P. Luigi Massa s.j. |
Amedeo Paolino s.j. |
Gli studi
Alla fine del noviziato, Luigi emise i voti perpetui, cioè si legò dinanzi a Dio a vivere in povertà, obbedienza e castità. La baronessa con le due figlie,Teresa e Francesca, visitarono Luigi dopo i voti e lo trovarono felice, allegro più di prima. Dal suo volto traspariva serenità e un qualcosa di invisibile che quasi imponeva rispetto. "Ed ora che farai?" chiesero incuriosite le sorelle. E Luigi: "Per due anni almeno continuerò gli studi letterari. Apprenderò qualche lingua straniera, come Gaetano. Soprattutto mi perfezionerò nella lingua latina e greca. Dovrò pure comporre versi in latino…".
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nel sud est della Cina (XVIII secolo). |
Nel biennio di studi letterari, Luigi realmente raggiunse un alto livello di padronanza della lingua e letteratura latina e greca. Lo stesso avvenne nello studio della letteratura italiana. Seguì corsi di storia europea e un po’ di storia della Chiesa. Lo affascinavano le progressive scoperte in fisica e chimica, e l’astronomia lo attrasse grandemente. Conosceva bene gli ultimi dati acquisiti dagli astronomi del primo 800. Negli studi dominava in Luigi un unico desiderio: rendersi con la scienza adatto a glorificare il Cristo, cui aveva donato la vita.
Il desiderio delle lontane missioni divenne più intenso quando Gaetano, poco dopo il noviziato, fu scelto per la Cina. Un vescovo missionario aveva chiesto al Provinciale un giovane religioso adatto come segretario. Gaetano doveva partire immediatamente. In poche ore preparò l’indispensabile. Corse a dare l’addio alla mamma che lo benedisse. Da Napoli si diresse a Bordeaux. Lì aspettavano quattro gesuiti destinati in Cina. Il 22 giugno 1845 si imbarcarono sulla nave "Meloé". Navigava ancora a vele! La nave costeggiò l’Africa Occidentale, attraversò l’Oceano Indiano e arrivò a Hong-Kong verso la fine di marzo del 1846. Nove mesi di aspro viaggio.
Nel gennaio di quell’anno i tre fratelli Massa: Agostino, Nicola, Renato ed altri, furono destinati alle missioni in Cina. Prima di imbarcarsi, visitarono la mamma insieme a Luigi. La baronessa con fortezza cristiana li abbracciò e li benedisse con queste precise parole: "Io non so come rendere grazie al Signore per ilfavore di divenire madre di apostoli. Egli vi ha scelti; non è mio, né vostro merito l’essere fatti degni di tanto onore. Andate fiduciosi nella divina bontà. Guadagnate anime a Cristo. " Parole che si scolpirono nel cuore dei figli missionari!
All’inizio di febbraio Luigi, con le sorelle Teresa e Francesca accompagnarono i tre fratelli maggiori alla nave che partiva dal porto di Napoli. Nave a vapore. In pochi giorni si attraversò il Mediterraneo e l’istmo di Suez. Più lunga fu la navigazione attraverso l’Oceano Indiano. Arrivarono a Hong Kong verso la fine di marzo. Lì ebbero l’inaspettata gioia di abbracciare Gaetano, sbarcato pochi giorni prima.
Luigi intanto frequentava gli ultimi mesi di retorica, più o meno uguale al liceo classico odierno. La sua mente sostava su testi latini o greci. Con il cuore viveva tra i fratelli in Cina. Fu poi inviato ad insegnare grammatica ai piccoli nel collegio della Compagnia in Napoli. Era un grande collegio, sito di fronte a piazza Dante.
Luigi possedeva una eccellente didattica. Gli alunni l’amavano e lo rispettavano. Ma l’insegnamento durò pochi mesi. I moti rivoluzionari del 1848 stroncarono tutte le opere educative e le altre attività dei gesuiti, che furono cacciati dalle case religiose. Il governo rivoluzionario si impossessò del collegio di Piazza Dante. E così è rimasto fino ad oggi.
