P. Luigi Massa s.j.
martire in Cina (1827-1860) - I -

Amedeo Paolino s.j.

Un ragazzo coraggioso

In casa dei baroni Massa, a Napoli, spesso nel pomeriggio si sentivano grida di vivace allegria. Erano i figli del barone Antonio Massa e della gentildonna Maria Giuseppina. Il più intraprendente nei divertimenti e nei giochi era Luigi, poco più che decenne, ottavo tra i nove figli. Lui e le due sorelline – Teresa, dodicenne, e Francesca, la più piccola - traboccavano di gioiosa allegria.

Più calmo il fratello Gaetano, più grande di età. Tra loro regnava un grande affetto, e tutti avevano illimitata fiducia nei genitori. A tavola spesso si parlava dei tre fratelli maggiori - Agostino, Nicola e Renato – entrati nella Compagnia di Gesù, e delle due sorelle più grandi - Elena e Marianna – che studiavano in un collegio di suore.

Un giorno Luigi e Teresa escono di casa, contentissimi di accompagnare la mamma. Durante il cammino un cane randagio si avventò contro il piccolo gruppo. Luigi con coraggio lo affrontò. Il cane lo morse ad una gamba e fuggì. Il ragazzo non diede segni di dolore, ma la mamma si accorse subito che Luigi zoppicava, e vide i calzoncini rossi di sangue. Capì immediatamente.

Vicinissimo si trovava il palazzo della sorella e lì entrò in fretta. La ferita alla gamba era profonda. Si chiamò di urgenza un chirurgo. Questi, osservata la ferita e temendo infezioni, ricorse ad un energico rimedio. Fece allontanare la baronessa e la sorellina . Arroventati poi i ferri chirurgici, pulì la ferita (due secoli fa la chirurgia non era tanto progredita!) Un’operazione dolorosissima… Il fetore delle carni bruciate si sparse per tutta la casa.

Gli astanti piangevano. Luigi, intrepido, incredibilmente non diede alcun lamento! E restarono sconvolti alle sue parole: "Quest’ operazione è poca cosa; mi addestro alle missioni straniere... Forse è un preludio al martirio..!".

Ad operazione terminata Luigi era esausto. Ogni giorno peggiorava, pallido nel volto. Non parlava più. I genitori, le sorelle, il fratello, addoloratissimi ricorsero alla preghiera del Rosario, chiedendo la guarigione di Luigi. La mamma vegliava continuamente al letto del figlio. Dopo una notte che sembrava l’ultima, Luigi nella tarda mattinata aprì gli occhi e disse alla mamma: "Ho sete." E bevve alcuni sorsi. Poi la mamma con un fil di voce affettuosa chiese:

"Figlio,vuoi mangiare qualcosa?" - "Sì", rispose. La baronessa in pochi istanti preparò una delle pietanze che Luigi preferiva. Questi, presi alcuni bocconi, si addormentò. Quando si svegliò, parve avere più energia. Tutti compresero: la Madonna del Rosario ha ascoltato la nostra preghiera.

Un'immagine del P. Luigi Massa s.j.
(3 Marzo 1827 - 17 Agosto 1860)

La convalescenza durò varie settimane. Poi Luigi riprese la consueta gioiosa intraprendenza, e riprese la frequenza nel collegio dei gesuiti. Otteneva negli studi magnifici risultati. Verso i tredici anni Luigi provò dispiacere quando la sorella Marianna, novizia dell’Istituto dei Sacri Cuori, ritornò in famiglia perché era fortemente inferma. I medici non riuscirono a diagnosticare il male. Morì poco dopo, appena diciottenne. Fu la prima a lasciare la famiglia terrena, ed aprì la porta del cielo agli altri familiari. Il primo che accolse fu il suo papà.

Infatti il barone Massa nell’aprile del 1841 si ammalò. In pochissimi giorni la sua infermità, di cui si sconosceva la natura, divenne incurabile. La sua vita era stata uno specchio di fede pienamente vissuta. Egli aveva dato con gioia il consenso a tre figli maggiori per entrare nella Compagnia di Gesù.

