono verso il sud in direzione di Shanghai. In questa città si erano rifugiati migliaia di scampati alla ferocia dei "Capelli Lunghi". Nella città vi era una guarnigione anglo-francese, ben equipaggiata con armi moderne.
IL P. Luigi seppe che i ribelli, per timore, ostentavano un certo rispetto verso gli anglo-francesi. Allora inalberò sull'edificio dell'orfanotrofio il tricolore francese, ma trasferì subito gli orfanelli più piccoli e deboli in una località sicura.
Agli orfani più grandi diede il permesso di ritirarsi dove pensavano di stare sicuri. Ma tutti preferirono restare con lui. Era il 17 agosto 1860. I ribelli procedevano in ordine di battaglia sulla strada cje distava poco più di un chilometro dal villaggio dove era ubicato l’orfanotrofio. Da quanto si poteva immaginare, i ribelli marciavano senza intenzione di deviare.
Avvenne però una fatale imprudenza. I contadini, azionati da capi imprudenti, pretesero di contrastare l'avanzata dei ribelli. Fu la rovina di quei contadini. Ne seguì un orribile massacro e la devastazione della piccola cittàdina, dove si ergeva il vasto edificio per gli orfani.
P. Luigi con i ragazzi ed altre persone pregavano nella cappella, davanti all'altare. Quando i "Ch'ung-mao" entrarono nell'orfanotrofio, irruppero furenti nella cappella. P. Luigi andò loro incontro con soavità.
Un ribelle con la scimitarra gli mozzò un dito della destra. Reprimendo il dolore, ancora con soavità, spiegò ai ribelli lo scopo dell'orfanotrofio. Offrì loro il danaro ed altre cose. Supplicò i ribelli di risparmiare la vita degli orfani e degli altri presenti. Li condusse per i locali dell’istituto permettendo loro di prendere quanto desideravano. Quei feroci ribelli, davanti alla bontà di P. Luigi, divennero un po' più umani. Presero il danaro, alcuni vasi sacri preziosi e si allontanarono.
Sembrava tutto terminato. Ma dopo pochi minuti una nuova orda, più numerosa, invase la casa. Gli orfanelli e altri cristiani fuggirono quasi impazziti. Alcuni a nuoto tentarono a raggiungere l'altra riva del canale, che scorreva nei campi vicini, e perirono annegati. Altri si nascosero in una boscaglia. La casa subì un altro saccheggio. P. Luigi non oppose resistenza. Venne preso prigioniero con il catechista e due giovani orfani. Caricati della refurtiva, furono costretti a seguire i ribelli.
P. Luigi, vedendo gli orfanelli disperdersi, supplicò i ribelli di lasciarlo libero per soccorrere gli orfani. Alla sua richiesta i ribelli risposero colpendolo furiosamente. Spinto fuori casa con violenza, i ribelli appicarono il fuoco. Forzato a camminare e stracarico, scorse orfanelli piangenti e l'orfanotrofio avvolto dal fumo. Si fermò. Di nuovo supplicò i ribelli di lasciarlo per aiutare i poveri orfani. Un bandito per risposta gli infisse la lancia nel petto. P. Luigi cadde insanguinato. All'istante altri banditi lo ferirono ferocemente. Un martirio consumato in meno di un minuto. Negli ultimi istanti il martire Luigi guardò i ribelli e con le poche energie che gli restavano disse: "Gesù, offro la vita per i miei orfani e per gli uccisori". E chiuse gli occhi per sempre.
Altri missionari e laici cinesi seguirono nel martirio P. Luigi. Il loro sangue conquistò alla Chiesa del Cristo moltissime ed inaspettate conversioni. A tarda sera di quel 17 agosto un buon cristiano, benché ferito, riuscì a tornare all'orfanotrofio. Aveva una immensa stima di P. Luigi. Aveva visto i ribelli colpirlo con la lancia, davanti al corpo del martire si inginocchiò e pianse.
A notte inoltrata, con l'aiuto di altri cristiani, il corpo del P. Luigi venne posto in una vecchia bara e nascosto sotto terra. Quando la situazione politica ridivenne sicura, la bara fu dissepolta con onore. Orfanelli, molti cristiani, il fratello Nicola e alcuni missionari erano presenti. Tutti avvertirono una speciale presenza ed una inspiegabile sicurezza.
Il corpo del martire venne trasportato al cimitero di Shangai, e deposto accanto alle tombe dei fratelli Gaetano e Agostino. La storia di P. Luigi - quella umana - termina in questo modo. Ma nel medesimo istante si iniziava una nuova storia - quella divina – che non avrà mai termine.
P. Luigi Massa, martire, non è scomparso. Vive ed opera nella Chiesa in Cina e costituisce una delle glorie di Napoli, sua sua città natale.
Preghiera al martire Luigi Massa
"Dio, Padre misericordioso, che rendesti il martire Luigi
infaticabile nel diffondere il Vangelo
e nel soccorso agli orfani,
Ti chiediamo, per sua intercessione,
fedeltà alla Tua Chiesa
e generosità verso gli abbandonati.
Amen."
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