Alcuni gesuiti migrarono in vicine nazioni europee. La maggior parte si rifugiò nell’isola di Malta. I superiori preferirono che Luigi si nascondesse nella sua famiglia. E fu provvidenziale. La contessa lo rese più forte nella vocazione. Trascorreva il giorno tra studio e preghiera. Partecipava con la mamma alla S. Messa di buon mattino. Con sorpresa delle sorelle pregava per quelli che perseguitavano i suoi confratelli gesuiti.
Una tarda mattinata Luigi tornava a casa dopo una piccola spesa al mercato ittico. Indossava un modestissimo abito popolano, portava scarpe sdrucite e un largo berretto da pescatore. Notò due individui in uniforme, poco distanti dal palazzo di famiglia. Questi gli chiesero: "Dove abita la contessa Teresa Massa?" Luigi, in un inconfondibile dialetto napoletano, rispose: "’A contessa! E chi mai l’ha vista?" E proseguì, sorpassando il portone di casa. Quando fu sicuro che i due armati si erano di molto allontanati, tornò indietro cantarellando ed entrò in casa. Chiamò a mezza voce la sorella Teresa, più grande in età. Era coraggiosa, esperta in politica.
In casa e nel vicinato era nota come la "sopracontessa". Dopo pochissime parole di Luigi, essa capì all’istante la situazione. Non si perse d’animo, anzi apparve più coraggiosa. Sbarrò fortemente il grande portone. Chiuse tutte le finestre. Ordinò a tutti che quel giorno e il seguente nessuno uscisse di casa e non si rispondesse a chi bussava.
Nel trambusto del 1848 la baronessa pregava più intensamente. Era serena e godeva di avere Luigi in casa. Lo osservava specialmente quando il figlio si raccoglieva in preghiera. Ebbe allora di nuovo il presentimento già avvertito, ma ora più chiaro: "Un giorno Luigi darà una suprema testimonianza di fede".
Luigi aveva 21 anni. Stava in famiglia da poco più di un mese. Inaspettato, arrivò il fratello Renato dalla Cina. Immensa fu la gioia di tutti. Renato era un fine diplomatico e instancabile missionario. Aveva lavorato nella Missione del "Kiangnan", una regione vasta che si distendeva più o meno nelle vicinanze di Shanghai e contava più di 50 milioni di abitanti. I convertiti cattolici erano pochi rispetto all’intera popolazione. Il vescovo, mons. Ludovico de Besi, tornava in Italia e chiese al superiore della Missione di avere P. Renato come aiuto e segretario. Il superiore accolse il desiderio del vescovo e ordinò al P. Renato di adoperare ogni mezzo per tornare con nuovi missionari.
Renato, osservando con sorpresa i moti rivoluzionari del 1848, in Napoli e a Roma, disse: "In Cina una mezza persecuzione; quì la rivoluzione. Gli uomini si credono potenti, ma Dio è onnipotente". Ed ebbe ragione. Raccolse nell’Italia rivoluzionaria più missionari di quanto aveva previsto di poter radunare in tempi tranquilli.
Il primo ad offrirsi per le missioni fu Luigi. Renato ne fu contento.Volle però attenersi alla norma di sempre. Pregò, consultò la madre, i superiori e poi lo accolse.
Il giorno prima di imbarcarsi, Luigi incontrò la mamma da solo. La baronessa aveva problemi di salute. E percepiva quasi come una certezza: "Rivedrò Luigi dall’alto". Dando al figlio la benedizione da lui richiesta, gli disse: "Figlio, ringrazia il Signore che ti ha scelto per le missioni. Tu avrai il dono di una fortezza sovrumana". E lo baciò quasi con venerazione.
Da Napoli Luigi, insieme a Renato, navigò per Malta. Nell’isola si erano rifugiati numerosi gesuiti espulsi da Napoli e da altre città. Il P. Renato ne scelse otto. Alcuni già sacerdoti, altri studenti come Luigi. Al drappello si aggiunsero tre seminaristi cinesi che avevano studiato a Napoli.
Nel luglio 1848 il gruppo si imbarcò per Alessandria di Egitto. Così P. Renato scrosse alla madre, probabilmente prima di inoltrarsi nel canale di Suez: "Abbiamo cominciato presto a fare risparmi. Abbiamo navigato fino ad Alessandria in quarta classe, che vuol dire in pratica nella piazza scoverta del vapore… E’ vero, si è sofferto un poco, ma siamo ancora troppo lontani dalla maniera di viaggiare di S. Francesco Saverio."
