Quelle 10 fiammelle sui gradini del Gesù…
Risonanze dopo la "tre-sere" al Gesù Nuovo (22-24 ottobre 2008)

Pasquale Salvio

Invito alla ricerca di senso esistenziale

Fabrizio, Carmine, Salvatore, Fabio… sono alcuni dei giovanissimi della Cvx che si danno da fare all’ingresso del Gesù Nuovo per organizzare l’accoglienza della tre-sere di spiritualità proposta dalla Parrocchia, dalla stessa Cvx e dall’Associazione "Murolo". Insieme.

I colori del crepuscolo disegnano inattesi arabeschi nel cielo di Piazza del Gesù e fanno da sfondo alla statua dell’Immacolata con delicate sequenze, accarezzate da un tepore fuori stagione. È una bella serata; di quelle che riconsegnano Napoli ai colori e ai profumi che l’hanno narrata e cantata, con i suoi valori e la sua Storia di sensibilità, intelligenza, creatività, e anche testimonianza di Fede, di Vita, di Amore. Nonostante…

Nonostante le ferite di questi ultimi decenni, eredi di un periodo – ormai storicamente troppo lungo – di assenza di un protagonismo culturale proprio, capitalizzato nella costruzione di una comunità capace di darsi e dare volto sociale, sviluppo, vivibilità, (cfr. Chiesa Italiana e Mezzogiorno).

Ferite lievi o profonde. Ferite evidenti, come lo scempio urbanistico, gli abbrutimenti economico-sociali di un sistema senz’anima, sciatto, arrogante, violento, che toglie a troppi il sorriso e produce falsi bisogni, nuova aggressività, nuove paure e povertà, violenze.

Ferite invisibili, ma più pervasive e devastanti, come quelle inferte alla cultura, lacerata e dispersa in questo tempo "globale" che mette insieme questa splendida Piazza con quelle di Parigi, di New York, di Lima, di Sidney, di Pechino, o di un villaggio sperduto dell’Africa, o di Gerusalemme, e le accomuna sempre più nei complessi processi di mondializzazione. Da studiare, capire, governare, illuminati dalla Verità.

È un Popolo che cammina per le sue strade, nei suoi vicoli, nel ventre nascosto del suo quotidiano. Lì gioia e dolore, giustizia e ingiustizia, bene e male si intrecciano e si confondono, disegnando chiaroscuri e sequenze di vita o di sopravvivenza, di speranza o di avvilimento, di amore o di odio, di solidarietà o di chiusura, anche allo straniero.

È lo stesso Popolo che "sente" la sua Tradizione, pur concedendosi ai riti delle nuove cattedrali, i centri commerciali, affogando nel simbolico inebriante del loro scintillio artificioso, ulteriore offesa alle povertà e alla difesa dei più deboli, anche nel sistema di mercato. Oppure che si abbandona al ritrovato "orgoglio" narcotizzante di uno stadio di nuovo pieno, pronto a dimenticare i problemi del lavoro, della salute, della vivibilità, della giustizia sociale, della convivenza civile, del sistema camorristico.

È un Popolo in ricerca di senso esistenziale e di nuove coordinate di Pensiero e di impegno, in cui elaborare riposte possibili alle istanze profonde e nascoste che questo tempo genera e sembra ignorare, coprendole col chiasso, col volto anonimo dei riti del branco, con lo stordire di una comunicazione spesso vuota, onnipresente, asservita al dio denaro o al potere e ai mercanti di turno, condizionata e condizionante.