Agostino ora era già sacerdote. Celebrava la S. Messa nella cappella di famiglia, quasi attigua alla stanza del padre moribondo. Nella dolorosa malattia il barone Massa non si lamentava mai: parlava del cielo che lo attendeva. Diede ordine che funerale e sepoltura fossero come quelli dei più poveri, escludendo qualsiasi esterna onorificenza. Al Padre Superiore dei gesuiti, accorso a visitarlo, chiese umilmente di morire rivestito della veste dei gesuiti. Così nella bara il cadavere fu composto con la veste nera che indossava suo figlio Nicola.

Luigi pianse amaramente. Non dimenticò gli esempi di ferma fede del padre. Ricorderà sempre le esortazioni che suo papà dava a tutti i figli la domenica, spiegando il Vangelo. Ora Luigi si trovava in casa con la piissima madre, il fratello Gaetano e due sorelle: Teresa e Francesca. Si dimostrava ottimista. Mai proferiva parole fastidiose. Tutti notarono che Luigi seguiva pensieri e giudizi diversi da suoi coetani. In famiglia e altrove era pronto a servire. Sembrava indovinare i desideri degli altri, sopratutto della mamma.

La baronessa pregava intensamente per i tre figli gesuiti e per la figlia Elena, religiosa nell’Istituto dei Sacri Cuori. Con non minore intensità pregava per quelli che stavano in casa con lei: Gaetano, Teresa, Francesca, e il nostro Luigi. In famiglia si viveva in gioiosa armonia. Tutti lavoravano e studiavano. La domenica il gruppetto dei Massa era il primo ad arrivare in chiesa. La pia baronessa anche nei giorni feriali partecipava al sacrificio eucaristico. La sera sempre si recitava il Rosario.

Antica foto della Cattedrale di
Cianciaciuan, in Cina.

Nelle passeggiate in campagna, coperta di fiori e frutta, Luigi inventava insospettate occasioni per tenere allegri gli altri. Sembrava che possedesse l’industria della gioia. La mattina si alzava presto. A volte saliva sulla terrazza allo spuntare del sole e pregava rivolto verso l’ Oriente. La madre, vedendolo assorto nella preghiera, ebbe un presagio: "Il mio Luigi sarà missionario in Oriente". E ne gioì.

Così passarono quasi due anni. Verso la fine di dicembre del 1842 Gaetano, durante il pranzo di famiglia, disse ai familiari: "Vi debbo dare una notizia, che mamma già conosce. Nel prossimo gennaio entrerò nel noviziato della Compagnia di Gesù;".

Le sorelle avevano notato da tempo che Gaetano pregava di più. Commosse lo abbracciarono. Luigi, che gli stava di fronte, aggiunse: "Tu apri la porta ed entra. Io ti seguirò". Le sorelle restarono smarrite! La baronessa no.

Gaetano superava i coetani negli studi. Aveva 21 anni. Luigi ne aveva 16, e terminava con lode i primi corsi letterari. La parola rivolta a Gaetano non era un’improvvisazione. Da tempo aveva deciso in cuor suo, con il consiglio del confessore, di entrare presto nella Compagnia di Gesù. Si rendeva conto delle difficoltà che sarebbero sorte alla richiesta di entrare nel noviziato. Durante le feste natalizie rifletteva e pregava. A metà di gennaio del nuovo anno 1843 Gaetano, dopo la benedizione della mamma, entrò nel noviziato (che all’epoca era sito nella penisola sorrentina).