P. Renato si prendeva cura di tutti, dimenticando se stesso. Nessuna preferenza per il fratello minore. Però restò ammirato del suo comportamento. Nella lettera alla madre ci sono pochi cenni, ma di grande elogio, del fratello: "Luigi – scriveva – si porta da gigante e mostra poco di sentire i disagi".
La baronessa e le due figlie – Teresa e Francesca – piansero di commossa gioia leggendo la lettera. Poi la baronessa si asciugò le lacrime, ed elevato lo sguardo al cielo affermò lentamente: "Sì! Luigi, il più piccolo, avrà una gloria superiore a tutti gli altri".
Al porto di Suez il drappello dei misionari si imbarcò in luglio su una nave inglese a vapore. Attraversato l’Oceano Indiano, senza alcuna grossa tempesta, si soffermarono qualche settimana a Hong Kong, allora ben diversa da quella che è oggi. Ripresa la via del mare, la nave gettò l’ancora a Shanghai il 27 settembre 1848. Luigi iniziava una vita nuova, "vita alla cinese"!
Arrivo in Cina e studi specifici
Appena sbarcato, Luigi abbracciò i fratelli Agostino, Nicola e Gaetano, arrivati in Cina due anni prima. Con le sue prime parole comunicò le "affettuosissime benedizioni " della madre, che li commossero. E con gioia i fratelli appresero la vocazione delle due sorelle Teresa e Francesca, entrate in clausura nella Congregazione della Visitazione.
Durante il viaggio, nei colloqui con il fratello Renato, Luigi comprese come la missione in Cina richiedeva una vera trasformazione di mentalità e modo di vivere. Ebbe subito modo di costatarlo: lingua, convenienze sociali, cibi, vestiti, usanze di vita, tutto era differente dalla vita in occidente. Luigi disse a se stesso: "Ora debbo divenire cinese fra cinesi".
Il primo passo della nuova vita era lo studio della lingua cinese. Subito iniziò un intenso lavoro per impadronirsi della nuova lingua. Nei primi giorni di studio ebbe la sorpresa di scoprire che, a differenza delle altre lingue, non c’era un "alfabeto cinese"! Un confratello gli spiegò: "La lingua cinese è vastissima. Però non ha alfabeto." Possedendo una eccellente memorial in poche settimane memorizzò molte parole cinesi. Con il suo senso estetico apprese a designare "pittogrammi, ideogrammi semplici e composti" ed altri carattteri della lingua dei mandarini. E dopo quattro mesi di studio riuscì ad esprimere in cinese brevi concetti. Un mattino sorridendo disse: "Stanotte ho sognato in… cinese!"
Sul principio del 1849, il Superiore della missione gli comunicò che doveva iniziare i corsi di teologia, che si tenevano in una grande casa vicino Shanghai. Fino a un 70 anni addietro nelle scuole teologiche cattoliche l’insegnamento era tutto in latino. Luigi possedeva la lingua e cultura latina in modo eccellente. Comprendeva l’importanza e la necessità della teologia, e si diede ad uno studio intenso e proficuo.
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Ma avvertiva spesso il ricordo della madre. Desiderava sue notizie, ma era impossibile. In effetti in quel periodo la salute della baronessa declinarono rapidamente. Luigi sentiva che il pensiero della mamma gli infondeva coraggio, e capì che qualcosa di importante era avvenuto. Poi, in aprile, Luigi ricevette dalle sorelle la notizia che mamma, verso la fine di gennaio, aveva avuto un forte collasso, e che all’inizio di febbraio, in serenità e pace, aveva terminato il suo pellegrinaggio terreno.
Pianse, comprendendo i presentimenti avuti in gennaio e febbraio. Ma d’improvviso gli tornarono in mente queste parole della madre: "Dal cielo ti aiuterò di più". Era un pensiero soave e di pace che non aveva ricercato. Luigi si sentì rinfrancato e riprese lo studio con più vigore. Nella preghiera chiedeva alla Madre di Dio, venerata come "Madre Ausiliatrice", una profonda conoscenza del dogma cattolico e della lingua cinese, per annunziare la fede cristiana. E ottenne quanto desiderava. Con l’aiuto dei professori e di altri esperti, apprese la terminologia cinese corrispondente ai concetti della dottrina teologica, anche se non fu un lavoro semplice! Ogni giorno trovava ritagli di tempo per apprendere di più la nuova lingua.