Ed è un Popolo che ha incontrato, in modo multiforme, il Dio di Gesù Cristo, che ha donato al mondo donne e uomini - sacerdoti, religiosi e laici - che hanno testimoniato la loro Fede e il Vangelo della Carità con la santità di vita, dall’altare silenzioso e fattivo dell’impegno di servizio apostolico quotidiano, missionario, che sa farsi annuncio coerente e credibile della Parola, dalle piccole e grandi frontiere del servizio apostolico fino al chiuso della clausura. Donne e uomini illuminati dalla luce della preghiera, sostenuti dall’incontro intimo con Lui…

Chiesa del Gesù Nuovo - Napoli

Proprio lì, oltre quelle fiammelle, nel Gesù Nuovo, riposa il corpo di San Giuseppe Moscati, in attesa della Resurrezione e di quel Regno di Pace, Giustizia e Amore che ha edificato, pietra su pietra, già nella sua vita di laico e di studioso e medico insigne, in grado di guarire non solo le malattie, ma soprattutto la "persona", anche nei suoi bisogni materiali.

A questo Popolo, a questa Comunità ecclesiale, a questa Città abbiamo pensato di rivolgere l’invito a camminare, insieme, sulle strade dell’Uomo…

Parrocchia del Gesù Nuovo, Cvx e Associazione "Murolo", insieme.

I ragazzi mettono sui gradini della Chiesa le dieci piccole fiammelle accese… Si vedono meglio, ora che è buio, illuminano i volti e danno colore e calore a quell’angolo di questa Piazza, vero baricentro della Napoli antica, tra scuole, università, chiese, istituzioni, abitazioni. Di gente comune. Di donne e uomini, giovani e adulti che, a decine di migliaia, passano ogni giorno davanti "‘a Chiesa do’ Gesù", la cui comunità parrocchiale è affidata alla cura pastorale del P. Enzo Tritto. Passano di qui col carico dei loro sogni, dei loro desideri e con la ricchezza dei propri valori; ma anche col peso della loro ricerca, della loro sofferenza, della loro fragilità.

Solo qualche minuto, e molti si affollano intorno a quelle fiammelle, chiedono, si incuriosiscono. Basta un po’ di "luce" per attrarre, nel buio, verso la Luce…

Si, dicevo, a queste persone avevamo pensato quando ci dicemmo di offrire uno spazio e un tempo di spiritualità e di riflessione. Non solo ai "vicini", a quanti già vivono un cammino di Fede. Ma a anche, forse soprattutto, a coloro che sono nel dubbio, in ricerca, e, se invitati e accompagnati, possono cominciare un "cammino" spirituale, o ricominciarlo. In una luce nuova, con fiducia, accolti…

"Cosa cercate?", "Chi cercate?", "Dove cercate?": interrogativi oggi oscurati dal chiasso delle Tv e delle discoteche, o dal chiacchiericcio spesso morboso dei talkshow. Interrogativi che il carissimo P. Rolando Palazzeschi ha rilanciato nelle sue tre meditazioni in un itinerario che aveva come orizzonte la domanda di Gesù "e voi, invece, chi dite che Io sia?".

Domande che hanno ritmato il respiro della Storia dell’Umanità nelle grandi riflessioni filosofiche e teologiche e che sembrano essere assenti in questo tempo, abbandonato all’edonismo e al materialismo pratico, dove la caduta delle ideologie, e il prevalere dell’egoismo economico-sociale, richiedono ancor più una responsabilità etica in senso alto, di fronte alla relazione dell’uomo con sé stesso, con Dio, con gli altri uomini, con il Creato. Ma è anche un tempo dove emergono segnali di nuovi atteggiamenti nel voler ricercare il volto di Dio, oltre quelli che sembrano i Suoi silenzi, il Suo aspettare, il Suo aspettarci, il Suo misterioso venirci incontro…

Queste domande ci mettevano insieme: Opere diverse che gravitano intorno al Gesù Nuovo (Parrocchia, Cvx, Associazione Murolo), riconoscendoci nella stessa spiritualità ignaziana, che, col "magis" (maggior dono di sé in ciò che è più urgente e universale), non può che essere apostolica.