Luigi, dopo l’ammissione del fratello, si presentò un mattino al Provinciale dei gesuiti. Con voce decisa e umile manifestò il desiderio di essere anche lui accettato nel noviziato. Il Provinciale, dopo alcuni istanti di silenzio, fissando gli occhi su Luigi disse: "Ammiro la tua generosità. Non posso però accontentarti senza il consenso della baronessa tua madre." Quì tacque. Dopo riprese: "Io non chiederò alla baronessaanche se piissima – di accogliere te, unico erede, nel noviziato". Luigi comprese che era inutile insistere. Si ritirò, salutando con rispetto il Provinciale.

In fretta corse a casa e disse alla mamma: "Il Provinciale chiede di voi per communicarvi una importante notizia. Io vi accompagnerò alla sacrestia del Gesù Nuovo." Ma arrivati in sacrestia, non c’era alcuno. Allora Luigi, con confidente coraggio, disse alla madre: "Mamma, voi conoscete le mie intenzioni e quanto affetto ho per voi! Tutti i fratelli sono gesuiti. Io desidero seguirli. Ma il P. Provinciale rifiuta di accettarmi per non recarvi dispiacere". Dopo un istante con voce affettuosa proseguì: "Mamma, voi siete stata generosa con gli altri fratelli, siate generosa pure con me".

Il Provinciale, avvertito della presenza della baronessa, scese in sacrestia. La trovò che si asciugava le lagrime. Si rese conto dello stratagemma di Luigi, poi disse: "Non temete,baronessa! Io mai permetterò che vostro figlio vi lasci, entrando nel noviziato".

L’eroica madre, singhiozzando, lentamente ma decisamente, rispose: "Scusate, Padre, voi non conoscete bene i miei sentimenti. Piango, è vero. E’ l’affetto di madre. Luigi, ne sono certa, è chiamato alla Compagnia di Gesù. Dio lo vuole. Egli sarà vostro. Stasera io stessa lo accompagnerò al noviziato" (Parole autentiche trasmesse da testimoni).

Ritornati a casa, Luigi raccontò tutto alle sorelle. Queste sentirono intensamente il distacco da Luigi. Nel pomeriggio la baronessa, con le due figlie, accompagnò Luigi al noviziato di Sorrento. Era il 23 gennaio 1843. Rividero Gaetano. La mamma e le sorelle si sentirono come investite dalla gioia che emanava dal volto di Gaetano. Luigi chiese la benedizione alla mamma, che lo baciò e gli disse: "Figlio mio, cammina per la strada della santità ed avrai una immensa gloria".

Noviziato

La baronessa la sera del 23 gennaio tornò a casa con intima gioia. Era cosciente che, donando Luigi, aveva donato più che se stessa. Luigi il giorno dopo - 24 gennaio 1843 - iniziava il noviziato. Era felice con il fratello Gaetano e gli altri giovani novizi. Nella Compagnia di Gesù il noviziato dura due anni. Ogni giorno un’ora o poco più è dedicata allo studio letterario. Le altre ore sono un intreccio di istruzioni del maestro dei novizi e di letture che rendono più chiara la dedizione a Dio, alla Chiesa e al servizio degli altri. Sopratutto si dà spazio alla preghiera. Lavoro e riposo, silenzio e ricreazione si alternano. Le colline, i monti dietro Sorrento si prestavano a spienserate gite.

Durante il noviziato si praticano esercitazioni che aiutano ad acquistare una mentalità conforme all’Istituto, fondato da S. Ignazio di Loyola. Un mese intero dedicato ad "esercizi spirituali", da mattina a sera. Chi non si è esercitato in tale lavorio dello spirito non riesce facilmente a capirli. Si sconfigge (almeno in parte ) l’egoismo. Gesù Salvatore diviene il termine di ogni attività.

Durante un altro mese si va pellegrinando e si vive di elemosine. E’ una via efficace per simpatizzare con i poveri. Attraverso queste esercitazioni Luigi dimenticò l’agiatezza familiare. Comprese che l’autentica gloria non è quella che vige tra gli uomini. Ve ne è un’altra ben diversa: servire Dio, vivere da poveri e servire gli altri. Una gloria che richiede sacrificio, ardua a raggiungere.

Parte seconda

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