Ne scoprì la bellezza e l’espressività. Cominciò pure a conoscere le opere etiche, letterarie e storiche di autori cinesi. Un campo vastissimo! Disse un giorno ad un altro studente: "A Napoli mai balbettai; ora continuamente balbetto in cinese!" Trascorsero così due anni di studi sereni benché impegnativi.
Il rettore del seminario dei giovani cinesi richiedeva un esperto maestro di latino. Scelse Luigi. Dovette così interrompere gli studi teologici. Esperto nell’insegnamento, dal carattere affettuoso e franco, Luigi guadagnò presto la stima e il cuore degli studenti cinesi.
A volte soleva dire: "Ora ho più di una trentina di maestri in cinese, mentre essi ne hanno uno solo per il latino..."
Gli fu affidato anche l’incarico di economo di casa. Doveva provvedere al vitto e ad altre necessità della numerosa comunità. La sua provvidente abilità sorprese tutti. Anche lui si meravigliò di riuscire bene in questo compito, in tempi poco favorevoli alle missioni. A chi si congratulava con lui, rispondeva: "Tutto ho appreso dalla mia santa mamma."
L’insegnamento, le faccende di casa, non lo distolsero dal continuare gli studi teologici in privato. Soprattutto si impegnò nello studio della Morale. Era consapevole dell’ importanza di questa scienza, negli aspetti positivi che avvicinano a Dio e nelle deviazioni che deturpano l’uomo e la società. Per conoscere la condizione dei cattolici nelle villaggi vicini, visitò le piccole comunità dei credenti della zona.
Incontrò molti ragazzi e ragazze un po’ abbandonati. Al vederli si commosse. Poi nella preghiera alla Madre di Gesù chiese luce per rispondere ad una insistente domanda che scuoteva la sua mente: "Che fai per questi abbandonati?" Riflettendo e pregando decise: "Compirò con esattezza i compiti affidatimi dai superiori. Mi impegneròpure nell’istruire i fanciulli nella fede."
Dopo questa risoluzione sentì serenità nel cuore. Immediatamente iniziò a visitare ogni settimana l’una o l’altra comunità cattolica della zona. Riuniva i ragazzi e li istruiva nella fede. Cercò di capire la loro psicologia. Si accorse che non differiva poi molto da quella dei ragazzi di Napoli. La sua giovialità affettuosa, piccoli regali, suscitarono un sorprendente affetto e stima in quei ragazzi cinesi. Lo aspettavano con impaziente desiderio. Al suo arrivo gli correvano incontro per abbbracciarlo. Quando ripartiva, gli era difficile separarsi da loro.
Trascorsi quasi tre anni, gli venne comunicato che prima della fine dell’anno sarebbe stato ordinato sacerdote. Ne ebbe una gioia indicibile. Andò in chiesa e lì rimase a lungo adorando, ringraziando Gesù, sommo sacerdote. E da allora intensificò la preghiera e lo studio teologico.
Mons. Maresca – di Napoli come Luigi – Amministratore Apostolico della Diocesi di Nanchino - lo ordinò sacerdote verso la fine del 1853. Çe sorelle in Italia – Elena, Teresa e Francecsa – ne gioirono immensamente. Con i gruppi di preghiera che dirigevano, si sentivano ispirate a chiedere per il fratello di essere nelle missioni testimone del Cristo fino in fondo (dopo il martirio di Luigi capirono il vero significato della loro preghiera).
Prima e dopo l’ordinazione sacerdotale, Luigi chiese al Sacro Cuore di corrispondere pienamente al dono del sacerdozio in terra di missione. Avvertì nell’intimo, più volte, questa voce misteriosa: "Io ho dato la mia vita per te, e tu la darai per me?" La risposta di Luigi fu pronta e generosa: "O Gesù, la mia vita è Tua. Disponi di me come Tu vuoi."
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