Ero con Gabriella, mia moglie, quest’estate, nella Terra del Santo, per un corso di Esercizi Spirituali nei luoghi biblici della Storia della Salvezza; e nei luoghi di Gesù, in particolare. Porto ancora nel cuore e nella mente l’immagine del Monte delle Beatitudini, dolce declivio verso le rive del Lago di Galilea, fino a Tabgha. Lì Pietro, Giovanni e i dodici ascoltarono, con le migliaia di persone che accorrevano da Gesù, la voce del nostro dolce Maestro che "…si commosse per loro, perché erano pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro a lungo" (Mc 6, 34).

Lì Gesù li invitava, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, a prendere la loro barca per andare "all’altra riva", nel territorio della Decapoli greca, terra dei pagani, dove Gesù liberò l’ossesso dai demoni e moltiplicò di nuovo i pani.

Per i suoi apostoli, che non capivano questa apertura "universale", la risposta fu chiara: la mia incarnazione, la mia missione è aprire la Storia della Salvezza a tutti i Popoli, senza differenze…

L’andare verso, lo spiegare le vele abbandonando il proprio porto, il camminare "a due a due" o insieme: sono stati non solo atti esteriori o strumenti "per", ma anche una sorta di "categorie" pedagogiche e pastorali, indicazioni di un atteggiamento del proprio essere, persona e comunità, annunciatori della Buona Notizia.

La Chiesa o è apostolica o non è, ci ammoniva uno dei tanti gesuiti santi che hanno accompagnato la nostra formazione. E credo che quanto il Concilio Ecumenico Vaticano II ha sottolineato nelle costituzioni apostoliche Lumen Gentium e Gaudium et Spes sia ancora una volta, con altre sollecitazioni delle stesso Concilio e del Magistero, un invito a ritornare al carisma originario a cui tutti siamo chiamati: la missione.

Questo mese di ottobre, mese missionario, ha accolto nel suo cuore quest’iniziativa e sembra far riverberare, nel dialogo della preghiera, i toni dell’incontro della Creatura col suo Creatore e le ultime parole del Maestro Gesù: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura…" (Mc 16, 15). Anche la Compagnia di Gesù, nella 34a Congregazione Generale, e confermandola nella 35a celebratasi quest’anno, ha sottolineato con forza questo aspetto, che interroga profondamente gesuiti e laici nella Famiglia Ignaziana.

Una rinnovata cooperazione tra gesuiti e laici

Segni di speranza in tal senso già si vedono, anche nella direzione di una maggiore e più profonda collaborazione nella cooperazione tra gesuiti e laici, e con "altri", come sottolinea ed incoraggia il decreto 6 dell’ultima Congregazione Generale 35a, in un percorso di discernimento e di consapevolezza post-conciliare che parte dall 32a CG: "…Vivere la missione insieme ad altri collaboratori apostolici ci incoraggia a vivere la nostra stessa vocazione religiosa di gesuiti in modo più pieno e autentico.

In definitiva, noi portiamo all’interno di tali relazioni la nostra identità di uomini legati ai voti religiosi e alle Costituzioni, uomini uniti dall’esperienza degli Esercizi Spirituali in una "certa via verso Dio". In collaborazione con altri, attraverso un dialogo rispettoso e una riflessione condivisa, nella fatica fatta insieme a coloro che portano avanti un impegno simile al nostro camminando per strade differenti, noi arriviamo a conoscere meglio il nostro proprio cammino." (N. 15").

Uno dei gruppi al momento della "condivisione" previsto dopo la preghiera.

In questo quadro si può ritenere significativo anche questo primo passo di messa "in rete" di alcune realtà ignaziane che coabitano al Gesù Nuovo. È un segno per tutta la Famiglia Ignaziana napoletana e campana che – credo – può e deve traguardare a una maggiore cooperazione apostolica tra le diverse realtà presenti sul territorio, nel rispetto delle singole storie. Il rischio è, altrimenti, una deriva individualistica che, oltre a non essere una risposta ai segni dei tempi, non metterebbe al servizio della Chiesa e del Mondo la variegata e ricca presenza di Preghiera, di Pensiero e di "formAzione" nella missione e nel servizio, in particolare ai poveri e agli esclusi.

Una delle indicazioni forti del Concilio - da cui nacque anche la nuova realtà della Comunità di Vita Cristiana - CVX , sulla scia della Congregazione Mariana - è la perseveranza nella costruzione di Comunità aperte, accoglienti, profetiche, apostoliche, povere con Cristo povero e umile. Credo che sia un’indicazione da consolidare, soprattutto in questo tempo di profondi, complessi e rapidi cambiamenti, dove, più che la centralità della persona umana, sembra rafforzarsi l’individualismo egoista, l’ "io" al posto di "Dio".

Possono essere, le comunità, il luogo del discernimento e della revisione di vita per essere sempre più "Ecclesìa", cristiana e universale, "adunanza" di Popolo di Dio chiamata a lavorare al servizio di Dio Amore e dei suoi Volti, con l’atteggiamento umile del "Sì" di Maria. E a farlo come corpo apostolico, sostenuti dallo Spirito Santo.

Un segno di speranza, che rilancia alcune domande.

La tre-sere è stata tempo di meditazione, di preghiera personale e di confronto. È stata un segno di speranza. Dopo l’approfondimento proposto da P. Rolando, la riflessione-preghiera personale ha consentito di portarsi nei sei gruppi di approfondimento e di scambio, che hanno mantenuto una significativa fedeltà di presenza e di "clima" spirituale nei tre appuntamenti.

L’esperienza è stata una conferma sulla necessità di offrire, oggi, "qui ed ora", tempi e spazi idonei di riflessione e condivisione, accompagnamento nella ricerca, in particolare dei "lontani", tempi forti di preghiera, comunità accoglienti e non integriste. Ciò aprendosi alle Diocesi e al Territorio, da amare e servire.

Ha rilanciato questioni pastorali, che possono (e – credo – debbano) essere valutate da chi l’ha proposta, per dare risposte alle istanze, anche profonde, emerse. Queste possono incrociare anche quanto indicato dal Piano Pastorale dell’ Arcidiocesi di Napoli, recentemente diffuso. Del resto, il nostro arcivescovo Crescenzio Sepe, già nella sua prima lettera alla Diocesi in occasione della festività del Santo Patrono Gennaro (Il Sangue e la Speranza, 2006) e ricollegandosi a quanto la Chiesa di Napoli guidata dall’amato card. Corrado Ursi aveva già focalizzato nel XXX Sinodo Diocesano, ha sottolineato, approfondendo la riflessione sui luoghi della speranza, che "se al tempo della Chiesa non si affiancasse il tempo della strada, il messaggio cristiano rimarrebbe lontano dal cuore di un popolo" (pag. 19).

L’esperienza dell’apertura della chiesa nelle ore serali sembra un’indicazione - attuata in altre diocesi, soprattutto d’estate - di aprire i luoghi pubblici di preghiera-riflessione-incontro alla gente, almeno, uno per quartiere, magari turnando e con l’attiva partecipazione delle comunità parrocchiali e delle aggregazioni laicali. Potrebbe essere anche una risposta della comunità ecclesiale a un territorio spesso deprivato sotto il profilo comunitario, abbandonato al dominio dell’insicurezza e della violenza. Sicuramente potrebbe rappresentare un catalizzatore di processi di aggregazione ecclesiale e civile.

In questo senso, è utile anche una riflessione sullo stile della proposta: la semplicità e la sobrietà, che favoriscano la preghiera e la riflessione personale e che promuovano anche relazioni e incontri proficui tra le persone. Come ha detto una giovane insegnante (Teresa) che ha partecipato alla tre-sere, insieme si ha la possibilità "di crescere". E, ispirati da Maria, partire con gesti "piccoli" e "umili".


NOTA: Sul ruolo promotore dell'Associazione Murolo nella "Tregiorni" al Gesù Nuovo, vedi anche la pagina: L'Associazione Murolo, dello stesso autore, con l'intervista a Gabriella Butera, presidente dell'Associazione.


Home Page

moscati@gesuiti.it